Belgio. Il paese che non sa più darsi una ragione per esistere

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Dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre, lāorientalista Gilles Kepel scrisse che lāIsis voleva scatenare una guerra civile di religione di bassa intensitĆ sul suolo francese. Sperava di provocare una reazione xenofoba e imperialista, fatta di retate indiscriminate nei quartieri a maggioranza araba e di bombardamenti alla cieca in Medio Oriente con lāinevitabile strascico di vittime civili, e rappresaglie popolari islamofobe che sfociassero nellāincendio di moschee e madrasse. Queste ingiustizie avrebbero causato lāadesione di un numero crescente di immigrati e figli di immigrati alla linea jihadista, e la guerra di religione sarebbe divampata, mandando in crisi lo Stato francese.
Niente di tutto questo ĆØ accaduto, i francesi hanno tenuto i nervi saldi. La Francia ĆØ sotto stress, ma ĆØ anche lāarchetipo dello Stato nazione moderno europeo: non ĆØ cosƬ facile mandarla in crisi, anche in epoca di societĆ liquida, multiculturalismo e relativismo etico. Se i jihadisti vogliono far cappottare uno stato europeo, il loro bersaglio ideale non ĆØ la Francia: ĆØ il Belgio.
Nel paese di Simenon e di Eddy Merckx sono riunite tutte le condizioni per il successo della loro operazione eversiva. CāĆØ una minoranza musulmana (prevalentemente marocchina e turca) di recente immigrazione ormai prossima al 10 per cento del totale della popolazione, con unāetĆ media decisamente bassa e una fascia giovanile penetrata dalla predicazione wahabita e afflitta dal disagio esistenziale che caratterizza la maggior parte delle seconde generazioni di immigrati in Europa. Ci sono istituzioni politiche assolutamente disfunzionali, escogitate per tenere insieme comunitĆ linguistiche (francofoni e fiamminghi) che non si amano più e che preferirebbero separarsi: il Belgio detiene il record mondiale di assenza di governo eletto fra le democrazie di stampo occidentale, a cavallo fra il 2010 e il 2011 rimase 589 giorni senza esecutivo dopo le elezioni; lāorganizzazione delle forze di polizia ĆØ talmente alambiccata che per funzionare anche a livello di un modesto municipio ha bisogno di una āconcertazione pentagonaleā fra il procuratore del re, il sindaco e i responsabili della polizia comunale, della gendarmeria e della polizia giudiziaria. A Bruxelles siedono quattro governi (il governo federale, quello della Regione Bruxelles Capitale, quello della ComunitĆ francofona e quello della ComunitĆ fiamminga) e diciannove consigli comunali con 19 sindaci.
Soprattutto il Belgio ĆØ un paese dove lāidentitĆ religiosa che era il collante della nazione ĆØ morta e niente ha preso il suo posto. Niente tranne la tecnocrazia e il vuoto esistenziale supportato da uno dei più generosi welfare dāEuropa. Bruxelles non crolla sotto il peso delle diseguaglianze sociali fra indigeni e immigrati, che esistono ma non sono cosƬ lancinanti. Bruxelles muore perchĆ©, come la Bologna del cardinal Biffi, ĆØ Ā«sazia e disperataĀ». Il suo cattolicesimo ĆØ defunto, anche se le sue istituzioni restano al loro posto, lāislam ha lanciato la sua Opa, ma per adesso si nota solo il disfacimento della civiltĆ precedente, e i jihadisti giustamente (nella loro logica) concentrano gli sforzi qui.
Il Belgio ĆØ nato nel 1830 come stato cattolico. Questa ĆØ stata lāidentitĆ culturale del paese fino a cinquantāanni fa. Oggi questo ĆØ talmente dimenticato che persino un intellettuale rinomato come Ian Buruma, sulle prestigiose pagine della New York Review of Books, monta un incredibile falso storico scrivendo che i francofoni e i fiamminghi che diedero vita al Belgio staccandolo dal regno dei Paesi Bassi Ā«avevano molto poco in comune, tranne lāodio per gli olandesiĀ». Certamente odiavano il loro sovrano Guglielmo I di Orange-Nassau, ma non perchĆ© era olandese: era un despota protestante che discriminava i cattolici. Il Belgio nacque cosƬ, da una ribellione cattolica binazionale contro un re protestante.
Lāascesa dellāislam
Il regno del Belgio garantƬ pieni diritti linguistici a tutti, finanziò a pieno regime lāistruzione e la sanitĆ cattoliche, donò alla Chiesa migliaia di missionari a cavallo fra il XIX e il XX secolo e le prestigiose universitĆ cattoliche di Lovanio e Malines. Poi negli anni Sessanta del secolo scorso le universitĆ cattoliche belghe, come quelle olandesi, divennero progressiste, il cardinale Suenens e il teologo domenicano Edward Schillebeeckx tradussero nella pratica pastorale e nellāinsegnamento accademico le posizioni ultraliberali che non avevano potuto imporre al Concilio Vaticano II, e cominciò il rapido declino del cattolicesimo belga. Oggi appena metĆ della popolazione si definisce cattolica: nel 1967 era più del 90 per cento.
Nel 2009, quando lo scandalo della pedofilia nella Chiesa era cominciato ma non era ancora esploso in pieno (sarebbe accaduto lāanno dopo), meno del 10 per cento dei battezzati frequentava la Messa domenicale, meno del 30 per cento dei matrimoni si celebrava in chiesa, solo il 54 per cento dei neonati veniva battezzato e solo il 58 per cento dei belgi aveva funerali religiosi. Nel 1967 i battesimi erano quasi il 95 per cento, i matrimoni in chiesa lā85 per cento, i funerali religiosi lā80 per cento e il precetto domenicale era assolto dal 35 per cento della popolazione. Nello stesso 2009 il 46 per cento dei bambini che hanno visto la luce sono nati fuori da un matrimonio, contro il 2,7 per cento del 1969.
Al tramonto del cattolicesimo corrisponde lāascesa dellāancora molto minoritario islam. La sua minoritĆ però ĆØ solo apparente, e non soltanto per motivi aneddotici come il fatto che Mohamed sarebbe il nome di persona più comune a Bruxelles. LāEconomist ha recentemente commentato uno studio sullāattitudine dei belgi francofoni nei confronti della religione condotto dallāOsservatorio europeo sulla religione e la laicitĆ . Da esso si desume che il 20 per cento dei franconi della Vallonia e della regione di Bruxelles si definiscono cattolici praticanti, il 43 per cento cattolici non praticanti, il 6 per cento musulmani praticanti e lā1 per cento musulmani non praticanti. Se però si prendono in considerazione i dati della sola regione di Bruxelles, le statistiche dicono che i cattolici praticanti sono il 12 per cento, i non praticanti il 28, i musulmani praticanti il 19 e quelli non praticanti il 4 per cento, mentre atei e agnostici ammontano al 30. Il sorpasso dei musulmani sui cattolici, per quanto riguarda i più religiosamente impegnati, ĆØ giĆ cosa fatta. Fra le generazioni più giovani la pratica religiosa ĆØ meno forte, ma anche lƬ i musulmani sopravanzano i cattolici: il 14 per cento dei belgi fra i 18 e i 34 anni ĆØ un musulmano impegnato, contro il 12 per cento soltanto che si dichiara cattolico impegnato. Molti ragazzi belgi frequentano scuole confessionali (cattoliche, islamiche, ebraiche) finanziate dallo Stato, ma anche nella scuola statale lāinsegnamento religioso ĆØ fornito su richiesta degli interessati. Ebbene, la metĆ degli iscritti alle statali richiede lāinsegnamento religioso islamico. Conclude lāEconomist: Ā«Se questo trend continua, i praticanti musulmani potranno presto superare quelli cattolici non solo nella cosmopolita Bruxelles, come accade giĆ ora, ma anche in tutta la metĆ meridionale del Belgio. Una cosa ĆØ certa: se qualcosa terrĆ insieme il Belgio in un terzo secolo di esistenza, quella cosa non sarĆ il cattolicesimoĀ».
LaicitĆ , eutanasia, astrazione
Sono senzāaltro dāaccordo col settimanale britannico i socialisti, che insieme a ecologisti e laici delle varie formazioni politiche stanno cercando di realizzare una maggioranza parlamentare alternativa (attualmente governa una coalizione di centrodestra) per introdurre nella costituzione belga il principio della laicitĆ . Sarebbe il primo passo per arrivare, col tempo, alla soppressione dei finanziamenti pubblici alle scuole e alle cliniche cattoliche e delle altre religioni organizzate. Ma prima di tutto bisogna emarginare lāinsana idea che il cristianesimo abbia qualcosa a che fare col Belgio di oggi. Ć del gennaio scorso un tweet di Rudi Vervoort, il socialista ministro-presidente della regione di Bruxelles Capitale: Ā«Sarkozy viene ad Anversa e fa riferimento alla nostra storia giudaico-cristiana, ĆØ una cosa scioccanteĀ».
Per i socialisti il collante del Belgio post-cristiano sembra essere āpiù morte per tuttiā: il paese ĆØ stato uno dei primi a legalizzare lāeutanasia su richiesta nel 2002, e il primo al mondo a estenderla ai minorenni senza limiti di etĆ nel 2014. Adesso si vorrebbe estenderla anche alle persone Ā«in stato di incoscienza progressivaĀ». Il senatore Philippe Mahoux auspica la sua estensione alle persone colpite da patologie cerebrali degenerative: Ā«Grazie alle scoperte della neuroscienza, potremo determinare dove si colloca la frontiera fra coscienza e incoscienzaĀ».
Insomma, il Belgio non sa più chi ĆØ, a parte essere il paese dove si trova la cittĆ dove sono insediate le istituzioni dellāUnione Europea. Le quali sembrano insediate lƬ proprio per dare una parvenza di identitĆ a un paese che non lāha più. Ma unāidentitĆ a sua volta vuota, puramente tecnocratica. Le sedi principali degli organismi europei, Ā«monumentali e astratteĀ», come sottolinea Ian Buruma nel suo articolo, sono orrori di architettura modernista senza forma: Ā«Il gigantesco Berlaymont, sede della Commissione, ĆØ grandioso ma privo di qualunque carattere, unāespressione di vetro e acciaio di grande potere, ma senza nessun fascino culturale, storico o estetico. Ancora più odioso ĆØ lāedificio Justus Lipsius: questo pezzo di brutalitĆ modernista ospita il Consiglio dellāUnione EuropeaĀ».
Verso un nuovo primato
La grandiositĆ architettonica vanesia ed esorbitante ĆØ stata il marchio di fabbrica di Bruxelles, cittĆ dove esteticamente si salvano solo la rinascimentale e barocca Grand Place e qualche esempio di art dĆ©co, ma dove fanno incresciosa mostra di sĆ© il palazzo di giustizia più grande dāEuropa (26 mila metri quadrati di superficie e uno stile più confuso che indefinibile), un Palais Royal neoclassico più grande di Buckingham Palace e un arco di trionfo al parco del Cinquantenario che fa il verso alla Porta di Brandeburgo. In passato il Belgio si dava un tono a suon di eccessi architettonici. Oggi che non sa più quale sia la sua identitĆ cerca la sua ragion dāessere in qualche record civile: ĆØ stato il primo paese a introdurre lāeutanasia sui bambini, magari sarĆ il primo a introdurla per i malati privi di coscienza.
Ma cāĆØ un altro record che permetterebbe al Belgio di vantare una eccezionalitĆ . Si parla tanto e male di Molenbeek e dei suoi abitanti e adesso pure di Schaerbeek. Ma a Molenbeek lāarea degradata non ĆØ superiore a un terzo di tutto il comune, e anche lƬ lāedilizia abitativa ĆØ migliore di quella dei quartieri popolari di Milano; Schaerbeek ĆØ un gioiello di art dĆ©co e di art nouveau e un mosaico di piccoli quartieri non solo arabi. Quattro anni fa, una coppia mista residente nel quartiere, lui belga e lei marocchina, fu aggredita e insultata da una gang di arabofoni fin dentro casa. Ma insomma, sono cose che succedono. Un altro primato belga ĆØ possibile: Bruxelles potrebbe diventare la prima capitale musulmana di un paese dellāEuropa occidentale.
Foto Ansa/Ap
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11 commenti
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Questi sono già dhimmi, dei sottomessi ai padroni islamici; io no. E non rinuncerò alla mia fede ed alla mia patria in silenzio.
Menelao, te la suoni e te la canti. Il tuo mondo perfetto ĆØ naturaliter votato alla autodistruzione e tu ne sei la fotografia perfetta.
Menelao meravigliao, non deve essere divertente frequentare i luoghi pubblici in Belgio.
E non si tratta di un incubo.
Le lobby più potenti a livello globale sono proprio laiciste. Chi se ne va da Italia sono frutto della guerra che quei poteri hanno sferrato alla nostra economia reale. Il Belgio è il tuo paradiso. Tienitelo. Ma piangerai quando ti imporranno la sharia.
Cosa credi, trollona, qui “Menelao “, che in Belgio potresti trollare con più soddisfazione ?
Forse, invece, ti avrebbero giĆ eliminato, forse non saresti neppure nata, con l’aria che tira lƬ.
Non avete ancora capito che le battute biecamente antisemite qui non fanno ridere nessuno?
Se la tua idea di civiltĆ ĆØ quella del Belgio, 10 milioni di volte meglio la “corrottissima” Italia.
Menela’, pare che ci sia un appartamentino in vendita a Molenbeek. DĆ nno anche la palandrana e il burqa gratis. Ottimo affare, incluso corso accelerato di arabo e corano.
Si può sapere che aspetti?
Ciao Menelao
Menelao era contento delle corna. Ci “viveva” benissimo tant’ĆØ che a guerra finita si riprese la consorte (versione Omero).
Capisco che ti sei scelto questo nick, non dai peso alle cose, agli eventi. Non ti accorgi di cosa ĆØ successo e di cosa probabilmente può ancora succedere. . In Belgio si “vive bene” … per Menelao … “ĆØ bene” … gran testa coronata. Hanno fatto una prevenzione al terrorismo che fanno sbellicare dalle risa pure la più dimenticata tribù sulla faccia della terra … ma per Menelao … che conta. Per Menelao … ci sono tante cose carine (aborto, eutanasia, i gaiosi sposati) e tutto va bene.
La domenica (come nella versione helveticus, paperotto ecc) ti scateni brutto animalaccio š .
Ciao Menelao salutami la consorte .
fa* sbellicare
PS: Ciao Menelao
Capisco perchƩ* ti sei scelto questo nick, non dai peso alle cose, agli eventi
A ri-ciao Menelao.