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Arrivano anche in Italia i 58 gender di Facebook. Ma il vero dramma è capire se uno è LGBT o LGBTTIQQ2SA

luglio 4, 2014 Redazione

Da oggi anche nei profili italiani del social network ci potrà definire il proprio sesso in tanti modi diversi. E intanto la comunità arcobaleno britannica non sa più se chiamarsi LGBT o essere più inclusiva ribattezzandosi per esempio LGBTQQIAP

facebook-gender-italia-repubblicaCon un paginone trionfale appositamente dedicato, Repubblica annuncia che da oggi, come è già avvenuto negli Stati Uniti (vedi qui), anche in Italia Facebook offre ai propri utenti la possibilità di «definire la propria identità di genere in ben 58 modi diversi». Tutti naturalmente selezionati «sotto la stretta supervisione dell’Arcigay».

FEMMINIELLO. «Più o meno dalla mezzanotte di oggi, infatti», informa Maria Novella De Luca, «nell’area in cui si indica il proprio sesso, e dove oggi campeggiano “maschio” o “femmina”, si aprirà anche la voce “personalizzata”. E lì ci si potrà riconoscere in ben 58 definizioni diverse, ed indicare anche se si vuole essere contattati con il pronome maschile o femminile». O anche “neutro” – aggiungiamo noi – qualunque cosa questo significhi. Per arricchire l’articolo con una nota di colore, poi, la giornalista di Repubblica si sofferma a disquisire sulla «scelta che spiazza di più» da parte di Facebook, e cioè la decisione di inserire tra le opzioni anche il termine tradizionale napoletano “femminiello”.

DEMOCRAZIA. Tuttavia tempi.it si permette di saltare interamente la parte folcloristica per riportare ai lettori la morale tratta da Repubblica da questa innovazione social: «In realtà – osserva Maria Novella De Luca – l’elenco è così vasto e così pieno di sinonimi che non è facile, se non inseguendo le sfumature, individuare le differenze. Ad esempio tra “femmina trans” o “trans femmina”. Di certo che su un social da miliardi di utenti ci si possa definire “altro” rispetto alle due metà del mondo, è sicuramente un buon esercizio di democrazia».

facebook-gender-italiaNQBHTHOWTB. Notevole anche il dibattito interno alla comunità arcobaleno riportato da Enrico Franceschini sempre su Repubblica, nell’articolo che compare accanto a quello su Facebook. Si tratta, scrive il corrispondente da Londra del quotidiano, di “aggiornare” il celebre acronimo LGBT, che ormai da vent’anni «unisce nello stesso gruppo lesbiche, gay, bisessuali e transgender». Stando a quanto emerge da una ricerca condotta in Gran Bretagna, infatti, il movimento a questo punto «avverte il bisogno di estendere l’acronimo in LGBTQQI, per includere queer, questioning e intersex». Peccato però che – nota acutamente Franceschini – «una volta che si inizia ad aggiungere è difficile stabilire dove fermarsi». E infatti già la Bbc si interroga: «Perché si dovrebbero escludere le categorie degli “asessuali” e dei “poliamorosi”? In tal caso l’acronimo diventerebbe LGBTQQIAP». Ma allora, continua Repubblica riportando la proposta di tale Paul Burston, «tanto varrebbe usare formule più provocatorie, come NQBHTHOWTB (Not Queer But Happy To Help Out When They’re Busy – non queer ma felice di dare una mano quando sono occupati), oppure semplificare radicalmente in GLW (Gay Lesbian Whatever – gay lesbiche qualsiasi cosa)». Senza dimenticare che in Canada già si celebra ogni anno «il festival della cultura e dei diritti LGBTTIQQ2SA, che rappresenta “lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender, intersex, queer, questioning, two-spirited e alleati”». E su questa parola, two-spirited, arriva la riflessione conclusica di Franceschini: «Il termine two-spirited (due spiriti) è usato dai nativi americani per descrivere più di un’identità di genere. Ne sapevano già più di noi, gli indiani».

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25 Commenti

  1. E. says:

    Grandissimi!
    Comincio a pensare che basta lasciarli fare e si seppelliranno da soli.
    Tanta solidarietà alle persone di qualsiasi orientamento sessuale che vivono serenamente la loro esistenza senza sentire il bisogno di sbandierare la cosa ai quattro venti.

  2. Paolo2 says:

    Certo che io sono proprio ingenuo.
    Avevo sempre pensato che nei commenti che spesso seguono questo tipo di articoli, acronimi come LGBTQQI fossero un modo per prendere simpaticamente in giro le associazioni LGBT storpiandone la sigla e invece nella relatà esiste perfino il LGBTQQI e c’è chi propone di coniare anche NQBHTHOWTB.
    Ma Crozza in confronto è un dilettante…….
    E Papa Benedetto quando parlava di relativismo davvero non c’aveva capito niente; qui siamo già mooooooolto più avanti.
    Sappette ce vi dicco!$)&??? Ce dora inavanti dela linga itagliana non me ne fote piu un c……, parlo come mivva amme

  3. Paolo2 says:

    ….e scussate se o dimenticiato LGBTTIQQ2SA

  4. Pascal says:

    Una volta basta chiedere “Signora o signorina?”

  5. giesse says:

    Non dimentichiamoci; ci sono anche i pisciasotto, i caccamolle e forse ne dimentico qualcuno

  6. viccrep says:

    certo per non riconoscersi ciò che si è uomo – donna bisogna inventarsi una marea di definizioni che sono solo atteggiamenti.
    Farsi definire da un atteggiamento o orientamento sminuisce la dignità della persona e la squalifica anche se cercano di imporli con la legge.
    La chiamerei la banderuola dei deboli.

  7. Alex says:

    …Tragicomicita’ che fa rabbrividire.. Se l’andazzo e’ questo, non ci metteranno molto a sdoganare la pedofilia… Tanto, coi corsi di masturbazione infantile promossi dall’UNAR… Direi che i tagliagole dell’IS ce le meritiamo tutti, a Sodoma erano dei puritani in confronto a questi qua

  8. filomena says:

    Ma cosa vi interessa come uno si definisce, saranno affari suoi? Invece restando dentro la classificazione uomo/donna faccio presente che le donne maggiorenni sono tutte signore e il termine signorina al massimo può andar bene per una adolescente tredicenne.

    • viccrep says:

      L’impoverimento della dignità di ogni persona che riduce il suo essere a un atteggiamento per tutta la società come ogni forma di egoismo che pensa di autodeterminarsi

    • EquesFidus says:

      Non è vero: signora si usa per le donne sposate, signorina per le donne nubili.

      • filomena says:

        Questo nell’Ottocento. Oggi sono signore tutte le donne sposate o single. Del resto non mi sembra che gli uomini non coniugati si definiscano signorini, per cui non é accettabile che per le donne si faccia eccezione. Anche perché ci sono un sacco di persone non sposate o divorziate e quindi sa quante signorine cinquantenni ci sarebbero in circolazione….

        • EquesFidus says:

          Un sacco, e non vedo dove sia il problema, vista e considerata anche l’immaturità di molte di esse. Allo stesso modo, trovo ridicolo definire signora una quattordicenne: a quell’età si è ragazzine, al più; questo senza contare che gli stessi termini “signora” e “signorina” sono termini formali in loco dei più informali “donna” e “ragazza”. E poi basta con queste sciocchezze ideologiche: il “signore” unico per gli uomini non è affatto discriminatorio nei confronti delle donne. Queste sono le Sue tipiche trollate, per spostare la discussione dall’argomento del topic e propagandare un po’ di femminismo. Abbiamo capito che Le piace propagandare una visione della donna per niente in linea col Magistero della Chiesa, ma trovo veramente assurdo il venire a sbandierarla su un sito cattolico per convertire noi “bianchi maschilisti omofobici” (anche se ci sono pure donne serie e coscienziose contrarie a certe idiozie, ma sicuramente non si pone neppure il problema che possano aver ragione).

    • maboba says:

      Vero, sono affari suoi ed uno può anche autochiamarsi coglione, se non lo fa nessun altro. Il problema, il danno anzi, arriva quando si vuole trasferire questa confusione mentale, che altro non è, a livello di legge, come si è fatto in Spagna e poi in Francia. Eliminare la dizione padre-madre e sostituirla intanto coi termini genitore 1 e genitore 2 (poi chissà e perché no 3 e 4 etc.?) significa appunto cercare di eliminare la realtà , naturale vale la pena di ribadire, di maschio e femmina. Operazione artificiosa e “violenta” perché vuole oscurare la realtà con l’imposizione della norma, del codice.

  9. Giannino Stoppani says:

    Se mi si perdona il paragone, mi vien da pensare che dai tempi dello scisma di Lutero la Chiesa complessivamente definita “protestante” si è suddivisa in un numero di sette e congregazioni cresciuto in modo esponenziale.

    • Menelik says:

      …a me invece fa pensare a quest’altro paragone:
      negli anni 70 la church of satan di Anton La Vey era un’associazione relativamente unita.
      In seguito fu istituzionalizzata al punto da chiedere insistentemente di essere ammessa tra i culti codificati dell’esercito USA.
      Una volta istituzionalizzata, c’è stata una diaspora in una frammentazione di chiese, chiesette, sette e settine, di cui uno dei rami principali era quello di Michael Aquino (sarà casuale il nome? Arcangelo Michele, San Tommaso?), un ufficiale della marina militare esperto in guerra psicologica.
      Concatenazione di eventi casuali.

  10. Bifocale says:

    Ma un pizzico di elasticità mentale e di ironia no? E poi, se voi vi identificate solo ed eslcusivamente con ‘maschio’ e ‘femmina’ (come faranno la maggioranza delle persone, etero e omosessuali) usate quelli. Che cosa vi importa, che cosa implica per voi, per quale motivo volete mettere il naso se una minoranza di altre persone – del tutto autonomamente e senza rompere gli zibidei a nessuno – opta per una delle altre opzioni?

    • Markus says:

      Il problema e’ che i gay o altra definizione rompono più che spesso gli zebedei e sono diventati una nuova lobby ..! Come se non bastassero quelle che già ci sono

  11. giovanni says:

    non li mando aff…….. perchè loro ci vanno volentieri, non vedono l’ora di essere mandati!!!!

  12. aquila says:

    Anche io sono convinto che l’affermazione secondo cui la famiglia sia quella composta da uomo e donna sia una realtà obiettiva e che accomuna tutti gli uomini. Anche io ritengo che sia possibile discutere sulla evidenza dei fatti. Però vorrei fare notare, da cristiano, come sia giunto in odio il nome di Dio.

    Gli avversari ci rinfacciano che noi pensiamo in base a Dio e noi che ci difendiamo come se fosse una accusa. Spesso noi cristiani subito diciamo: eh no! Dio non c’entra niente nel mio discorso!
    Ok. Capisco lo spirito con cui viene detta la frase, ma non ci rendiamo conto che Dio è diventato la nuova pietra di scandalo? Inserire Dio nei nostri discorsi è diventato tabù. Gli uni perché sbavano di rabbia al solo sentirne il nome, gli altri perché se ne vergognano.

    Dico il mio pensiero. La fede in Dio ti da un senso diverso della realtà. Se Dio esiste, allorac’è uno più grande di me. Scopo della vita è di comprendere questa realtà, scoprirne il significato.
    Se Dio non esiste, allora sono io Dio. La realtà non ha alcun senso e il mio arbitrio è senza limiti.

    Entrando nel merito questa volontà di stabilire decine di generi sessuali può nascere solo da chi è in ribellione contro Dio, cioè contro il fatto che il mondo abbia un senso.

    Il credente crede che il mondo abbia un senso e quindi vuole scoprirlo. Il non credente crede che nulla abbia senso, tranne la propria volontà plasmatrice.

    io in quanto credente ritengo che la differenza dei sessi e la loro complementarietà sia una cosa bella e grandiosa. Nell ammirare ciò rimango affascinato dalla Sapienza insita nel mondo. Il non credente invece no. Nulla ha senso. È inutile cercarlo. Esiste solo l onnipotenza della mia volontà. Con tutto quello che ne consegue.

    P.s. Se qualcuno interpreta quello che ho detto riassumendo: gli atei cattivi, i cristiani no, mi fa torto. L obiettivo è mostrare la differenza di impostazione tra due diversi modi di rapportarsi con il reale.

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