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Un aperitivo che si fa incontro. Quello preparato per Expo dalle detenute di San Vittore

aprile 19, 2015 Elisabetta Longo

Durante il peridiodo dell’esposizione, nel giardino del penitenziario milanese prende vita un progetto che coinvolge le carcerate

libera scuola cucina 2Expo toccherà ogni zona di Milano. Quello che, però, nessuno si aspetterebbe è che entrerà anche all’interno del carcere di San Vittore. Saranno le detenute stesse della casa circondariale a invitare gli ospiti grazie al progetto “Libera scuola di cucina” di A&I Onlus, una cooperativa sociale che si occupa di sostenere il lavoro in contesti di fragilità.
La A&I Onlus, nata nel 1998, porta avanti il progetto “Libera scuola di cucina” dal 2012, e già l’anno scorso ha realizzato eventi aperti al pubblico di San Vittore, come spiega a tempi.it la responsabile dell’attività, Marina De Berti: «Noi non forniamo catering o servizi legati al cibo, ma siamo un’unità formativa permanente all’interno del carcere, sia con la “Libera scuola di cucina”, riservata alle detenute donne, sia con il corso formativo per barman e assistenti di sala, riservato ai detenuti uomini. Il nostro obiettivo è rendere utile quel tempo di attesa che i carcerati di entrambi i sessi devono scontare a San Vittore, che molto spesso è solo un luogo di passaggio. Anche un periodo di transizione può diventare un’esperienza formativa. Abbiamo scelto il tema della ristorazione perché non servono tempi troppo lunghi per acquisire delle conoscenze».

libera-cucina-san-vittoreUN APERITIVO CHE SI FA INCONTRO. Le lezioni in cucina sono tenute dallo chef Stefano Isella. Si impara a spadellare, a impiattare, a scegliere gli abbinamenti tra cibi, a capire i tempi della cucina. Ma sopratutto ad accogliere gli ospiti, perché non ci sarebbe la cucina se non ci fossero attendenti in sala: «Nella primavera dell’anno scorso abbiamo organizzato degli “Aperitivi”, e li organizzeremo anche quest’anno, per tutta la durata dell’Expo, nei giardini del carcere. Sul nostro sito sarà possibile registrarsi, per un massimo di 40 persone alla volta, e chi verrà potrà fare un’esperienza ben più ricca di un semplice happy hour. I visitatori saranno accompagnati in un giro per il carcere, sarà spiegato loro come funziona l’organizzazione al suo interno, potranno conoscere le detenute e le poliziotte penitenziarie che ci aiutano. Dopo questa doverosa introduzione, gli ospiti potranno rifocillarsi con quanto realizzato dalle ragazze. Chiediamo a tutti una donazione di 20 euro, come se si stessero ordinando due cocktail in un locale milanese. Ma quei 20 euro varranno molto di più, perché non prendiamo finanziamenti pubblici, e le donazioni serviranno per pagare il cibo ma anche a finanziare le spese stesse del carcere. Noi lo chiamiamo “il tesoretto”, e serve laddove i finanziamenti pubblici non arrivano, per comprare beni di prima necessità per le detenute».

libera scuola cucina4NON SOLO DETENUTE. Per la serata inaugurale dell’Expo, il 1° maggio, nel carcere milanese sarà organizzato un evento speciale. Sarà infatti proiettata, in contemporanea con il Teatro della Scala, la prima dell’opera Turandot. A occuparsi del catering di benvenuto saranno le ragazze di “Libera scuola di cucina”, molto emozionate all’idea: «Mi dicono sempre che non vedono l’ora che arrivi il periodo degli Aperitivi. È molto importante per loro confrontarsi con persone esterne, è come se incontrassero il futuro che le aspetterà una volta uscite».
Un aiuto importante nello svolgimento delle attività è dato dalle poliziotte penintenziarie: «È profondamente errato chiamarle “guardie”, visto che fanno ben più di aprire o chiudere un cancello a chiave. Sono esse stesse parte attiva della “Libera scuola di cucina”. Basta vedere con quanto impegno curano l’organizzazione degli eventi. Se non fosse per la divisa, non si distinguerebbe una detenuta da una poliziotta, mentre spostano tavoli e sedie per i preparativi».

OSTACOLI BUROCRATICI. Spesso le detenute sostano a San Vittore per poco tempo, perciò A&I ha studiato una rotazione e un attestato da conseguire in poche lezioni. Bastano cinque ore di frequenza per dimostrare di avere appreso delle conoscenze, utili per il “dopo”. Dal 2012 a oggi “Libera scuola di cucina” ha formato 40 detenute. Sono loro stesse a riconoscersi una nuova identità, fin dalla prima ora di lezione frequentata. Perché indossare il grembiule le rende donne nuove, pronte a rimettersi in gioco: «Quando penso alle ragazze che ho conosciuto, me ne viene sempre in mente una in particolare. Desiderosa di imparare, ligia ai suoi compiti, questa detenuta ha ottenuto in breve tempo l’attestato. Grazie al nostro impegno, un ristoratore del centro di Milano le aveva assicurato un lavoro part time come cameriera e, grazie alla rete di social housing, eravamo riusciti a trovarle una sistemazione. Tutto sembrava volgere verso un futuro migliore, ma il giorno in cui ha varcato il cancello di San Vittore è arrivata la Polizia a prenderla, per trasferirla al Centro di accoglienza a Tor Vergata, a Roma, per una questione di problematiche legate al suo Paese d’origine. Il futuro dell’ex detenuta è svanito in un attimo, e questo perché non c’è ancora sufficiente dialogo tra le istituzioni italiane. Invece dovremmo lavorare tutti per un unico obiettivo, quello di rispettare l’articolo 27 della Costituzione, che sottolinea l’importanza della rieducazione del condannato».

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