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Piccola antologia di tutte le panzane inventate dagli “esperti” per far passare la Chiesa come nemica dell’amore

settembre 16, 2015 Lucetta Scaraffia

Un libro uscito in Francia sulla storia del matrimonio pesca a piene mani fra luoghi comuni, bugie e banalità diffuse nel tempo circa il ruolo della Chiesa nella costruzione della famiglia moderna. La schietta stroncatura dell’Osservatore Romano

mariage-d'amour-caron-verschave-ferroulArticolo tratto dall’Osservatore Romano – Secondo l’opinione comune, condivisa anche da persone che dovrebbero avere un minimo di competenza culturale sull’argomento, il cristianesimo, ma in particolare la Chiesa cattolica, è il primo responsabile di tutti i difetti che si imputano alla famiglia tradizionale, cioè dell’oppressione delle donne e di una visione repressiva della sessualità. Solo la secolarizzazione, secondo questa visione ampiamente diffusa, avrebbe permesso la nascita di un legame di amore nella coppia, e soprattutto avrebbe consentito l’espressione erotica dei sentimenti che la uniscono.

Una prova di quanto sia diffusa questa teoria è un libro uscito recentemente in Francia, scritto da Laurence Caron-Verchave e Yves Ferroul, Le mariage d’amour n’a que 100 ans. Une histoire du couple (Paris, Odile Jacob, 2015, pagine 128, euro 17,90). Il testo consiste in un dialogo fra Ferroul, un esperto di sessuologia e storia della famiglia dalla preistoria a oggi, e una donna curiosa di imparare, che pone domande incentrate sul più vieto senso comune. Proprio per questo, naturalmente, il libro è molto interessante, anche perché costituisce uno dei tanti segnali di una crescente attenzione verso il tema della famiglia proprio alla vigilia del sinodo.

Ma prima di passare al contenuto del libro, occorre mettere in luce una grave carenza piuttosto diffusa nel mondo culturale cattolico: di fronte a questa continua serie di informazioni errate sul ruolo del cristianesimo e della Chiesa nei confronti della costruzione della famiglia moderna, nessuno si muove per rispondere, per confutare e precisare cercando di impedire il dilagare di errori offensivi. Viene perciò il sospetto che molti, soprattutto in ambienti ecclesiastici, sappiano ben poco della storia della famiglia, e tanto meno del ruolo svolto in proposito dalla Chiesa, e che quindi, in fondo in fondo, pensino che quanto si sente ripetere sia vero. Cercano allora di controbattere a questa brutta immagine sfoderando quello che teologia e pastorale dicono sulla famiglia. Polemica che non coglie nel bersaglio, perché non tocca la realtà, e soprattutto non pone rimedio alla sua manipolazione.

Questa assenza di risposta è grave, perché si tratta di un attacco continuo alla Chiesa dello stesso tipo, e della stessa gravità, delle accuse ricorrenti sulla connivenza fra Pio XII e il nazismo, un attacco forse ancor più dannoso per i suoi effetti nella vita quotidiana di credenti e non credenti.

Ma torniamo alle tesi del libro, in sintesi. Per un tempo molto lungo, secoli e secoli, il matrimonio riguardava solo il lignaggio e la trasmissione dei beni. Nessun interesse per la coppia, né per i figli e per i sentimenti che univano il nucleo familiare. L’amore e l’eros già dalla cultura classica venivano considerati esperienze esterne al matrimonio, anzi da tenere lontane dai rapporti familiari che si basavano su legami considerati come più seri e duraturi. Bisognerà aspettare la fine del XIX secolo perché gli uomini possano considerare le donne come loro eguali e quindi degne di amore.

Secondo gli autori, anzi secondo l’“esperto” Ferroul, la Chiesa difende la famiglia e il matrimonio come elementi stabilizzatori della società, ed è contraria alle passioni che allontanano da Dio. Citazioni di Agostino e di qualche altro padre della Chiesa — probabilmente di seconda mano e tutte orientate a provare la demonizzazione della sessualità operata dal cristianesimo — non fanno che ribadire questo concetto, del resto ormai considerato ovvio. È nel dovere che consiste il legame fra gli sposi, sentimento incompatibile con l’amore e con l’amicizia.

Anche se già a partire dal XII secolo si ricorda che la Chiesa richiede il consenso degli sposi perché il matrimonio sia valido, il fatto che permanga in proposito il potere del capofamiglia sulle scelte nuziali le viene addebitato come colpa. Per di più, il concilio di Trento ha stabilito definitivamente lo statuto sacramentale del matrimonio: un’evidente congiura contro la felicità.

Secondo il nostro esperto, solo i poveri possono vivere il lusso di una scelta coniugale, e vivere una coesistenza amorosa. Arriva poi la rivoluzione francese, che permette sì il divorzio, ma continua a considerare il matrimonio una struttura stabile, indifferente ai desideri dell’individuo.

Dopo avere inspiegabilmente sorvolato su Rousseau — il vero inventore dell’amore romantico — Ferroul attribuisce ai medici e ai moralisti di metà Ottocento la prima apertura alle aspirazioni amorose ed erotiche dei coniugi. Mentre la Chiesa si oppone, i cambiamenti sociali e materiali, come la privatizzazione degli spazi nelle abitazioni, permettono finalmente alla coppia di amarsi.

Ma la lotta si fa sempre più dura: la fine del potere temporale spinge la Chiesa a trasferire la sua sete di potere sul controllo della famiglia, per cui «tutto il resto diventa anormale, compresa l’omosessualità». Alla Chiesa viene pure attribuita un’enfasi eccessiva verso i figli e la procreazione, al solo fine di spegnere l’erotismo nella coppia. A questo punto, accetta perfino il matrimonio d’amore, a condizione che serva come antidoto all’emancipazione delle donne.

Nel Novecento secolarizzato la coppia finalmente si basa sull’amore coniugale, ma i due dialoganti nel libro devono ammettere che essa è divenuta molto più vulnerabile. Perché — sospettano — nessuno è disposto a fare i sacrifici necessari a rendere duratura la famiglia. C’è poi il problema dell’allungamento della durata della vita: la convivenza passa da una media di nove anni a quella di decenni, e diventa più difficile. Si può rispondere a questa situazione proponendo impegni più tardivi, non più basati su contratti di lungo termine. Per esempio, si ipotizza una serie di impegni di coppia successivi: una coabitazione giovanile per ottenere l’autonomia; un matrimonio adulto per avere dei figli; un matrimonio della maturità per la soddisfazione sessuale; una coppia al tempo della pensione per non essere soli.

Per garantire una certa durata alla coppia attuale, sempre Ferroul propone un rimedio rivoluzionario: e cioè «introdurre la sessualità del bordello nella vita di coppia». Perché — conclude — ha «l’impressione che la specie umana si stia evolvendo in una direzione positiva» dal momento che ognuno ha «la possibilità di trovare il suo posto e la sua felicità».

È evidente che quasi tutte le affermazioni di questo libro potrebbero essere smontate e confutate, e in primo luogo proprio dal punto di vista storico, cioè della realtà, ma il suo interesse consiste proprio nella sua banalità: leggendolo, si ha la misura esatta di cosa pensa la maggior parte delle persone — almeno in Europa — sulla famiglia. E di come quanto è stato elaborato sul tema da molta cultura cattolica non sia servito quasi a niente.

Prima di affrontare la realtà della vita delle famiglie con un nuovo stile apostolico — come si propone il sinodo — non sarebbe il caso di rispondere a tono a queste tesi fallaci, a queste manipolazioni della storia, e ridare alla Chiesa il suo onore? Se non lo si fa, il rischio di non essere neppure ascoltati è molto alto.


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4 Commenti

  1. Emanuele scrive:

    Prof. Scaraffia, viste le sue competenze e il suo ottimo stile di scrittura, perché ad un’opera del genere non provvede direttamente Lei? Sarebbe bellissimo leggerLa…

    • Lela scrive:

      Consiglio allora la lettura di “la grande meretrice”, raccolta di saggi a cura della dottoressa, opera che affronta molti luoghi comuni sulla Chiesa Cattolica (tra cui la subordinazione della donna, la sessuofobia…) Due dei saggi sono proprio della dottoressa Scaraffia.

      • xyzwk scrive:

        Potete anche negare la subordinazione della donna nella Chiesa ma di fatto quello che determina la subordinazione o meno di una persona nei confronti dell’altra è il potere di agire e le donne nella Chiesa ne hanno pochino rispetto a quello che hanno gli uomini.

    • Emanuele scrive:

      Ciao,

      scusa sono anni che uso questo nick su questo sito… ti chiederei gentilmente di distinguerti, magari modificando leggermente il tuo nick… già siamo invasi di multinick, se poi iniziamo con i doppioni siamo finiti…

      Grazie, scusa per la richiesta.

      @REDAZIONE

      …ma sarebbe possibile evitare l’uso di nick già in uso ad altri utenti? grazie…

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