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Anche Narducci si dimette. «Solo chi non conosce De Magistris si stupisce»

giugno 19, 2012 Daniele Ciacci

Giuseppe Narducci, il pm di Calciopoli, rassegna le dimissioni da assessore a Napoli. Il casus belli: un’intervista infelice di De Magistris. Parla Peppe Rinaldiche spiega perché «il sindaco di Napoli stia perdendo pezzi».

«L’hai chiesto alla persona sbagliata». Al telefono Peppe Rinaldi, collaboratore di Tempi e Libero, ride alla domanda sulla figura di Giuseppe Narducci, assessore alla Sicurezza di Napoli che ha appena rassegnato le dimissioni. «Ha citato a giudizio me e Maurizio Belpietro (direttore di Libero, ndr) per un “inaccettabile commento” a suo svantaggio, e ci chiede 150 mila euro. Se questa è libertà di stampa». Ma noi gli chiediamo della situazione a Napoli, alla luce dei sedici arresti per l’inchiesta sulla presunta corrotta gestione del servizio dell’igiene urbana nel capoluogo napoletano, all’indomani dell’ennesima dimissione nel palazzo comunale.

Chi è Giuseppe Narducci?
È il classico pm prodotto dei tempi, molto rigido, orbitante nella cultura di sinistra – fu dirigente del Pci in un paesino della Campania – ed è un magistrato competente e preparato. Si è occupato del caso Calciopoli e del sistema-Moggi. Ha portato a processo Cosentino. Ha colpito in maniera molto dura il clan Giuliano, storico clan napoletano. Insomma si è dato da fare. Ed è uno storico amico di Luigi De Magistris già da fine anni Novanta.

Non è forse meglio dire che “erano” amici?
Secondo me, i due hanno rotto non solo per un problema politico. Si potrebbe fare un ragionamento più ampio sul ruolo dei magistrati in politica, ma rimaniamo ancorati alla cronaca. Il casus belli riguarda un’intervista rilasciata al Mattino dal sindaco, dove dichiara che «fu Pino (Narducci, ndr) a chiedermi di entrare in giunta con un sms. Stava forse attraversando un momento difficile in magistratura».

Insomma, non proprio una testimonianza amichevole…
Già, e secondo me la storia ha molti punti oscuri. Inoltre la virulenza dello scontro è tale – parliamo di due persone “antropologicamente e strutturalmente” pubblici ministeri di una certa stazza – che è facile che la storia abbia un seguito accalorato. Solo chi non conosce De Magistris può stupirsi della cosa.

Narducci non è il primo ad andarsene.
Già. Prima di lui, il manager Raphael Rossi, ex presidente della munìcipalizzata dei rifiuti, e Roberto Vecchioni, che aveva ricevuto l’incarico di formare un Forum delle Culture, si sono dimessi. D’altronde, De Magistris è uno che procede a tambur battente, accentratore, visionario. È uno che non si ferma davanti a niente, così passano in secondo piano anche i rapporti umani.

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