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Ambrosoli è “tecnicamente” interessato a Comunione e liberazione

gennaio 31, 2013 Emanuele Boffi

Il candidato del Pd in Regione Lombardia si è detto attento al movimento di don Giussani. È vero. E questo articolo sulla “setta” e “mafia” di Cl lo testimonia

Umberto Ambrosoli, candidato del Pd alla Regione Lombardia, qualche giorno fa, si è detto interessato al mondo di Comunione e Liberazione, il movimento ecclesiale fondato da don Luigi Giussani. A margine di un incontro della campagna elettorale, ha paventato un possibile sostegno della base di Cl alla sua candidatura («non ho ragioni per credere che questo elettorato possa votare per me piuttosto che per un altro candidato»). Su twitter, si è spinto più in là, scrivendo di guardare «con interesse alle parole di Carron quando parla di “rigenerazione”».

In effetti, l’interesse nei confronti di Cl dell’area sociale e politica che gravita intorno ad Ambrosoli  è sempre stato molto alto. Ne dà prova il sito allarmemilano-speranzamilano, del cui comitato editoriale fa parte lo stesso Ambrosoli, e che oggi porta in homepage una fotografia del fondatore di Cl, in un articolo dove si parla con rispetto e ammirazione del sacerdote brianzolo.

Quel che, però, risulta un po’ ostico da comprendere è come mai sullo stesso sito – prima che iniziasse questa campagna elettorale – comparissero articoli non certo benevoli nei confronti del movimento di don Giussani. Uno, su tutti, a firma di Marco Vitale, oggi coordinatore del gruppo Sviluppo Economia del programma di Ambrosoli, che difficilmente si concilia con i nuovi interessi del candidato Pd.

Recensendo il libro La lobby di Dio di Ferruccio Pinotti, Vitale ne consigliava la lettura definendola un’«indagine seria, professionale, ben documentata, certo non facile da realizzare, che getta finalmente un fascio di luce su una setta poco conosciuta che, per il peso assunto e per i suoi metodi di lavoro, è diventata uno snodo importante del funzionamento della nostra democrazia e della nostra economia».

Certo, il termine “setta” era un po’ forte, ma per fortuna Vitale puntualizzava di utilizzarlo non «in senso denigratorio ma in senso tecnico». E, sempre tecnicamente, definiva i memores domini dei “monaci guerrieri” che seguono pedissequamente la regola “dell’obbedienza”, così riassunta: «I fondamenti teorici sono rigorosi e totalitari: Cristo è Dio incarnato in terra, CL è uno strumento di tale incarnazione, CL è rappresentata dai suoi superiori, il superiore che guida la tua comunità va obbedito totalmente perché obbedendo a lui fai la volontà di Cristo, il Dio incarnato in terra. È in questo passaggio teologico la radice vera del totalitarismo di CL. In fondo è la stessa teoria su cui si reggevano le monarchie assolutiste, nelle quali il monarca era un rappresentante di Dio in terra».

Parlando quindi della Compagnia delle Opere e di Giorgio Vittadini, Vitale passava in rassegna un mondo la cui «amicizia operativa» era paragonata a «un’organizzazione mafiosa». Un paragone “tecnico”, certo. Perché più che di mafia, trattavasi di “sistema”: «Dunque il sistema CL + CdO non è un partito politico ma controlla pacchetti di voti con i quali fa eleggere i suoi capi in posizioni di grande potere (come Formigoni), dalle quali essi riversano sul sistema benefici di ogni tipo; o fa eleggere alleati organici che poi dovranno pagare un prezzo. Quindi è anche un partito, occulto, senza peraltro soggiacere ad alcuno dei pur tenui obblighi di trasparenza ai quali persino i nostri irresponsabili partiti sono tenuti».

Che poi, a voler essere precisi, la definizione finale di Vitale era che Cl è «un’idrovora». Si chiedeva, infatti, il coordinatore del gruppo Sviluppo Economia del programma di Ambrosoli: «Moriremo tutti, volenti o nolenti, di CL, per poter campare, mentre l’idrovora continuerà a svuotare le casse pubbliche a favore delle private, e mentre i ministri dell’economia si divertiranno ad appiccicare qualche imposta di bollo sui piccoli risparmi? Tutto sembra indicare di sì».

“Ma”, c’è un “ma”. Questo non sarebbe accaduto se «prima o poi potrà andare al governo una sinistra moderna capace di resistere alle astuzie del sistema CL + CdO e di ripristinare un decente funzionamento delle istituzioni». Ed ecco quindi spiegato l’interesse di Ambrosoli per Cl.

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4 Commenti

  1. Enrico says:

    Una vera setta in 50 anni di vita controllerebbe almeno una banca, un’assicurazione, una testata a tiratura nazionale. Spremerebbe gli altri invece di essere spremuta. Sarebbe ben considerata dai benpensanti. Certo avrebbe fatto una marcia su Roma per contare qualcosa nell’Impero. Così non è, per cui o la setta è composta da incapaci oppure ‘sti damerini ci vogliono spacciare del miele tarocco con l’etichetta Ambrosoli.

    • franco says:

      Ma che dici Enrico? Mica occorre essere una setta per controllare una banca! Basta essere un partito.
      (vedi. Pd-Mps).
      Ma te lo dico sottovoce. Non è politicamente corretto…
      Cordialmente
      Franco

    • Gino says:

      In effetti, la “setta” da te descritta è quella che ha messo in pratica il concetto gramsciano di egemonia culturale, grazie ai tanti intellettuali, sindacalisti, magistrati organici al partito…
      http://it.wikipedia.org/wiki/Egemonia_culturale

  2. Gianpaolo Betti says:

    Mi sto chiedendo a che cosa porti il voler ad ogni costo distruggere qualcosa che pur ha sempre funzionato bene (limiti e difetti umani permettendo, come in ogni schieramento (e ne abbiamo una vera raffica di prove!). A che pro? Che cosa Ambrosoli offre in cambio ai suoi potenziali elettori, oltre alle prevedibili parole di circostanza (comprese quelle di adulare gli orientati su CL)? Dov’è il suo piano operativo a breve, medio e lungo termine? Che si faccia intervistare per dircelo, ma a una condizione: senza sputtanare Formigoni. Poi ne riparliamo.

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