Youtube seduce l’industria cinematografica e 600 film finiscono in Rete (legalmente)

Anche la Mgm cede alle lusinghe del colosso della corazzata Google, proprietaria del più grosso sito web di condivisione video, e stringe un accordo per lo streaming del suo intero catalogo. La rivoluzione della visione cinematografica è già iniziata.

In principio furono le piccole sale a mostare le meraviglie del cinema. Poi gli angusti spazi bui si allargarono, continuando però a proiettare un solo film per volta. Nel giro di poche piccole sale rimaste cominciarono a chiudere, e quelle grandi si spezzettarono per diversificare l’offerta e accontentare un pubblico sempre più eteregeneo. Ma l’evoluzione era inarrestabile: qualche spettatore, con il fiuto per il denaro e un po’ di iniziativa, cominciò a entrare al cinema con la telecamera, piazzandosi nei primi posti per riprendere lo schermo. Qualche giorno dopo, nei posti giusti, ecco servita su un piccolo tavolo la copia pirata del film ancora in cartellone nel cinema di paese: poche lire e te la portavi a casa. Certo, c’erano le risate del pubblico in sala, ogni tanto l’immagine ballava, ma meglio che spendere sette, otto mila lire e dover uscire di casa la sera, magari con la pioggia.

La via della pirateria cinematografica era ormai avviata: le copie di cortesia fornite a giornalisti o addetti alle recensioni finivano “misteriosamente” in rete, scaricabili dal famosissimo Napster, capostipite dei programmi di file-sharing: con pochi click al suo interno si trovava davvero di tutto: film appena usciti in America e non ancora visibili in Italia, film di casa nostra usciti solo pochi mesi prima e, naturalmente, i grandi classici della filmografia mondiale. Dopo dieci anni di attività illegale Napster chiuse, ma le porte erano invece spalancate e da lì in poi anche i neofiti della rete impararono prima a scaricare un film e poi a usare Word.

L’ultima frontiera della pirateria porta il nome di streaming: basta digitare il nome di un sito internet di condivisione di file in rete et voilà: il film è servito. Ci sono praticamente tutti, divisi in due, tre parti, interi, basta scegliere dal catalogo pressoché infinito. Ormai scaricare è considerata una pratica quasi fuori moda, meglio guardare i film direttamente dal sito internet: non rimangono nel nostro hard-disk, quindi non sono rintracciabili e non occupano spazio, non dobbiamo aspettare che il nostro pc finisca di scaricarli perché sono disponibili subito e in qualsiasi momento. Una comodità infinita, che piega l’industria cinematografica per anni, fino a quando alla fine del 2011 vengono oscurati anche questi. Ma è chiaro a tutti che i gli instancabili pirati lavorano alavremente per aggirare anche questo ostacolo, come fare per permettere all’industria cinematografica di non vedere le proprie perdite crescere a dismisura giorno dopo giorno?
 

La soluzione è copiare dal nemico. Ci pensa la Apple, per prima, ad arginare il fenomeno e proporre lo streaming a pagamento: con soli 4 dollari un utente americano può guardare il suo film preferito sul computer senza bisogno di spendere 5-6-7 dollari in più per acquistare il dvd o la copia digitale. Il mercato inzia a rispondere bene, la pirateria è ancora in agguato, ma il pubblico risponde e compra. In breve anche Amazon, il colosso delle vendire online e il suo rivale Netfix, scendono in pista proponendo il noleggio streaming. Ma il gigante dei video su Internet, Youtube, non può rimanere a guardare. Così Google, proprietaro della piattaforma di condivisione video più popolare al mondo, nel giro di pochi mesi, sigla accordi importantissimi con le più grandi case di distribuzioni mondiali: Warner Bors., Sony e Universal, dopo estenuanti bracci di ferro, raggiungono un accordo e concedono in licenza i loro cataloghi per la visione in streaming. Agli inizi di aprile anche Paramount cede a Google, ma la loro trattativa li ha condotti direttamente in tribunale. Ma quel che è fatto e fatto, e Youtube si trova in possesso di circa novemila titoli, a cui si sono aggiunti di recente i 500 della Paramount e i circa 600 del gigante Metro Goldwyn Mayer. Con due dollari (tre su Amazon) gli utenti americani potranno rivedere tutta la serie Rocky, la saga del Padrino, ma anche i grandi classici, come Margherita Gauthier con la bellissima Greta Garbo, Il Mago di Oz o Indiana Jones e il tempio maledetto, per citarne alcuni. In Italia, purtroppo, l’offerta streaming non è ancora attiva, ma non tarderà ad arrivare: del resto se questo è l’unico modo per combattere il mercato nero e garantire la sopravvivenza del cinema, l’industria italiana dovrà adeguarsi in fretta e premere perchè Youtube dia la possibilità di gustarsi, per un paio di euro, i grandi film italiani che hanno fatto la storia del cinema mondiale.

@paoladant