Rispetto al passato la presidente della Commissione ha abbandonato voli pindarici e molta retorica green. Ma nel suo discorso sullo stato dell'Unione non c'è visione e il timore è che non cambierà nulla
Ursula von der Leyen davanti all'Europarlamento per il discorso sullo stato dell'Unione (foto Ansa)
Ursula von der Leyen non è più quella del primo mandato. La presidente della Commissione europea ha abbandonato la postura da fata turchina, o meglio green, che parlava solo di ambiente, bandiere Lgbt e nuovi diritti. Alcuni tic non si perdono tanto facilmente, certo, ma bisogna darle atto che le guerre in Ucraina e a Gaza, da un lato, e la feroce competizione industriale cinese dall'altro, per non parlare dell'elezione di un leader antipatico come Donald Trump che non fa più sconti all'Unione europea, le hanno dato una svegliata.
La realtà ha fatto irruzione a gamba tesa nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, costringendola ad abbandonare i voli pindarici e a toccare finalmente terra, dove vivono i cittadini europei, preoccupati dai conflitti, dai costi folli dell'energia, dalla desertificazione industriale e dalla denatalità che minaccia il welfare europeo (anche se su questo tema, ancora una volta, la presidente tedesca non ha speso neanche una parola).
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