Vivere un lampo di vita. Un convegno sul “comfort care” e il “perinatal hospice”

Una nuova cultura nell’ambito della cura del bambino malato, un convegno a Napoli. Parla padre Antonio Scarpato

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Il travaglio di Concetta “Titti” Mallitti, che partorì Benedetta pur sapendo che sarebbe vissuta poco, ha dato vita all’hospice perinatale di Villa Betania. L’esperienza, del tutto innovativa, nacque nello stesso tempo all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove un’altra mamma, Natascia, accolse il figlio Giacomo, morto poco dopo il parto. Tutto ciò grazie all’aiuto di Elvira Parravicini, neonatologa dell’ospedale della Columbia University e ideatrice del primo hospice per neonati, il cui lavoro sta generando una nuova cultura nell’ambito della cura del bambino malato, sempre più spesso eliminato prima della nascita. La dottoressa parlerà a Napoli del “comfort care” per i malati terminali il 9 novembre alle 15.45 presso l’istituto di Scienze superiore “Donna Regina”. Dopo di lei, Titti Mallitti racconterà la sua storia.

UNA NUOVA COSCIENZA. La scelta della sede del convegno non è casuale, come spiega a tempi.it padre Antonio Scarpato, direttore del dipartimento di scienze teologiche, certo della necessità «di una formazione di tutta la popolazione su questi temi, perché la gente, ormai educata dagli slogan televisivi, è sempre più confusa circa le questioni legate alla vita, alla morte, alla famiglia e alla persona». Il convegno comincerà alle 15.30 con l’intervento dello stesso Scarpato, che spiegherà che l’antidoto alla cultura della morte «è una coscienza critica formata. Penso che non solo i medici e gli infermieri, ma anche gli educatori, i legislatori, gli avvocati abbiano bisogno di un’educazione ad ampio raggio, che parta da una certa visione antropologica per arrivare a declinarsi nei settori specifici».

MASTER DI BIOETICA. Scarpato è convinto che ci siano troppi temi di cui «dobbiamo riappropriarci, come quello della difesa dell’ambiente, ad esempio, che oggi è sacrosanta e necessaria ma che non deve scadere nell’ideologia: perché questo avvenga ci vuole una visione ampia e chiara su cosa sia l’uomo». Per questo sarà avviato un master di bioetica, interno alla facoltà teologica dell’Italia Meridionale, che comincerà a febbraio e che «avrà un taglio accademico rigorosamente interdisciplinare. Inserirà problematiche scottanti d’attualità nel quadro di fondamentali riferimenti antropologici, etici e giuridici, superando la logica delle piccole risposte isolate e delle soluzioni parziali dei singoli casi».

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