Viva la madrina del Gay Pride. Anche se non è Caterina Balivo

Disse cose “omofobe” su Ricky Martin e Luxuria: la conduttrice Rai non sarà sul palco della settimana dell’orgoglio Lgbt a Milano. Il Correttore di bozze si candida al posto suo

Caterina Balivo

E dunque Caterina Balivo non è più, ahilei, la madrina del fantastico Pride Week che a partire da oggi per dieci giorni riempirà di allegri colori il grigiume di Milano. Il Correttore di bozze con il cuore in pezzi riporta di seguito il comunicato pubblicato ieri su Facebook dagli organizzatori:

«Rimaniamo convinti che sia importante coinvolgere personalità del mondo dello spettacolo sul palco del Pride per consentire alle nostre istanze e rivendicazioni di raggiungere quel pezzo di paese che ai Pride non ci viene e magari ha un atteggiamento ostile o indifferente rispetto alle “nostre” tematiche.

Tuttavia riteniamo che sia ancora più importante fare in modo che si arrivi al Pride unit*. La “madrina” di un Pride deve essere un fattore unificante. È chiaro che la nostra scelta – di cui ci assumiamo la responsabilità – ha suscitato molte perplessità e polemiche. E poiché il Pride deve essere un momento di unità e uno spazio in cui tutti e tutte con le proprie differenze possano riconoscersi, abbiamo preso la decisione in accordo con Caterina Balivo di fare un passo indietro.

Ringraziamo Caterina Balivo per la disponibilità e la sensibilità dimostrate in questa circostanza. Ora pensiamo tutt* insieme alla settimana del Pride che ci aspetta. Buon Pride!».

Naturalmente, mentre tutt*, ma proprio tutt*, compreso il Correttore di bozz*, non stiamo più nella pelle per l’euforia della settimana del Pride che ci aspetta, e pur senza smettere di pensare tutt* insieme soltanto ad essa, ecco, ciò nonostante magari è il caso di tener presente che non tutt* sanno di che cacch* stiamo parlando.

Il fatto è che la povera Caterina Balivo, tutt* orgogliosa di essere stata scelta qualche giorno fa quale donna immagine della settimana dell’orgoglio Lgbt, era finita subito nella più classica delle sassaiòle twittarole per via di qualche suo presunto trascorso omofobo. Ma chi non ha al giorno d’oggi un amico omofobo?, direbbe il Correttore di bozze nel subdolo tentativo di minimizzare. Domanda sbagliata: siamo tutt* insieme qui a sbatterci per dieci giorni affinché l’odio sia sconfitto con l’amore, perciò è bene assecondare gli hater lapidatori della Balivo.

A dire il vero ieri mattina ci avevano provato, quelli del Pride, a difendere su Facebook la loro madrina. Ma poi l’amore dei follower e delle followesse è stato così tanto e così insistente che nel giro di poche ore hanno dovuto arrendersi e gettarla nella Geenna. Buon Pride!

Ma insomma, che aveva detto di tanto grave Caterina Balivo per meritarsi un tale salva di sputazzi? Non senza qualche difficoltà, del resto prevedibile per un demente come lui, il Correttore di bozze è riuscito a ricostruire il misfatto.

A quanto pare, nel febbraio del 2017 la conduttrice aveva condiviso su Instagram un video che mostrava lei stessa mentre guardava con gli amici l’esibizione di Ricky Martin al festival di Sanremo. E tra il serio e il faceto (e l’infoieto) commentava la showgirl:

«Ricky sei bono anche se sei frocio!».

Che di per sé voleva essere chiaramente un simpatico apprezzamento. Come dire: Correttore sei un paracarro anche se sei sessista (vabbè, ci siamo capiti). Il fatto è che da quando c’è l’omofobia, la gente è assai guardinga e si offende volentieri, anche per conto terzi. Vede istigazioni all’odio in agguato dappertutto. Mentre nessuno, come al solito, si è preoccupato di chiedere nulla a Ricky Martin. Il quale – il Correttore è pronto a scommetterci la sua viscida mano – l’avrebbe presa di certo più sportivamente, non sapendo chi accidenti sia Caterina Balivo ma reputandola a prescindere intelligente anche se è bona.

Solo che un paio di mesi fa la showgirl ci era cascata di nuovo, nell’omofobia involontaria, questa volta durante un’intervista con Alba Parietti, ospite della sua trasmissione Rai1 (Vieni da me). Riferiscono le cronache dell’epoca:

«Durante il momento delle “Domande al buio”, [Caterina Balivo] chiede alla coscia lunga della sinistra, come è stata ribattezzata negli anni, qualche nome di opinionisti, come lei, a tutto tondo, dalla politica all’intrattenimento. “Di opinionisti bravi che spaziano dalla politica al varietà ce ne sono pochi. Sgarbi è uno di questi, anche Mughini e Vladimir Luxuria lo sono altrettanto”, dice la Parietti. Su quest’ultimo nome la conduttrice la ferma: “Eh ma no, dimmi il nome di una donna donna, una donna con la gonna”, intonando una famosa canzone di Roberto Vecchioni. La gaffe non passa inosservata sui social».

Il Correttore di bozze trova per altro assai opportuno, in un articolo del Fatto quotidiano che racconta una «gaffe» sessista, riferirsi ad Alba Parietti come alla «coscia lunga della sinistra». D’altronde se Ricky Martin è bono anche se è frocio, perché la Parietti non può essere una Giovannona anche se è di sinistra? Analogamente, mutatis mutandis, e mutatis non solo le mutandis, Luxuria potrebbe essere un uomo anche se è una donna, oppure viceversa, perché no, una donna anche se è un uomo con la gonna.

Dài, si poteva chiudere un occhio per la Balivo. Tra l’altro è arcinoto ai correttori di bozze che la conduttrice Rai non ce l’ha specificatamente con le persone gender. In precedenza, per dire, era stata molto più perfida con Diletta Leotta. (Non te la prendere Diletta, lo sai che tu sei bona anche se sei bona).

Quello di Caterina Balivo era solo spirito. Ironia. No omofobia. Se lo capisce il Correttore di bozze, possono capirlo davvero tutti. Purtroppo però oggigiorno tutti sono tutti, anche se non sono tutt*. E infatti il caso si è ingigantito. Non conta nemmeno il fatto che all’epoca il video con i commenti su Ricky Martin fu subito rimosso: internet non dimentica, come dicono i citrulli. E così il Pride Week ha ceduto: föra di ball la Balivo perché «il Pride deve essere un momento di unità e uno spazio in cui tutti e tutte con le proprie differenze possano riconoscersi».

È proprio bella questa che al Pride ti accolgono con le tue differenze anche se poi non ti accolgono. Ricky Martin per esempio desidera che i suoi figli siano gay, ma state pur certi che essi saranno per lui piezz’ ‘e core anche se sono etero. Un sindaco Sala, per dirne un altro, può sentirsi un gran figo quando indossa i suoi calzini arcobaleno, anche se in realtà è solo un furbone.

Lo stesso Pride può chiamarsi tranquillamente Week anche se dura dieci interminabili giorni. Dicesi dieci. E Caterina Balivo, con ammirevole patriottismo in stile cinese, sebbene scaricata assicura su Facebook che l’evento «sarà bellissimo» lo stesso. Più tre emoticon arcobaleno. Ma porca miseria, solo lei non può essere gay friendly anche se è omofoba?

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Ps. Il Correttore di bozze si augura vivamente di non essersi giocato con questo articolo il suo ruolo di madrino del Pride. In caso contrario, sarà bono lo stesso.

Foto Ansa