Si può innovare con le buone tradizioni? Sì, se sei Vittorio Beltrami e sei un genio del latte e un filosofo della stagionatura. «E ora farò una scuola dei mestieri aperta a chi vuole lasciare qualcosa agli altri»
Vittorio Beltrami
«Ho imparato più dalle capre che dagli uomini», dice Vittorio Beltrami. E non è una boutade. Qui nella bassa valle del Metauro certe cose si capiscono da sole, basta stare zitti un po’. Chi arriva da fuori deve levarsi la fretta dalle ossa e mettersi in ascolto: il canto delle cicale, il suono dell’acqua del fiume, il brusio delle api tra i borghi sparsi, gli ulivi bassi, le erbe che crescono come gli pare. Qui la natura lavora senza chiamare nessuno a guardarla e l’uomo, se ha buon senso, ringrazia. La Valle sa di vinacce, di foglie secche, di grotte umide, pietre di valle e terra buona e se resti un po’, ti accoglie con familiarità disorientante. Come Vittorio Beltrami. Ha 76 anni, pelle cotta al sole, baffi che fan di testa loro, capelli domati giusto da un berretto e un’insofferenza palese per i convenevoli, «siete venuti fin qui a conoscere un capraro. Le capre mi hanno ridato la vita», taglia corto.
Scende dalla jeep per sedersi con noi al tavolo di legno massiccio nel Covo dei B...
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