Sulle “Vie d’Europa” per scoprire Stevenson (e se stessi)
«Per me è la diciassettesima volta, ma è sempre come fosse la prima», spiega a Tempi Alessandra Molon, professoressa di inglese presso la scuola secondaria di primo grado Goffredo Parise di Arzignano (Vi) e membro del Comitato didattico del progetto educativo e di formazione dei docenti “Le Vie d’Europa”. Oggi, venerdì 27 marzo dalle 9.30 alle 13.30, presso allo Spazio Reale di San Donnino, a Campi Bisenzio, si terrà il convegno che chiude l’edizione 2025-2026, cominciata a fine settembre. Il ciclo di incontri, promosso da Diesse Firenze e Toscana, si è sviluppato durante l’anno scolastico e ha visto come protagonista per l’occasione lo scrittore Robert Louis Stevenson. Il titolo di quest’anno è “If he be Mr. Hyde… I shall be Mr. Seek” (“Se lui è il signor Nascondi… io sarò il signor Cerco”). Nel 2026 si taglia anche il traguardo della ventesima edizione dell’evento, tradizionalmente dedicato a un autore della letteratura inglese e da sempre rivolto alle scuole secondarie di primo grado. Gli iscritti sono 970, di cui 110 docenti e 860 studenti, provenienti da 27 istituti di 7 regioni differenti.
Professoressa, come si è coinvolta la prima volta?
Grazie a un dirigente, che prima lo propose a un Consiglio di classe e poi, visto il successo tra i ragazzi, estese l’invito a tutto l’istituto. Da lì non ho mai perso un’edizione, proponendo fin da subito questa esperienza anche quando, cinque anni fa, mi sono trasferita in un’altra scuola. Anche perché si poneva grande attenzione ad armonizzare i contenuti con il programma scolastico standard. Da qualche tempo prendo parte anche al Comitato didattico che organizza l’evento, partecipando alla scelta dell’autore per l’anno successivo e alla costruzione del corso di formazione.

Come si preparano i ragazzi al convegno?
La proposta di partecipazione viene fatta a tutte le classi in cui ci sono professori che hanno intenzione di lavorare sul programma delle “Vie d’Europa”, poi gli studenti interessati prendono parte al progetto. Si propongono in seguito degli incontri di approfondimento pomeridiano, nei quali si leggono le opere suggerite e infine si procede con la produzione degli elaborati, che vengono poi valutati e, nel caso, premiati dalla giuria al termine del convegno. Possono essere tesine di approfondimento, racconti in lingua italiana o in lingua inglese, opere tecnologiche, plastiche, grafico-pittoriche, contenuti video.
E invece i professori?
Durante l’anno ci sono tre incontri, tenuti da esperti dell’autore, che forniscono indicazioni sulle diverse modalità di lettura dello scrittore protagonista. In questa edizione sono stati Annalisa Teggi, Patrizia Beraud ed Edoardo Rialti. Ci sono poi due incontri di formazione tra docenti, organizzati dal Comitato didattico. Un programma ben definito, che ha portato l’Invalsi nel 2018 a scegliere “Le Vie d’Europa” fra i tre migliori progetti per l’acquisizione di una progressiva competenza di lettura e comprensione di testi in lingua italiana.
Come si svolgerà il convegno conclusivo?
Si inizierà con un dialogo tra una ventina di studenti sul palco e alcuni esperti, si proseguirà con la rivisitazione drammatizzata di alcune opere di Stevenson a cura dell’Associazione verso Oklahoma, e poi con l’esposizione degli elaborati d’arte e le premiazioni degli elaborati.
A cosa si deve la scelta di questo scrittore?
È un autore che piace molto ai ragazzi, scrive di avventure e sogni, anche se ambienta le vicende dei suoi testi in un’epoca molto lontana da loro: la sfida era proprio renderlo attuale. Stevenson è conosciuto per lo più per Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde, meno per l’Isola del Tesoro, per La freccia nera e per gli altri racconti suggeriti, testi in cui molti personaggi si prestano a comparazioni con la vita quotidiana dei ragazzi. Solitudine, ipocrisia, ebbrezza del male, guerra e amore sono solo alcuni dei temi che fanno centro nel loro cuore e li interrogano.

Oltre al tentativo di mettere al centro i ragazzi, qual è l’altro tratto distintivo de “Le vie d’Europa”?
La pluridisciplinarietà, ovvero la possibilità di costruire un’unità di apprendimento tra professori all’interno della scuola o del gruppo di lavoro in cui le materie si incontrano e interagiscono. Questo progetto consente di valutare gli alunni non su un semplice contenuto, ma su una competenza acquisita, attraverso un lavoro di team tra docenti di lettere, arte, lingue e tecnologia.
Vede i ragazzi cambiare dopo questa esperienza?
Sì, moltissimo. Oltre alle competenze acquisite, maturano una riflessione profonda sulla conoscenza di loro stessi. Sentono che quelle pagine parlano a loro, si ritrovano in chi le ha scritte. A volte ci muovono la critica di aver selezionato autori troppo difficili per gli studenti, come William Shakespeare o Joseph Conrad, eppure nel tempo abbiamo avuto risultati impensabili: a seguito del confronto con il testo gli studenti condividono esperienze che sembravano inesprimibili fino a poco prima, non per vergogna, ma perché consideravano quella parte di loro insignificante.
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