Vescovi Uruguay contro le nozze e le adozioni gay. Il matrimonio igualitario è un pericolo, soprattutto per i bambini

La Conferenza episcopale contro la legge che stravolge la famiglia. E l’Osservatore Romano ricorda il discorso di papa Francesco alle suore carmelitane di Buenos Aires

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L’Uruguay ha approvato le nozze gay. Di seguito l’articolo dell’Osservatore Romano di due giorni fa.

Tratto dall’Osservatore Romano – Montevideo, 9. «Chiamare allo stesso modo realtà diverse, con il pretesto dell’uguaglianza, non è giustizia ma un’assimilazione inconsistente che farà sì che si indebolisca ancora di più il matrimonio. Constatare una differenza reale non è discriminare. Pretendere di “uguagliare” tutto e tutti, senza tenere conto della realtà e dei principi etici e morali che la reggono, significa massificare, depersonalizzare». A scriverlo, all’interno di una dichiarazione intitolata Defendiendo la familia y el matrimonio, ganamos todos, è il Consiglio permanente della Conferenza episcopale dell’Uruguay, intervenuta ieri nuovamente per criticare la legge sul matrimonio igualitario che domani dovrebbe essere all’esame della Camera dei deputati per l’ultimo passaggio parlamentare.

Una legge che, se approvata, consentirebbe i matrimoni fra persone dello stesso sesso equiparandoli in tutto e per tutto a quelli celebrati tra un uomo e una donna. Le coppie omosessuali avrebbero di conseguenza il diritto di adottare bambini o di concepire attraverso tecniche di fecondazione in vitro. E sono proprio le conseguenze a spaventare i vescovi, i quali, pur riconoscendo «la buona volontà e l’intento dei nostri legislatori di cercare una maggiore giustizia», non possono tacere la gravità della situazione e l’importanza della posta in gioco. «Come affermavamo meno di cinque mesi fa riguardo l’approvazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza — si legge nella dichiarazione — riteniamo che questo provvedimento sia un nuovo passo indietro per il nostro ordinamento giuridico che ha fondato la sua esistenza sul rispetto e la difesa dell’istituzione familiare, base costituzionale della nostra società, nucleo di amore e solidarietà reciproci, e aperta alla generazione della vita nel suo seno. È stato chiaro fin dall’inizio che l’obiettivo perseguito non era la protezione effettiva dei diritti delle coppie omosessuali, già regolata per legge, e con l’esistenza di progetti alternativi di “unioni civili” o similari che li aumentavano ancor più, ma assimilare queste situazioni di fatto al matrimonio».

Secondo la Conferenza episcopale dell’Uruguay, davanti al lodevole proposito di un’uguaglianza per tutti e tutte e la giusta rivendicazione di combattere al massimo le discriminazioni nella società, «si legifera, seguendo modelli provenienti dall’estero, senza la dovuta analisi antropologica e senza approfondire le conseguenze che i cambiamenti legali comportano per l’intera società uruguaiana sul tema della famiglia». Per il Consiglio permanente, il provvedimento sul matrimonio igualitario mette a repentaglio diritti fondamentali, primi fra tutti quelli del bambino, che «corre il rischio di trasformarsi in un oggetto, specialmente quando si considera l’adozione piena come un diritto di tutti i matrimoni, senza tenere conto che deve prevalere l’interesse del bambino di crescere, dove possibile, con un chiaro riferimento materno e paterno».

I presuli concludono la dichiarazione ricordando quanto scrisse, il 22 giugno 2010, il cardinale arcivescovo Jorge Mario Bergoglio alle suore carmelitane di Buenos Aires, poche settimane prima dell’approvazione in Argentina della legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso: «È in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori». I vescovi uruguaiani citano anche Paolo VI e il suo celebre discorso all’Onu (4 ottobre 1965), quando parlò degli uomini di Chiesa come “esperti in umanità”: per questo è dovere della Chiesa «accompagnare con vicinanza e affetto ogni persona che si avvicina, di qualunque condizione, e proporle l’ideale di vita che è la buona novella di Gesù», nonché «insegnare la dottrina e i valori del Vangelo».

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