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Venir su a valanga. Intervista a Giancarlo Giorgetti

settembre 13, 2017 Fabrizio Ratiglia

Giorgetti esclude un patto con i 5 Stelle, pronostica la vittoria del centrodestra, apre a una legislatura costituente. E lancia un appello a Lupi e ai politici del Nord, «ora dovete scegliere»

salvini giorgetti ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Giancarlo Giorgetti, laurea alla Bocconi, commercialista, 50 anni, dal 2006 in parlamento, non ama esternare troppo. Parla poco ma quando lo fa è perché ha le idee ben chiare. È il vero stratega della Lega sin dai tempi di Bossi ed è riuscito a mantenere il ruolo di consigliere più fidato anche nell’era Salvini, nonostante le tante differenze con il segretario che con la sua felpa, sulle scelte importanti si confronta con l’elegantissimo Giorgetti, sempre in grisaglia e cravatta. È lui che tiene a freno le intemperanze del vulcanico leader che ha saputo far risorgere il Carroccio e portarlo al 15 per cento. È lui che tiene i rapporti e fa “l’ufficiale di collegamento con Forza Italia”. È lui che dopo tanti anni in parlamento, molti dei quali alla presidenza della Commissione Bilancio, conosce a menadito i meccanismi e i vertici amministrativi dello Stato.

C’è chi lo definisce il “Gianni Letta padano” per la sua capacità di gestire i rapporti con tutti senza mai rompere. Giorgetti è senza dubbio molto più schivo ed introverso rispetto allo storico consigliere di Berlusconi, ma entrambi hanno la capacità di prevedere il futuro scenario politico e spingere i rispettivi leader a compiere tutti i passi necessari per affrontarlo al meglio. Lo ha dimostrato per l’ennesima volta con questa intervista a Tempi.

Iniziamo dall’accordo in Sicilia, Giorgetti. Il centrodestra è tornato unito ed ora, sondaggi alla mano, è favorito per la vittoria alle regionali. Come ci si è arrivati?
Ci si è arrivati in modo molto semplice. Hanno deciso gli elettori che alle amministrative hanno fatto capire alla classe dirigente che uniti si vince e che le vecchie logiche politiche e gli interessi di bottega dovevano essere eliminati. E il risultato, oltre che la Lega, da tempo convinta della bontà di questa linea, ha persuaso anche Berlusconi che ha eliminato il sogno della grande coalizione con Renzi ed ha puntato su quello che gli chiedevano gli elettori: ovvero unirsi con noi e con Fratelli D’Italia.

In attesa dei risultati del 5 novembre, sulla base dell’esperienza siciliana, qual è la prossima sfida?
La positiva esperienza in Sicilia ci deve servire a definire bene il perimetro dell’alleanza: chi sta con noi in Sicilia, sta con noi anche a livello nazionale per le elezioni successive. Però bisogna essere coerenti anche per il presente.

In che senso, Giorgetti?
Non ci si può alleare con il centrodestra, candidarsi alle prossime elezioni per guidare il paese insieme a noi e contemporaneamente stare in un governo di sinistra ed approvare cose tipo lo Ius soli. Bisogna fare delle scelte definitive. Bisogna essere coerenti.

Insomma chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori?
Alfano ha fatto questa scelta ed è fuori, ora dipende dagli altri dirigenti di Ap. Non si può stare a Roma e fare il ministro per la sinistra per poi sostenere in Lombardia e in Sicilia il centrodestra. Bisogna scegliere.

Sta dicendo che Alfano è fuori ma in tanti, a partire da Maurizio Lupi, potrebbero rientrare nell’alleanza?
Certo, ma devono decidere in fretta. Se vogliono stare dalla nostra parte devono smettere di sostenere il governo. Sarebbe assurdo il contrario. Dovremo fare un programma elettorale contro l’attuale maggioranza, come si fa a scriverlo con chi sostiene quell’esecutivo? Peraltro un governo moribondo che viene tenuto a galla con le scuse più disparate. Tutti in Ap devono fare una scelta. Anche i consiglieri regionali di Lombardia, Veneto e Liguria devono decidersi. O stanno con il centrodestra oppure seguono Alfano che invece continuerà a essere alleato con Renzi e con la sinistra. Altre opzioni non ci sono.

Sembrate diventati un polo d’attrazione, vista la riaggregazione in corso di tutte le varie componenti legate al centrodestra. Vi sentite vincenti?
Il sentimento che si sente in giro, tra la gente, molto più di quello che è intercettato dai media e dai sondaggi, è un forte vento di protesta che sta virando più verso il centrodestra che i 5 Stelle. Non escludo affatto, anzi pronostico, una larga vittoria del centrodestra che ci porterà direttamente al governo con qualsiasi legge elettorale. Se vinciamo in Sicilia, poi tutto il Sud voterà a valanga per il centrodestra.

Brunetta nei giorni scorsi ha proposto, dopo un’ipotetica vittoria alle politiche, la fine di una lunga transizione iniziata nel ’94 per dar vita a un partito unico del centrodestra. Come commenta quest’ipotesi? Avrebbe qualche chance?
Calma, una cosa per volta. Sarei più cauto. Ci sono tante sensibilità diverse al nostro interno. Sarebbe bello, ma attenzione a correre con la fantasia.

Se dopo le elezioni non ci sarà una maggioranza in grado di formare un governo, cosa accadrà? Forza Italia, per sgomberare i sospetti di un accordo con Renzi, ha già chiarito che non parteciperà a grandi coalizioni con il Pd e se non parteciperete anche voi della lega…
Bisogna distinguere. Un governo per fare che cosa? Per seguire i diktat dell’Europa? Difficile, anzi impossibile, che noi potremo mai stare in un governo simile. Diverso il discorso di contribuire a una legislatura costituente per riscrivere la Costituzione e una legge elettorale più moderna ed efficiente. Dopo il fallimento del tentativo di Renzi di forzare la mano, serve un sussulto di orgoglio e responsabilità. E non è affatto detto che da situazioni di difficoltà non possano emergere belle sorprese.

Si è parlato tanto dell’ipotesi di un eventuale accordo post voto tra voi e il movimento 5 Stelle. C’è stato qualche contatto con Grillo e Casaleggio? È una strada percorribile oppure è da escludere del tutto?
Non ci sono mai stati contatti, incontri e tanto meno trattative. Se n’è parlato tanto perché, nel momento in cui Berlusconi guardava a un futuro comune con Renzi, c’era l’interesse di dipingere un fronte di buoni, intelligenti e politicamente moderati contrapposto a un fronte di cattivi e populisti. In quel momento c’era l’esigenza di creare artificialmente un asse Salvini-Grillo. Venuta a mancare l’ipotesi di una grossa coalizione Berlusconi-Pd è tramontata anche l’ipotesi di un’alleanza che non c’è mai stata.

Foto Ansa

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