Venezuela. Altri quattro manifestanti uccisi nelle proteste anti-Maduro

Sono almeno novanta le persone morte in incidenti scoppiati durante manifestazioni antigovernative dall’inizio delle proteste, tre mesi fa

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Anti-government protesters block a highway in Caracas, Venezuela, Monday, April 24, 2017. Opponents to President Nicolas Maduro shut down main roads around the country as the protest movement against his administration is entering its fourth week. (AP Photo/Fernando Llano)

tratto dall’Osservatore Romano – Almeno altri quattro manifestanti dell’opposizione sono stati uccisi in Venezuela nel corso di cortei di protesta contro il presidente Nicolás Maduro. Lo ha confermato il procuratore generale Luisa Ortega Díaz. Secondo fonti locali, inoltre, negli incidenti scoppiati in occasione di un corteo a Barquisimeto nel centro del paese, sono rimaste ferite anche altre otto persone. Le autorità della città hanno accusato le milizie armate che sostengono il governo guidato da Maduro di avere fatto un uso sproporzionato della forza.

Sono almeno novanta le persone morte in incidenti scoppiati durante manifestazioni antigovernative dall’inizio delle proteste, tre mesi fa. Ma le proteste non si fermano e nuovi cortei, questa volta in favore del procuratore generale Luisa Ortega Díaz, apertamente critica verso Maduro, si sono svolti a Caracas nelle ultime ore. Il presidente intende allontanare il procuratore dall’incarico, in particolare dopo che nei giorni scorsi ha accusato il comandante del Servizio bolivariano di intelligence (Sebin) Gustavo González López di «gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani». Il responsabile del Sebin è sospettato di aver ordinato «perquisizioni arbitrarie, arresti illegali», nonché di «mantenere in stato di arresto persone riguardo alle quali i tribunali competenti hanno emesso legittime ordinanze di liberazione», ha detto Luisa Ortega Díaz. La presa di posizione contro Gustavo González López si aggiunge a quella contro l’ex comandante della Guardia nazionale, generale Antonio José Benavides Torres accusato a sua volta di «gravi violazioni dei diritti umani».

Sulla drammatica situazione è intervenuto anche il cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, secondo il quale «si potrebbe parlare di guerra di un governo contro il popolo». Condannando la repressione violenta compiuta dalle forze di sicurezza dello stato e da gruppi paramilitari contro i manifestanti, il porporato ha sottolineato che i vescovi chiedono «al governo nazionale di riconsiderare la situazione, di deporre l’atteggiamento di voler impiantare in Venezuela un sistema totalitario militarista-marxista». Al tempo stesso, ha continuato, «chiediamo di desistere dall’utilizzare risorse legali per smantellare lo stato. Tutto ciò è riprovevole e intollerabile e non è ciò che desidera la maggior parte del popolo venezuelano». Il cardinale, parlando in occasione della solennità dei santi Pietro e Paolo, ha sottolineato di esprimersi a titolo personale, precisando tuttavia che questo è anche il parere della Conferenza episcopale.

Intanto, il presidente ha annunciato un aumento del 50 per cento del salario minimo. Si tratta del terzo rialzo in un anno. Maduro ha annunciato la misura durante un incontro con un gruppo di studenti a Caracas, sottolineando che sarà aumentato anche il bonus di alimentazione che completa il salario. I due provvedimenti portano il salario minimo integrale a una somma pari a circa 25 dollari. Le misure sono dovute all’alta inflazione, che quest’anno potrebbe salire al 720 per cento secondo il Fondo monetario internazionale. Molti negozianti utilizzano il valore del dollaro parallelo per fissare i prezzi dei loro prodotti. Secondo alcuni economisti, tuttavia, le misure appena adottate rischiano di accelerare la crescita dell’inflazione diminuendo ulteriormente il potere d’acquisto della popolazione e provocando ulteriore disoccupazione.

Foto Ansa/Ap

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