Veneto Banca distrutta da manager inadeguati

La denuncia dell’economista Baravelli durante il convegno sugli omicidi di impresa che si è svolto alla Sapienza

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A view of a ' Veneto Banca ' bank branch in in Milan, Italy, Tuesday, Aug. 2, 2016. Italian financial police have arrested the former CEO of Veneto Banca and seized millions in cash, shares and property as part of a wide-ranging investigation. Police said Tuesday that prosecutors in Rome are investigating allegations of market rigging and interfering with regulatory authorities dating from 2013-2014. The regional lender's former CEO, Vincenzo Consoli, has been placed under house arrest. (ANSA/AP Photo/Antonio Calanni) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved. This material may not be published, broadcast, rewritten or redistribu]

“Una banca può essere uccisa da una governance inadeguata e quello di Veneto Banca è uno di questi casi. L’istituto è stato distrutto ad opera di un’alta direzione fortemente ambiziosa ma anche opportunista che ha messo il proprio interesse al di sopra di tutto”, così ha esordito l’economista Maurizio Baravelli durante il convegno sugli “Omicidi d’impresa” che si è svolto mercoledi 21 giugno alla Sapienza di Roma. Un dibattito singolare tra economisti, giuristi, commercialisti e rappresentanti del mondo della vigilanza che ha preso spunto dalla presentazione del libro di Claudio Patalano “Omicidio di impresa. Il caso del gruppo bancario Delta”, edito da Rubbettino, per analizzare alcuni dei casi più eclatanti che si sono verificati negli ultimi anni in Italia.

PRESENTATO L’OSSERVATORIO SUGLI OMICIDI D’IMPRESA
Il contributo di Baravelli, che ha ammesso di essere stato consulente di Veneto Banca e proprio per questo si è detto a maggior ragione rammaricato dalle scelte del vertice aziendale che hanno portato l’istituto alla rovina, è stato volutamente molto legato all’attualità. Gli npl e le “silenziose esecuzioni di massa delle imprese insolventi”, il caso Dexia-Crediop e quello di Veneto Banca, rappresentano, secondo Baravelli tre esempi di omicidi-suicidi di imprese perpretati per motivi esogeni alla loro capacità di stare sul mercato. Un’analisi molto severa quella dell’economista (è ordinario di Economia e gestione della banca) che trova perfetto riscontro nel lavoro che si accinge a fare il neonato Osservatorio sugli omicidi d’impresa fondato da Claudio Patalano con un gruppo di esperti proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni e i media sulla distruzione di valore e di posti di lavoro che questi queste storie comportano.

Nei primi anni Duemila il gruppo finanziario bolognese Delta era diventato uno dei principali operatori del paese nel settore del credito al consumo con oltre 1.000 addetti. Ma l’impresa è stata distrutta dal corto circuito di funzioni e poteri dei soggetti pubblici e privati a vario titolo coinvolti. «Proprio il racconto di questa vicenda vissuta in prima persona è stato lo spunto per avviare una riflessione e condividerla con tanti amici e colleghi», ha spiegato Patalano, economista d’impresa con esperienze come ispettore della Banca d’Italia, direttore di Bnl e liquidatore della ex Sicilcassa.

ACCENTRAMENTO DI POTERI
Su questi concetti si è innestato l’intervento di Baravelli, che su Veneto Banca è stato particolarmente tranchant: “La crisi di diverse banche italiane, sfociata in dissesto, è dovuta a perdite su crediti così come nel caso di Veneto Banca. Ma per quanto riguarda questo istituto vi sono fattori di contesto particolari che ne fanno un caso a sé”, ha spiegato, “Dopo un percorso di espansione molto rapido, fino a raggiungere una collocazione significativa tra i gruppi bancari italiani, ha mantenuto un forte accentramento delle decisioni nella direzione generale. Veneto Banca, a mio giudizio, avrebbe dovuto chiedere la quotazione di Borsa ma ne sarebbe derivato un pericolo di perdita del controllo fortemente contrastato dal vertice aziendale”.

La ricostruzione continua ricordando l’introduzione da parte della Banca d’Italia di nuove norme sulla governance che tendevano a ridare nuova centralità al consiglio d’amministrazione riducendo il ruolo monocratico dell’amministratore delegato. “Ma ciò non è avvenuto”, prosegue Baravelli, che conclude: “Il caso insegna come una governance inadeguata possa uccidere una banca ma anche come l’opportunismo manageriale possa trasformarsi in suicidio dello stesso management, costretto a lasciare con elevati costi morali e conseguenze penali”.

Foto Ansa

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