Vahe Jilavyan: «Il Genocidio armeno è una ferita ancora aperta»

Intervista al viceministro armeno per la diaspora che sabato parteciperà ad un incontro pubblico a Torino. «Dalla Turchia ci aspettiamo un comportamento corretto»

Il Genocidio armeno è «una ferita che purtroppo non è ancora rimarginata, a causa del mancato riconoscimento da parte della Turchia», sebbene si tratti di una «verità storica» che «la comunità internazionale ha più volte dato esempio di riconoscere». A parlare è il viceministro armeno per la diaspora Vahe Jilavyan, che sabato sera, 26 gennaio, interverrà alla Winter School dell’associazione “Difendiamo il futuro” a Cherasco (Cn). Jilavyan, sempre sabato 26 gennaio, interverrà anche alle 12, presso la Sala delle Colonne del Palazzo civico di Torino, in occasione di un incontro con Piero Fassino, sindaco della Città di Torino e Silvio Magliano, vicepresidente vicario del consiglio comunale.

Viceministro Jilavyan, quali sono oggi le proporzioni del fenomeno della diaspora armena?
Su una popolazione totale di 10 milioni di armeni, oggi abbiamo una popolazione di 3 milioni in Armenia mentre gli armeni della diaspora sono circa 7 milioni.

Gli armeni in diaspora dove vivono?
Le più importanti comunità armene della diaspora si trovano in Russia (circa 3 milioni), negli Stati Uniti (circa 1,75 milioni) e in Francia (circa 600 mila).

Che cosa vuol dire vivere oggi la diaspora?
Lottare per la conservazione della propria cultura e delle tradizioni cercando di mantenere i legami con la patria.

La ferita del Genocidio armeno è ancora aperta a quasi cent’anni di distanza o si è rimarginata?
La ferita purtroppo non è rimarginata a causa del mancato riconoscimento del Genocidio armeno da parte della Turchia. La comunità internazionale invece ha più volte dato esempio di riconoscimento della verità storica, anche a livello locale, come nel caso del recente riconoscimento da parte del comune di Torino avvenuto il 6 febbraio 2012.

Le persone e/o le comunità armene sparse per il mondo sperano ancora di tornare nella loro terra?
Le persone ormai sono profondamente radicate nei rispettivi paesi che li hanno accolti e, appartenendo alla terza generazione, sono completamente integrate nelle rispettive società. Anche se pensiamo che numerosi armeni gradirebbero fare rientro nella terra dei propri avi.

Cosa vi aspettate dalla Turchia? In quale obiettivo “minimo” di riconoscimento sperate?
Dalla Turchia ci aspettiamo un comportamento corretto sulla strada del riconoscimento della verità storica; cosa, peraltro, già fatta da diversi Stati nel mondo e da circa una settantina di amministrazioni locali sparse per l’Italia.

L’Armenia è un paese a metà strada tra la Russia e il Medio Oriente ma con una storia legata a doppio filo con l’Europa contemporanea: come si colloca oggi nel contesto delle relazioni tra Stati? A chi vi sentite più vicini?
Essendo il primo paese al mondo ad avere adottato nel 301 il cristianesimo come religione di Stato e per le ragioni storiche che lei ha citato, l’Armenia mantiene i suoi rapporti tradizionali con la Russia, per quanto riguarda i campi dell’economia e quello militare, e con l’Europa in tutti i settori.

Noi tutti conosciamo personaggi del mondo dello spettacolo come Kim Kardashian, Cher e Charles Aznavour, ma chi sono realmente gli armeni?
Gli armeni eccellenti sono ben più numerosi di quelli da lei citati. Oltre al grande Charles Aznavour, rinomato cantautore e apprezzato diplomatico dello Stato armeno, potrei elencare nomi di decine di armeni che hanno contribuito allo sviluppo della cultura occidentale. Solo per ricordarne alcuni, basti pensare a Giacomo Luigi Ciamician (chimico e nel 1910 senatore del Regno d’Italia, ndr), ai fratelli Mikoyan (Artem, ingegnere progettista di aeroplani a lungo a capo dell’ufficio tecnico della casa russa Mig, e suo fratello maggiore Anastas, politico sovietico), a Calouste Gulbenkiyan (uomo d’affari e filantropo), a Viktor Hambartsumyan (astrofisico) o, ancora, al pittore Ivan Aivazoswki. Ma oltre alle eccellenze nel campo delle scienze e della tecnologia, vorrei anche ricordare la Nazionale di Scacchi dell’Armenia che si è laureata per ben tre volte campione olimpionica degli scacchi nelle ultime quattro edizioni. Un risultato straordinario fuori dalla portata di qualsiasi altra nazione al mondo.