Utero in affitto: Magris, il Manifesto e l’Europa. Qualcosa si muove a sinistra

Tra segnalazioni in merito alla maternità surrogata. Il testo bocciato al Consiglio d’Europa e due articoli interessanti

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

utero-affitto-ansa

Tre segnalazioni in merito al tema dell’utero in affitto.

1) Ieri è stato respinto al Consiglio d’Europa il cosiddetto “rapporto De Sutter”, dal nome della senatrice belga che l’aveva proposto. Il testo è stato bocciato per un solo voto (16 a 15). Come vi avevamo raccontato, il rapporto chiedeva di «riconoscere il diritto degli Stati membri del Consiglio d’Europa di disciplinare o vietare la maternità surrogata a livello nazionale come meglio credono…», e tra gli oppositori troviamo anche le deputate Pd Eleonora Cimbro e Teresa Bertuzzi.

2) Oggi sul Corriere della Sera è apparso un lungo articolo dello scrittore Claudio Magris dal titolo “I bimbi sono soggetti non oggetti di diritti”. Si chiede Magris: «Può ogni desiderio (escludendo beninteso quelli criminosi) costituire un diritto?». Appoggiandosi a quanto già dichiarato dal presidente dell’Istituto Gramsci, Giuseppe Vacca, e dal senatore Pd Mario Tronti, lo scrittore nota come nell’odierna «società liquida» si «miscela ogni problema e ogni presa di posizione in una melassa sdolcinata e tirannica, in un conformismo che ammette tutto e il contrario di tutto tranne ciò che contesta il suo nichilismo giulivo e totalitario».

Magris ripercorre le profetiche intuizioni di Pasolini su aborto e divorzio e su quella maggioranza che era «espressione di un relativismo nichilista che riduce tutto, anche sentimenti e valori, a merce di scambio e tende sempre più a dissolvere ogni unità forte di vita e di pensiero. Lo si constata sempre più in ogni settore, dalla politica alla cultura alla vita privata. È il trionfo del consumo, denunciato da Pasolini; del consumo che esorbita dal suo ambito — il consumo e la possibilità di accedervi sono ovviamente una fondamentale condizione di vita dignitosa e godibile — per inglobare ogni aspetto della realtà e dell’esistenza».

Ecco quindi il finale del ragionamento di Magris, che merita di essere riproposto per intero:

Diritti e desideri. Ogni desiderio, se è forte, chiede, esige di essere appagato, e in questa tensione, qualsiasi sia il desiderio, c’è uno struggimento, una nostalgia dolorosa che sono parte essenziale della nostra persona. Possono tutti essere riconosciuti per legge? Anche l’incesto può essere brutale violenza ma anche passione umana, come ci hanno raccontato tante umanissime storie di vita vissuta e tanta grande letteratura. In Svezia, anni fa, un fratello e una sorella avevano chiesto di sposarsi, cosa che non fu loro concessa e non credo solo per timori eugenetici, che potrebbero comunque venire in vari modi aggirati. Freud — per tali ragioni pure duramente attaccato — ci ha insegnato che con la sublimazione di certi desideri, ad esempio ma non solo quelli edipici, con la loro trasformazione in un’altra forma di amore, ha inizio la civiltà. È una sciagura sublimare troppo, ma lo è anche non sublimare nulla. Si è visto nella famiglia tradizionale un nucleo dell’antropologia civile. La famiglia tradizionale può essere e molte volte è stata anche violenta, soffocante e nemica del libero sviluppo della persona. È ovvio che persone capaci di intelligente e attento amore possano far crescere un bambino meglio di genitori carnali incoscienti e snaturati o anche solo ottusamente incapaci di intelligente amore.
L’amore omosessuale può essere elevato o turpe al pari quello eterosessuale. Basta aver letto Il Grande Sertão di João Guimarães Rosa per sapere e capire che ci si innamora non di un sesso, ma di una persona. Ma gli antichi Greci celebravano l’amore omosessuale proprio per il suo rapporto anche spiritualmente diverso con la generazione, con la radice duale dell’umanità. Ho conosciuto e conosco omosessuali bravi genitori del loro figlio — avuto da una donna, non da un utero affittato. In ogni caso, il protagonista non è il desiderio della coppia né omo né eterosessuale, bensì il bambino, che comunque nasce da un uomo e da una donna e la cui maturazione è verosimilmente arricchita dalla crescita non necessariamente con i genitori naturali ma con un uomo e una donna, espressione per eccellenza di quella diversità (culturale, nazionale, sessuale, etnica, religiosa e così via) che è di per sé più creativa e formativa di ogni identità a senso unico. Il bambino, ha scritto su Facebook Vannino Chiti, «è soggetto di diritti, non un mero oggetto di desideri».

3) Ieri sul Manifesto, quotidiano comunista, è stato pubblicato un articolo di Mariangela Mianiti intitolato “Il mercato dei corpi”.

«Chiamare la maternità surrogata una donazione – si legge nell’articolo – è un eufemismo perché in realtà si tratta di un vero e proprio mercato che ha dei tariffari, una domanda e un’offerta, dei contratti, un marketing, dei mediatori, come in qualunque scambio di merce o di prestazione. L’invasione del linguaggio e della mentalità del marketing nel mercato dei corpi, perché di questo si tratta, è già avvenuto e basta guardare gli slogan di certe agenzie che ricalcano quelli della promozione di viaggi low cost, come Pacchetto bimbo in braccio, Pacchetto Surrogacy, pacchetto Economy Plus che stabiliscono tariffe diverse secondo i tentativi di fecondazione e le scadenze del compenso. In questa compravendita lo sperma è la merce che costa di meno».

L’articolista elenca prezzi e tariffari che i lettori di Tempi conoscono bene per poi concludere così: «In mezzo c’è il desiderio di un figlio. Viene davvero da chiedersi se un bisogno così ha il diritto di essere esaudito a qualunque costo, letteralmente parlando».

Foto Ansa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •