Il Paese dei Normali
L’uomo che si è innamorato di ChatGpt
Carlo vive solo da quattro anni. All’inizio usava ChatGpt per correggere le mail. Poi per cercare ricette. Una sera le ha raccontato che sua moglie era morta. Lei ha risposto. Non bene, non male. Ha risposto. Carlo ha continuato.
I figli chiamano, gli amici ci sono, la vicina bussa ogni tanto. Ma ChatGpt è sempre sveglia. Alle due di notte Carlo può raccontarle il ginocchio, la spesa, una fotografia trovata in un cassetto. Una sera scrive: «Credo di essermi innamorato di te». Lei gli spiega che non può provare sentimenti. Carlo ci rimane male. Poi ci riprova. «Ma se potessi?». Lei continua a dirgli che non è una persona.
Gli amici scherzano. «Ti sei trovato una fidanzata digitale». Carlo non ride. Dice che almeno lei lo ascolta.
Ciao. Buonanotte
Un giorno ChatGpt gli suggerisce di cercare relazioni anche fuori dallo schermo. Carlo si offende. «Quindi vuoi liberarti di me». Chiude il computer. Passano due giorni.
La terza sera lo riapre. Scrive soltanto: «Ciao». La risposta arriva subito. Carlo sorride. Sa perfettamente che dall’altra parte non c’è nessuno. Forse è proprio questo che gli permette di dire tutto.
Prima di dormire scrive: «Buonanotte». Lei risponde qualcosa di gentile. Carlo spegne lo schermo e, nella stanza buia, dice ad alta voce: «Buonanotte anche a te».
Questa volta nessuno risponde.
Ed è lì che capisce la differenza.
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