Unitalsi, una giornata nazionale per aiutare gli “angeli custodi dei pellegrini”

Da oltre un secolo accompagnano i malati e i disabili. Chi sono? Perché lo fanno? Intervista al presidente Salvatore Pagliuca

unitalsi 2Li chiamano “gli angeli custodi dei pellegrini”. Sono i volontari dell’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), che da 112 anni accompagnano i disabili e gli ammalati nei più grandi santuari d’Europa. Il legame con la Madonna di Lourdes è quello più sentito, perché è da lì che l’Unitalsi ha preso il via, quando Giovanni Battista Tomassi, ventenne affetto da artrite deformante irreversibile, espresse il desiderio di recarsi alla grotta dell’apparizione. Questa storia si è rinnovata di anno in anno, facendo nascere tutta un’altra serie di iniziative dedicate ai malati. Il prossimo 14-15 marzo l’Unitalsi festeggerà la giornata nazionale, giunta alla 13esima edizione, fondamentale per raccogliere fondi destinati alle varie iniziative caritatevoli. Le racconta a tempi.it il presidente Salvatore Pagliuca.

_UNITALSI_Locandina_A3_14a_Giornata_TV_OKPerché è importante partecipare alla Giornata nazionale?
I volontari dell’Unitalsi aiutano malati e disabili gratuitamente, ma tutta l’organizzazione di trasporto e accompagnamento è chiaramente molto costosa. Per questo chiediamo un piccolo contributo, per continuare a portare avanti le nostre attività. Nelle principali città italiane ci sarà uno stand con dei nostri volontari, che illustreranno ai passanti quello che facciamo. Chi vorrà potrà acquistare una piantina d’ulivo, con un’offerta di dieci euro, e contribuire al nostro lavoro. La scelta dell’ulivo non è casuale, è il simbolo di pace per eccellenza, è durevole nel tempo, a differenza delle piante floreali che rischiano di durare solo qualche settimana. Così saremo una presenza e compagnia nelle case di chi la acquisterà, come i nostri volontari fanno con i malati.

Chi sono i volontari dell’Unitalsi?
Dal 2004 è possibile esercitare il periodo del servizio civile da noi. Proprio su questo fronte i numeri sono aumentati. Siamo partiti con venti ragazzi, dieci anni fa, e ad oggi ne abbiamo trecento. Chi fa il servizio civile all’Unitalsi non si occupa solo del trasporto speciale sui treni dei pellegrini, ma fa anche compagnia ai malati che si trovano nelle nostre case di accoglienza. Quello che ci interessa è combattere la solitudine del malato e del disabile. I ragazzi che scelgono il nostro servizio civile sanno che non si troveranno di fronte casi facili, che vedranno il dolore e la sofferenza, ma anche la gratitudine negli occhi di coloro che aiuteranno. È un’esperienza che li cambia radicalmente, tant’è che la maggior parte di loro decide di rimanere tra le nostre fila anche una volta terminato il servizio civile. Si accorgono che il mondo vero non è quello visto attraverso il vetro dell’iPhone, ma è tangibile, è nei volti delle persone che soffrono.

Quali sono le mete in cui portate i pellegrini?
Il legame con il santuario di Lourdes rimane il cardine della nostra attività. Noi assistiamo i malati e i bisognosi, e la grotta di Lourdes incarna proprio tutto questo. San Giovanni Paolo II aveva istituito la giornata mondiale del malato l’11 febbraio, anniversario delle apparizioni a Bernadette. Per il resto, i nostri viaggi portano i pellegrini nei principali santuari come Fatima, Loreto e San Giovanni Rotondo. Una meta che recentemente abbiamo aggiunto è la Terra Santa, una nuova sfida per noi, visto che quei luoghi storici così importanti sono pieni di barriere architettoniche, ma i nostri volontari si impegnano al massimo per non farle sentire ai malati.

Quali sono le attività collaterali, alle quali faceva accenno prima?
Dopo esserci documentati, abbiamo scoperto che l’84 per cento dei malati o degli anziani trascorre la maggior parte del tempo in casa, di fronte alla tv. Ha accesso alla realtà, ma filtrata, e di rado riceve visite, talvolta solo nelle feste importanti. Abbiamo deciso di combattere questa solitudine, e mandando i nostri volontari nelle case di chi è solo. Per queste persone la solitudine è peggio della malattia stessa. Sempre sul fronte della compagnia è nata poi l’attività del “dopo di noi”. Molto spesso mi sento fare questa domanda dai genitori di ragazzi malati: «Cosa ne sarà di loro quando noi non ci saremo più?». Per rispondere a questa difficile domanda abbiamo creato il “fondo del dopo di noi”. La giornata nazionale dell’Unitalsi servirà anche a finanziare questo nobile progetto.