Unioni civili. Parlano gli ayatollah: il sì di Magistratura Democratica alle adozioni gay

“O la legge la fate voi, o ci pensiamo noi”. Come interpretare l’appello di Md al parlamento per la stepchild adoption (siamo in una teocrazia giudiziaria?)

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Parliamo dell’Italia e del modo con cui in Italia stanno cercando di imporre al di sopra (o al di sotto) della democrazia e del consenso popolare le adozioni gay.

Dunque, in Italia funziona così: se sei un uomo e una donna regolarmente sposati e vai all’estero e ti disponi ad accogliere un bambino orfano e diseredato senza rispettare al millimetro la complicatissima trafila psicologico-burocratico-legale delle adozioni internazionali e riesci lo stesso a portarti a casa quel bambino per dargli vitto, alloggio, un futuro e una famiglia, appena sbarchi in Italia parte la Volante, ti portano via il figlio, finisci in galera, buttano via le chiavi e il bambino lo portano dritto in una “comunità protetta”.

Se invece sei una coppia dello stesso sesso che ha un grande desiderio di maternità e/o paternità, tu crei una situazione di fatto e poi vediamo chi porta via te e il bambino.

In cosa consiste questa situazione di fatto, che si crea nella certezza più assoluta che non solo nessun magistrato o assistente sociale ti darà fastidio ma, anzi, il magistrato e l’assistente sociale, il giornalista e la televisione nazionale, applaudiranno te e il tuo partner perché in questo modo avete sfidato i tabù oscurantisti, la morale vittoriana, il medioevo della Chiesa cattolica, contribuendo eroicamente alla causa del Progresso?

La situazione di fatto che ti viene consigliato di creare per poi passare all’incasso del riconoscimento giuridico, sociale e relativa comparsata televisiva che segnerà il trionfo della performance progressista è la seguente: tu prendi il tuo compagno/a, e nel caso siate due uomini andate in una clinica in America o in India, mescolate lo sperma (prima che l’uno o l’altro un giorno arrivi a rivendicare in esclusiva la paternità, come ha fatto Elton John con il suo partner), scegliete dal campionario degli ovuli venduti da una svedese piuttosto che da una spagnola quello che si addice alla vostra sensibilità amorosa; mettete sotto contratto una donna che per una cifra compresa tra i 40 mila e i 150 mila dollari ospiterà l’incontro tra sperma e ovuli, la fecondazione dell’embrione e, alla fine della gravidanza, vi consegnerà il bambino/a pronto per il menage famigliare.

Cosa succede se qualcosa va storto, se non ti piace, se ha il nasino un po’ storto? Niente di speciale. Per contratto è previsto che la gestante non abbia alcun diritto. Liberi gli acquirenti di buttare il bambino nel cesso o di non ritirarlo. Ecco. Ma se tutto va bene? Semplice, la coppia torna in Italia. E che potrà mai fare un giudice se non riconoscere l’omogenitorialità e il bambino? Volete che un bambino resti orfano?

Nel caso di due donne è tutto più semplice: possono anch’esse ordinare l’utero in affitto, ma ovviamente ci si può servire di un seme anonimo e farsi ingravidare. Via fecondazione artificiale (pare ci sia un tale, in Gran Bretagna, che già chiamano “inseminator”, perché ha già venduto sperma per 800 gravidanze). Oppure ricorrendo alla classica penetrazione naturale (fai un fischio a un amico). Dopo di che, stesso movimento: torni con la tua bella dalla Spagna e col tuo bel pancione ti fai intervistare e acclamare quale madre che non può essere riconosciuta coniuge e non può godere dei diritti di ogni sposato. Vuoi non trovare un magistrato che, con tutte le organizzazioni gay e i giornali che ti portano in palmo di “caso” di discriminazione, benedice una storia che ti sei andata a cercare tu e, naturalmente, per contribuire a far progredire il mondo?

Ovviamente tutti questi bambini sono i mezzi con cui si persegue il fine della grande rivoluzione Lgbt. Ecco cos’è una situazione di fatto: è mettere in campo una strategia per cui i bambini diventano strumenti e ostaggi per l’affermazione di un agenda politica, l’agenda politica gay. In Italia funziona così.

Così che, proprio in tema di adozioni gay, a fronte di un dibattito che sta infiammando e dividendo il Paese, in Italia si rischia ancora una volta che sia la magistratura a dirimere la questione. E a dirimerla nei modi e nelle forme che già conosciamo e a cui abbiamo accennato parlando di situazioni create ad hoc e poi portate in tribunale.

Perciò, fate attenzione cittadini italiani che, comunque la pensiate, vi illudete ancora di vivere in una democrazia dove vige la divisione dei poteri. Dove c’è un parlamento che fa le leggi e una magistratura che le leggi rispetta e fa rispettare, “senza se e senza ma”, non attribuendosi la prerogativa di fare le leggi e tenendosi a debita distanza da ogni intromissione negli affari concernenti la sovranità popolare.

In realtà, sopra le teste e sopra le istituzioni democratiche degli italiani, si erge sempre più risoluta a far valere il proprio sterminato potere (che non ha eguali al mondo fatta eccezione, forse, per paesi come l’Iran e l’Arabia Saudita) la teocrazia togata. La quale teocrazia (o Casta) proprio in queste ore è tornata ad avvertire che la legge sulle unioni civili s’ha da fare. E s’ha da fare, non nei modi previsti dalle procedure democratiche che prevedono perfino la discussione in piazza, sui giornali, in tv e nelle apposite commissioni parlamentari. No. S’ha da fare nei modi e forme previste dall’indiscutibile Monica Cirinnà.

Perciò, basta discutere e frapporre obiezioni alle adozioni gay. È quanto prescrive (e minaccia) l’appello promosso dalla Magistratura Democratica. La quale magistratura ci viene a raccontare tutte le storielle lacrimevoli che sappiamo, ben conoscendo la realtà di bambini fatti strumento e ostaggio di una battaglia squisitamente politica.

Cosa significa questa ennesima entrata a gamba tesa di Magistratura Democratica e dei circoli dell’accademia giuridica che fanno riferimento alla tradizione (in magistratura e in accademia) di un’area politica che ha le sue radici e una storia che va dal Pci-Pds-Ds-Pd ai movimenti dell’estrema sinistra? Ci stanno dicendo: “Forse non avete capito bene, cari italiani e cari parlamentari: non soltanto ci permettiamo di decidere la politica industriale (caso Ilva), di contrastare le leggi in materia di ordine pubblico (caso “ira Anm contro la mancata abolizione del reato di clandestinità”), di insegnare agli scienziati cos’è la vera scienza (casi Stamina, “terremoto non previsto” dell’Aquila, Xylella), ma siamo noi che dettiamo tutte le leggi, comprese quelle cosiddette eticamente sensibili”.

La legge Cirinnà divide il Paese perché l’85 per cento degli italiani è contrario alle adozioni gay? “Beh, noi che siamo la Magistratura Democratica siamo per le adozioni gay e se il parlamento non le approva, sappia che a noi ciò non interessa un bel piffero. Gli eletti dal popolo in parlamento possono discutere e decidere quel che pare a loro e il popolo può organizzare tutti i Family day che vuole: sappiano che tanto decidiamo noi e continueremo a farlo, interpretando e piegando le leggi a nostro libero arbitrio e piacimento. Lo abbiamo fatto con il referendum sull’embrione, lo abbiamo fatto con Eluana Englaro, lo rifaremo con le adozioni omosessuali finché parlamento e popolo non si arrenderanno all’evidenza che lo Stato siamo noi, la teocrazia pure, la Casta anche. E l’Italia è una Repubblica Giudiziaria a sovranità togata”.

Interpretazione ardita? Vedete un po’ voi. Di fatto, non appena si è profilata all’orizzonte la concreta possibilità che la controversa legge Cirinnà non venisse approvata per via dell’apertura alle adozioni gay e, di conseguenza, alla “incivile” (Eugenio Scalfari) e “abominevole” (Livia Turco) pratica dell’utero in affitto – pratica che femministe (Se non ora quando) e personalità autorevoli del mondo gay (Aurelio Mancuso) denunciano giustamente (vedi sopra) come mercificazione delle donne e cosificazione dei bambini – ecco che è arrivato il pesante intervento di Md e dintorni. E, visti i precedenti, non ci sono dubbi su come interpretarlo: “O la legge la fate voi, o ci pensiamo noi”. Neanche in Iran.

Foto Gay Pride da Shutterstock


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