Una petizione per chiedere ad Alfano di «stare dalla parte della famiglia a ogni costo»

Lettera da Generazione Famiglia: «Il dossier “unioni civili” è saldamente nelle mani del governo, da Ncd ci aspettiamo un’opposizione più credibile»

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Caro direttore, il popolo del Family Day e le decine di milioni di italiani rappresentati al Circo Massimo il 30 gennaio scorso hanno da oggi gli occhi puntati sui 315 scranni del Senato della Repubblica italiana. Li fissiamo uno per uno e tutti insieme.

Si inizia a votare una delle leggi più ideologiche e incostituzionali degli ultimi decenni, una legge scientemente immaginata per sradicare il diritto di famiglia dall’humus che gli dà vita, specie nelle ramificazioni sulla genitorialità e la filiazione: l’unicità antropologica della dualità complementare tra l’uomo e la donna. Associazioni, realtà e protagonisti del nostro tempo hanno mostrato senza sosta ai cittadini le croci che l’approvazione del ddl Cirinnà addosserebbe sulle spalle delle prossime generazioni, a cominciare dall’odiosa piaga dell’utero in affitto che si vorrebbe tutelare col trucco della “stepchild adoption”.

Sappiamo che in Senato gli equilibri politici sono in questo momento allo stato liquido, e che si consolideranno probabilmente solo all’ombra dei voti segreti. Il Pd, che pure è primo sponsor del ddl, sta vivendo sulle unioni civili il più intenso travaglio di epoca renziana, e persino Beppe Grillo ha preso la storica decisione di sottomettere l’autorità della rete alla sovranità della coscienza, mentre il drappello di Denis Verdini si è consacrato al ruolo di badante del Pd (per la gioia della recalcitrante minoranza “turca”?). Quanto al centrodestra di opposizione, sembra che il contrasto al ddl Cirinnà stia ricompattando alla bene e meglio, con defezioni individuali che speriamo marginalissime, lo schieramento che dovrebbe contendere al centrosinistra le amministrazioni prossimamente al voto.

Sappiamo bene però che il vero ago della bilancia non riguarda gli equilibri in Parlamento, ma nel Governo, e pone al centro dell’attenzione di tutti le scelte del Nuovo Centrodestra. È fin troppo chiaro che la coincidenza nella persona di Matteo Renzi dei ruoli di Presidente del Consiglio dei Ministri e segretario del partito di maggioranza relativa non permette di fingere che quella sulle unioni civili sia una bega meramente parlamentare, e che non sia invece un vanto sempre più centrale della propaganda sulla (presunta) modernizzazione dell’Italia declamata proprio dal Renzi-Premier.

Non risulta però che il simil-matrimonio-gay o l’apertura all’utero in affitto fossero nei meriti che l’Esecutivo avrebbe dovuto intestarsi secondo i patti originari con il Ncd. Se così non fosse, d’altro canto, non si capirebbe perché il Ministro Alfano abbia comunque sentito l’esigenza di prospettare imprecisate “conseguenze traumatiche” negli equilibri di Governo se le unioni civili dovessero passare con un accordo Pd-M5S: è o non è un affare che riguarda esclusivamente il Parlamento? No, non lo è. Il dossier “unioni civili” è saldamente nelle mani del Governo, a maggior gloria del Governo stesso se dovessero essere approvate.

Per questo ci saremmo aspettati (e forse contra spem ci aspettiamo ancora) da Angelino Alfano una postura ben più salda nei confronti dell’alleato, per un’opposizione ben più credibile a una legge che fa il male del Paese. Una petizione online fresca di pochi giorni ha già raccolto oltre 40 mila firme per chiedere ad Alfano e a tutto il Ncd di rappresentare il popolo del Family Day – come hanno detto di voler fare – non solo a parole, o “a tweet”, ma anche coi fatti e soprattutto ad ogni costo, come quella piazza ha chiesto. La sottopongo all’attenzione Sua e dei Suoi lettori.
Filippo Savarese portavoce di Generazione Famiglia

Naturalmente condivido, caro Savarese, e su Ncd quello che avevo da dire l’ho detto pubblicamente. Quanto ai lettori, firmate e moltiplicate la pressione, si vinca o si perda sono belle giornate quelle sottratte al pensiero unico, come quello rappresentato dal procuratore di parte – invece che presidente di tutti – del Senato.
Luigi Amicone

Foto Ansa


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