Un vino (del Nord-Ovest) per Mauro

Enogastronomia politica

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Il vino da Messa è bianco per un motivo pratico: non sporca i paramenti. Almeno così si usa in Occidente, mentre le Chiese d’Oriente non transigono sul fatto che il simbolo del sangue sia rosso e basta. Punto. Detto questo non si capisce per quale motivo Mario Mauro, nel video elettorale registrato un mese fa in una trattoria, abbia accettato di farsi intervistare, facendo finta di bere un vino bianco con le olive della Puglia. Cosa potranno mai pensare i suoi potenziali elettori piemontesi, pavesi o della Valtellina? Credo in ogni caso che abbia recuperato in fretta la gaffe anemica di Roby Ronza, incontrando in lungo e in largo la gente che vive e brindando con i rossi di carattere di loro produzione. La campagna elettorale è sempre un momento magico. Avviene nel periodo più bello dell’anno e, in questo caso, si colloca in una stagione del nostro Paese dove sta tornando la voglia di fare politica; in cui un io anchilosato, ancora una volta, tenta un’espressione. Comunque vada, l’uomo che è arrivato dalla società e compete con i grandi del mestiere, ha riacceso una speranza che ha quasi il valore di dare dignità ad un popolo. Ci pensavo giorni fa, mentre stavo seduto in mezzo a una campagna rigogliosa, nell’area di un convento abitato da settanta monaci, dopo aver mangiato una pasta e fagioli da primato insieme al priore Enzo Bianchi e ad Edoardo Raspelli. Ci siamo incontrati per pura simpatia, appurando che il mangiare e il bere sono un segno. Anzi ha detto padre Enzo: “È un modo di voler bene, giacché il mangiare e bere è un atto di amore per la crescita”. Il far da mangiare bene – allora – è un gesto di amicizia, perché cresca un animo riconoscente. A Mario Mauro voglio dedicare un bicchiere di vino di quella sera: “una” Barbera d’Asti “Ru” di Franco Chiappone (tel. 0141/721424) di Nizza Monferrato. È un vino poco conosciuto, ma è talmente ampio, generoso, ammandorlato in bocca, che ti fa andare dritto in Europa. O giù di lì. (massolon@tin.it)

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