Ucraina. Kiev tra i roghi, 26 morti e oltre 200 feriti

I manifestanti hanno iniziato roghi di copertoni per difendersi dagli agenti antisommossa. Mosca: «È colpo di stato». L’Ue e la Germania: «Pronti a sanzioni al regime di Yanukovich»

L’Ucraina si sveglia con 26 morti e 351 feriti (almeno 241 quelli che secondo il ministero della Sanità risultano ricoverati in ospedale): ieri Kiev è stata messa letteralmente a ferro e fuoco negli scontri tra i manifestanti antigovernativi e le forze di polizia. Lungo piazza Maidan, dove i manifestanti da mesi si erano accampati organizzando anche una tendopoli per difendersi dal freddo invernale ma mantenere sempre la “postazione”, gli antigovernativi hanno creato una sorta di “muro di fiamme e fumo” tra loro e la polizia, che aveva l’ordine di farli sgomberare (anche con cariche e con carriarmati), incendiando migliaia di copertoni di gomma. Per tutta la sera e gran parte della notte le fiamme sono divampate nel pieno centro della capitale.

I NEGOZIATI FALLITI E LA RUSSIA. Ieri si era anche tenuto un incontro tra il presidente Viktor Yanukovich e il leader dell’opposizione Vitaly Klitchco, che si era concluso però in modo fallimentare. Klitchco aveva insistito perché il presidente si decidesse ad accettare le riforme costituzionali che limitassero i suoi poteri e a convocare elezioni anticipate, ma Yanukovich si è rifiutato. È di questi giorni però la notizia che la Russia ha inviato all’Ucraina 2 miliardi di dollari, con l’obiettivo, secondo i manifestanti, proprio di bloccare le proteste pro Europa e contro la stessa Russia. È stata questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso e fatto scendere la gente in piazza ieri: oggi Mosca ha parlato di «tentativo di colpo di stato in Ucraina», rimarcando le distanze tra i due fronti. Ieri il presidente aveva promesso che avrebbe fermato gli agenti antisommossa, ma così non era stato.

LA PROTESTA SI ESTENDE. Anche stamattina intanto i roghi proseguono nella capitale e le proteste si estendono. Tutte le metropolitane sono chiuse, rendendo difficile gli spostamenti anche per andare a lavorare, A Leopoli, città sul confine occidentale con la Polonia, diversi manifestanti hanno avviato una sassaiola contro il palazzo della Regione, e poi lo hanno occupato senza trovare resistenze. Un altro gruppo di centinaia di manifestanti ha occupato il commissariato locale della polizia, creando una barricata di fuoco davanti all’ingresso, incendiando i mobili dell’ufficio.

L’UE E LA CASA BIANCA SI MOBILITANO. Già mercoledì scorso il presidente della Commissione José Barroso ha minacciato «sanzioni»: sembra che sarà questa la linea perseguita anche ora. Oggi la responsabile della politica estera dell’Ue, lady Catherine Ashton, ha convocato una riunione straordinaria del comitato politico di sicurezza dell’Ue (Cops). Intanto anche gli Stati Uniti hanno comunicato ufficialmente che il vicepresidente Joe Biden ha telefonato a Yanukovich per chiedere esplicitamente al presidente di ritirare le forze antisommossa e di polizia dalla piazza, dichiarandosi molto preoccupato per il dilagare della violenza. Per la prima volta la Germania ha chiesto esplicitamente «sanzioni per il regime».

IL PAPA: «SEGUO CON PREOCCUPAZIONE». Anche papa Francesco, ha dedicato oggi un messaggio a Kiev: «Seguo con animo preoccupato quanto sta accadendo a Kiev. Assicuro la mia vicinanza alle vittime, e prego per loro e le loro famiglie. Invito i responsabili di queste violanze a cessare e cercare la concordia per il bene del paese»