La città della regione di Donetsk è prossima a cadere, ma da mesi non ha più senso per la Russia conquistarla e per l'Ucraina difenderla. Pokrovsk ormai è solo un simbolo. Ma decine di migliaia di soldati continuano a morire
Un soldato di un'unità di artiglieria dell'esercito ucraino di stanza a Pokrovsk (foto Ansa)
L'accerchiamento di Pokrovsk è quasi completo. La Russia lo ripete da settimane e martedì oltre 300 soldati russi sono entrati nella città al centro di una rinnovata offensiva nell'oblast di Donetsk. L'obiettivo delle truppe sarebbe quello di raggiungere il limite settentrionale e così chiudere la morsa.
A sentire le sirene russe, Pokrovsk non ha scampo e farebbe meglio ad arrendersi, ma il comandante delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrskyj, smentisce e afferma che nonostante le 150 mila truppe inviate dal Cremlino, la città continua a difendersi in modo efficace.
Ma a che scopo attaccano gli uni e si difendono gli altri? Secondo l'Institute for the Study of War (Isw), il think tank americano che monitora il conflitto, conquistare la città non cambierebbe l'andamento della guerra per la Russia. Allo stesso tempo, perderla non sarebbe una tragedia per l'Ucraina.
Uno screenshot dell'11 novembre della mappa di Deep State, che monitora gli sviluppi del conflitto in Ucraina. In rosso ...
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