Tutto scorre, ma non l’Oliviero

Bokassa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Deve essere proprio un “sardo tosto” il guardiasigilli Oliviero Diliberto. Lui, è uno di quelli che “non mollano mai”: sulle polemiche; sul fatto di definirsi ancora comunista; sul non lasciar mai una poltrona; sul “partire in tromba e ritirarsi con identica faccia”. Sulla vicenda del giudice unico, rimarranno alcuni emblematici documenti televisivi, con un Diliberto che sguaina la spada, dicendo che “La maggioranza va alla guerra, allo scontro e scontro sia” e poi: “La posizione della maggioranza, il documento di questa maggioranza è intangibile”. Se il giorno dopo, cambia tutto, se c’è un accordo che rende il documento friabile, Diliberto prende ugualmente cappuccino e brioche alla “bouvette”, senza fare una piega. Anzi, con il piglio di chi dice: “A questo punto andiamo avanti”. Del resto il guardiasigilli, cresciuto all’ombra di un “democratico” come l’Armando Cossutta, per decenni uomo di fiducia del Kgb, aveva già dimostrato la sua tenuta. Oliviero Diliberto, il comunista, è quello che, come ministro della Giustizia, ha accompagnato il “corso” governativo della guerra e dei bombardamenti. Ogni tanto compariva alla mattina in televisione e diceva: l’Italia deve prendere un’iniziativa contro la guerra, questo governo lo deve fare. Al pomeriggio, senza che fosse successo nulla di concreto, sosteneva: il governo ha fatto i suoi passi. È andato avanti così per due mesi e più, senza, naturalmente, mai abbandonare la sua sedia preziosa. Ci mancava quindi che, per una questione borghese come il “gip” e il “gup”, Diliberto sentisse l’esigenza di presentare le dimissioni, come un vecchio ministro di Sua Maestà Britannica di fronte a un insuccesso in Parlamento. Diliberto è un “rivoluzionario”: che cosa avrebbe detto il suo capo, Cossutta? “Oliviero non ti farai condizionare da queste diatribe borghesi, garantiste, cattosocialriformiste. Stai lì al tuo posto”. Come Stalin, che di posti se ne intendeva. Per Diliberto non esiste infatti la “brutta figura” legata al Parlamento, che resta sempre “cretinismo parlamentare”. Diliberto sa sempre fare belle figure. Vive da comunista, ma da gran signore, in via Alghero, il “salotto” di Cagliari. Quando ritorna nella sua isola, fa bloccare addirittura la strada perché, forse, deve raggiungere in assoluta tranquillità il suo attico. Ma di che brutte figure parliamo?

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •