A Davos il presidente insiste: «Abbiamo bisogno della Groenlandia». Ma le sue mire espansionistiche gli alienano gli alleati storici: il Canada si avvicina alla Cina e Macron gioca a fare il capoclasse in Europa. E l’Italia? Un consiglio non richiesto a Giorgia Meloni
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Davos, Svizzera, 21 gennaio 2026 (Foto Ansa)
Le forze armate americane dispongono di 750 installazioni in 80 paesi del mondo, e di queste 128 sono basi militari gestite in esclusiva o quasi dagli Usa in 50 paesi. Far credere che una sovranità statunitense sulla Groenlandia sia indispensabile per ragioni di sicurezza legate alla creazione del Golden Dome, lo scudo antimissilistico che dovrebbe proteggere gli Usa da attacchi atomici verosimilmente russi, sfida le capacità logiche degli interlocutori. Anche perché la Danimarca, titolare della politica estera e di sicurezza del territorio autonomo della Groenlandia, è tutto tranne che un competitore degli Stati Uniti.
Per chi lo avesse dimenticato, è il paese che permise all’America di Barack Obama (e di Joe Biden vice presidente e membro del Consiglio per la sicurezza nazionale) di spiare Angela Merkel e altri politici tedeschi grazie al fatto che il servizio di intelligence danese era riuscito a connettersi ai cavi sottomarini attraverso i quali transitano le comunicazioni elettro...
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