Troppa austerità fa male. In Lituania i conservatori spengono i lampioni di notte. E perdono le elezioni

L’esito delle elezioni di ieri in Lituania danno vincitori i laburisti. Le politiche di austerità di Kubilius non sono piaciute. E adesso la piccola repubblica baltica si avvicina alla Russia.

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Le elezioni di ieri in Lituania hanno bocciato il governo conservatore di Andrius Kubilius, in carica da ormai quattro anni. Una notizia che può avere qualche sentore di provincialismo, se non fosse l’esempio perfetto del destino delle politiche di austerità e delle conseguenze che ne derivano. I tre milioni di cittadini baltici della piccola repubblica hanno prediletto Victor Uspaskich, imprenditore e già ministro dell’Economia, e il suo partito Populista del Lavoro, che si presentava con un programma tanto chiaro quanto vago: meno tasse, più salario ai lavoratori. I cugini socialdemocratici, che si presentavano con un programma forse più raffinato, hanno raccolto il 19,5 per cento dei consensi, a fronte del partito populista che vanta il 24,5 per cento delle preferenze. Grazie a una politica sloganistica che ha avuto l’effetto desiderato.

LUCI SPENTE NELLA NOTTE. Le ragioni della sconfitta del leader conservatore, che ha racimolato un esiguo 10 per cento dei voti, ha ragioni profonde e radicate. Nel 2008, i fondi scandinavi uniti a prestiti a basso costo hanno permesso alla Lituania di uscire da una crisi profonda ma preliminare. Quella globale, che di lì a poco colpì l’Europa, ha fatto nuovamente crescere la disoccupazione, il malcontento e soprattutto l’emigrazione – in Lituania, tutti i giorni dal 2011, ogni 50 persone che entravano nei confini, 150 se ne andavano – e Kubilius ha dovuto emanare profonde misure di austerità per poterne uscire. E adesso la Lituania vanta una crescita del Pil del 5,8 per cento. Tuttavia, gli accorgimenti per risparmiare hanno costretto Kubilius a sforbiciare a destra e a manca, senza soppesare le necessità in relazione ai bisogni. E fu così che, ad esempio, si decise di limitare la costosa illuminazione notturna della città di Vilnius, tenendo spenti due lampioni su tre durante le ore notturne – che, in un paese nordico, solitamente non sono poche –. Alcolismo, criminalità e suicidi, i problemi più gravi della società lituana, hanno trovato un fecondo terreno di crescita.

RUSSIA MON AMOUR. A cambiare, poi, sarà sicuramente la politica estera. I partiti della sinistra, ora al potere, si sono dichiarati fin da subito più vicini alla Russia che all’Europa, aprendo il settore industriale nazionale ad investimenti russi. Il capo dei laburisti, Uspaskich, iniziò la sua carriera come imprenditore nella Madre Russia. Accusato nel 2005 di malversazione finanziaria per il suo dubbio operato alla guida del ministero dell’Economia, Uspaskich si è recato a proprio Mosca, dove ha ottenuto asilo politico fino al 2008, quando, dopo essere stato rieletto al Sejmas, è riuscito a diventare parlamentare europeo. Nella stessa giornata di ieri, poi, un referendum sul nucleare voluto dai socialdemocratici ha visto oltre 6 cittadini su 10 contrari alla costruzione di una nuova centrale nucleare a Visaginas, che ospita il reattore di Ignalina bloccato dopo gli accordi con la Ue, nel 2009. Cosa significa? Beh, che sarà necessario ancora per molto tempo l’apporto della Gazprom, azienda esportatrice di gas che appartiene, per metà, allo Stato russo. Soltanto coincidenze?

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