La preghiera del mattino di Lodovico Festa
Suona la sveglia per la burocrazia di Bruxelles immersa nel suo sogno green
Sul Sussidiario Giulio Sapelli scrive: «La transizione ecologica eterodiretta ha i suoi costi immediati e sempre più pesanti, in un contesto in cui il problema diviene quello della stessa sopravvivenza dell’impresa agricola. Sì, l’impresa agricola, questa sconosciuta creatura non studiata dagli economisti (eppure noi italiani abbiamo fatto da scuola al mondo con Arrigo Serpieri e la Scuola di Portici!), non raccontata dagli agronomi e rappresentata in forme che sono divisive quanto mai, in una segmentazione dei corpi intermedi che si aggregano a fatica intorno ai due grandi tronconi storici della Confindustria, da un lato, e della Coldiretti, dall’altro».
A un certo punto una parte delle nostre élite si è convinta che la storica divisione della società tra città e campagna non esisteva più, che si poteva costituire un governo parigino invece che francese, che Milano non doveva essere più integrata al suo contado, che la sinistra non era più quella dei lavoratori ma quella delle Ztl. Come spiega Sapelli, c’è anche molta ignoranza in queste scelte. Comunque sono arrivati numerosi trattori a dare la sveglia.
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Su Formiche Lorenzo Castellani scrive: «Tutte queste difficoltà dovrebbero far riflettere la maggioranza che governa a Bruxelles e i principali partiti nazionali: una transizione ecologica pianificata dal centro a tappe forzate, calata dall’alto su territori, imprese e cittadini, senza tenere conto di questioni strategiche e di rapporti internazionali, non sono soltanto inattuabili ma controproducenti. La prossima legislatura europea dovrebbe prendere atto di questa situazione e correggere il tiro anche tenuto conto delle ripercussioni politiche di una crociata troppo ideologica».
La centrale questione dell’agricoltura e del suo rapporto con la lotta al riscaldamento globale – così ci spiega Castellani – non può essere risolta con l’idea di una pianificazione studiata e imposta dalla “burocrazia celeste” di Bruxelles.
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Nella rubrica “Il mio canto libero” sul Bollettino Adapt Maurizio Sacconi scrive: «Caduta l’illusione di un mercato globale perfetto, ricomparsa la storia con le sembianze dei carri armati, emerse le asimmetrie del nuovo salto tecnologico, la vecchia Europa non può più cullarsi nella esasperazione ideologica delle sue sensibilità sociali e ambientali».
La globalizzazione è il terreno di una nuova grande avanzata dell’umanità: è il terreno di questa avanzata, non la sua automatica soluzione, che non verrà trovata se non si rimuovono i nuovi fanatismi ideologici, a partire da quelli dell’ecologismo fanatizzato.
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Su Scenari economici Guido da Landriano scrive: «Il 30 gennaio verrà presentato al Parlamento europeo il libro di Fabio Dragoni Per non morire al verde, con prefazione di Chicco Testa, nel quale viene demolita la narrativa catastrofista del cambiamento climatico, mettendone il luce le contraddizioni che normalmente vengono nascoste dai media tradizionali. La presentazione sarà introdotta da Antonio Maria Rinaldi e vedrà la partecipazione, oltre che dell’autore, anche di Sergio Giraldi, esperto di energia, e di Giuseppe Liturri, noto per la sua conoscenza approfondita del bilancio e delle politiche europee. Inoltre parteciperanno Diego Pellerino e Marco Torlizzi. L’incontro verrà trasmesso in streaming, di cui vi proporremo il link in seguito. “Una volta l’uomo si adattava al clima. Oggi invece pensano di averlo cambiato e di cambiarlo, come novelli danzatori della pioggia. La transizione energetica di cui tanto straparlano non è un’innovazione tecnologica. Nessuno ha inventato il motore ad acqua. Semplicemente pensano di dare al mondo tutta l’energia che gli serve con dei mulini a vento. Di acciaio e cemento, ma pur sempre mulini. Funzionerà? Ovviamente no! Ma se non serve a nulla allora serve a qualcos’altro. Infatti mica vogliono farti acquistare l’auto elettrica. Vogliono proprio che tu l’auto non ce l’abbia. E il bello è che lo scrivono pure! Ma i piani ben riusciti funzionano solo nei film. È questa la buona notizia!”».
Quelli di Scenari economici sono eurocritici molto spinti. Talvolta sembrano non cogliere come questa pur scassata Unione Europea sia una delle ultime chance per contenere il declino della nostra civiltà occidentale. E se magari si riuscisse a fare una vera Unione con fondamenta costituzionali liberaldemocratiche, questa potrebbe persino diventare la base per un rilancio della civiltà occidentale stessa. Comunque, nonostante tutto, quelli di Scenari economici sono spiriti liberi che tengono viva una vera discussione pubblica anche sui controversi temi della pur indispensabile lotta al riscaldamento globale. Avere voci che non accettano la sacralità degli editti della “burocrazia celeste” bruxellese è indispensabile per tenere un po’ sveglie le nostre teste.
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