Di fronte alla tragedia di Parigi cosa possiamo fare?

La Tour Eiffel, simbolo di Parigi, si è spenta. Solo l’umiltà della fede tiene accesa la speranza. Come quella che vivo in questa piccola opera ad Asunción

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Padre, ma noi di fronte alla tragedia accaduta a Parigi cosa possiamo fare? Ci sentiamo piccoli piccoli e impotenti. Può dirci qualcosa che ci aiuti a non gettare la spugna o accettare lo scacco matto da parte del potere diabolico del male?». Più di una persona in questi giorni si è rivolta a me così. Io credo che, nel nostro piccolo, se ci lasciamo afferrare dal Mistero possiamo fare cose grandi. L’esempio della Madonna si impone ai nostri occhi: «Il Signore ha guardato alla umiltà della Sua serva» e «per questo ha fatto grandi cose attraverso di me». L’attuare del Mistero è lo stesso per ognuno di noi. Dio ha scelto il “niente” di una ragazzina perché diventasse la madre del Mistero, che attraverso di lei è entrato nello spazio e nel tempo, in ciò che chiamiamo Storia, dove fino al terminare di questo mondo si giocano insieme la libertà di Dio e la libertà dell’uomo. La Madonna nel suo “niente” poteva dire di no al Mistero, che attraverso l’Angelo la chiamava a essere madre di Suo Figlio. Fu il suo “sì” a permettere che il Verbo, la Parola, si facesse carne venendo ad accamparsi in mezzo a noi. «E per questo tutte le generazioni la chiameranno Beata», perché attraverso di lei si è compiuta la promessa che Dio aveva fatto ai nostri progenitori dopo la disfatta del peccato e la perdita dell’immortalità.

«Dov’è o Morte la tua vittoria?»
Con il peccato di Adamo la morte entrò nel mondo, con il “sì” di Maria, la nuova Eva, entrò la vita. Che commozione, che grande speranza, in questo terribile momento storico, mi invade, perché grazie al “sì” di Maria ho in me la certezza che il male non metterà la parola “fine” su ciascuno di noi. La Tour Eiffel, simbolo dell’orgoglio umano, ha spento le luci; solo l’umiltà della fede tiene accesa la piccola luce della speranza. È un momento duro per tutti, ma, amici cari, il Figlio di Maria di Nazareth è risorto ed è presente in questo piccolo gregge che, come la Madonna, dice sì al disegno che Dio ha su ciascuno di noi e, attraverso questo “piccolo resto di Israele”, sul mondo. «Queste cose dovevano accadere e continueranno ad accadere, ma non sarà la fine», ci ricorda la Parola di Dio. Per questo non c’è, e non ci sarà, nessuna strategia umana che potrà impedire il riaccadere del male, del terrore, perché non è l’uomo a salvare l’uomo. «Dov’è o Morte la tua vittoria?», ci ricorda san Paolo. Ciò che salva l’uomo, come duemila anni fa, è un piccolo gruppo di persone innamorate di Gesù. Quando negli anni Ottanta c’è stato il referendum sull’aborto, nessuno ipotizzava che il “no” all’abrogazione vincesse la battaglia. Fu un trauma quella mattina svegliarsi con questa sorpresa. Ricordo che la prima pagina del Sabato titolava: “Si ricomincia da 32”. Ma don Giussani intervenne: «Partiamo da Uno, rincominciamo da Uno», cioè da Gesù. Da allora dobbiamo riconoscere che non sempre siamo stati fedeli alla sua provocazione, pensando e vivendo come se non fosse sufficiente questo ricominciare da Gesù. Così in questi ultimi anni la realtà ci ha passato la fattura da pagare.

Il Mistero mi sta usando
Per questo sento urgente per me in questo momento la provocazione del Giuss. Guardando le immagini di terrore che giungevano da Parigi, ascoltando i tuttologi con le loro vuote parole, mi chiedevo: “Ma c’è qualcuno che in mezzo a quella gente disperata ha visto il volto sofferente di Gesù?”. Qualcuno che abbia detto: “Stiamo pagando i conti per aver ridotto l’Europa a un tempio pagano, dove si adorano il potere, la lussuria e l’avarizia”. Capisco… Perché dove la presenza dei cristiani è totalmente insignificante, è inevitabile, come diceva Hobbes, che ognuno diventi lupo nei confronti dell’altro. «Ripartite da Gesù!», ci sta gridando dal cielo don Giussani. In mezzo a tanto dolore che ci penetra fino al midollo, è davvero commovente ascoltare questa voce che ci rimette sulla strada vera. Mi ha sempre impressionato il titolo di un romanzo di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli. Però c’è una differenza abissale tra il titolo e il contenuto di quel romanzo e l’Europa di oggi, perché questa volta siamo noi che abbiamo cacciato Gesù da una terra che da molti secoli era la sua terra: l’Europa cristiana, l’Europa delle cattedrali, delle università… dei peccatori, perciò dei santi. Mi vengono i brividi nel sapere che tutto è cominciato sulle rive del Giordano, quando Giovanni e Andrea, seguendo l’indicazione del Battista, hanno chiesto a quell’uomo, sconosciuto ai loro occhi: «Maestro, dove abiti?». «Venite e vedete», rispose loro quel “barbuto”. E loro accolsero al volo quell’invito e lo seguirono. In quel momento si pose il seme dell’Europa cristiana. Questo fatto può sembrare semplicistico ai maestri della retorica, agli intellettualoidi, agli analisti che riempiono i telegiornali e che parlano, parlano, vendendo fumo. Eppure la mia esperienza è una conferma che se non fosse accaduto ciò che è successo a Giovanni e Andrea, il mondo nuovo che il nostro cuore desidera potentemente si ridurrebbe a una utopia, dove gli uomini si affannano inutilmente per costruire la città.

Chiedo perdono al Signore e ai lettori se ciò che scrivo può sembrare un modo orgoglioso di guardare ciò che Gesù ha fatto in questo luogo dove vivo e dove tutti i giorni sono obbligato a tornare sulle rive del Giordano, dove è iniziata la civiltà della verità e dell’amore. Questo piccolo villaggio della carità in cui vivo è nato dal mio “sì” alla voce del Mistero, che già dal ventre di mia mamma mi aveva scelto per questa piccola e grande opera di carità. Mi impressiona perché dove vado mi chiedono: «Ma lei è padre Aldo?». «Sì, sono padre Aldo», e subito mi danno ciò di cui i miei figli hanno bisogno. Il Mistero mi ha scelto per rendere visibile a questo popolo il Suo modo di attuare, scegliendo i deboli per confondere i potenti. Due anni fa è venuto a trovarci il nuovo presidente della Repubblica, che ha voluto visitare tutte le opere, dicendomi continuamente: «Padre Aldo, la prima cosa che voglio fare è realizzare in ogni regione una struttura come questa». Sono passati due anni, ma non è accaduto niente. Mancanza di soldi? Certamente no! Il presidente della Repubblica si è dimenticato della promessa? Assolutamente no! Il “quid” della questione è che esistano quattro persone innamorate di Cristo, «e cambierò l’Italia», diceva santa Caterina da Siena. È la stessa cosa che sperimento qui dove sono. È sconvolgente come quest’opera muova l’intero paese. L’altro giorno mi ha chiamato una donna, dicendomi: «Padre, voglio regalarle 300 chilogrammi di peperoni». E alcuni minuti dopo ha telefonato un uomo, dicendomi che donerà ogni settimana tre casse di banane. Tutto questo, che il mondo chiama pubblicità, è la evidenza del metodo di Dio, che si serve del mio niente per confondere i sapienti da una parte, dall’altra per mostrare agli uomini la Sua misericordia.

Per cui anche di fronte alla strage di Parigi è necessario che sappiamo partire in ogni istante da ciò che è accaduto quel primo pomeriggio sulle sponde del Giordano. Solo così Dio farà nascere piccoli villaggi di carità, villaggi che saranno l’inizio della nuova Europa. Se Dio si è servito di me, definito “pazzo” da alcune persone, per mostrare al mondo la Sua misericordia, così può servirsi di te per fare opere ancora più grandi, per dare una risposta potente alla tragedia di Parigi. Sarebbe tutto così semplice se l’uomo aprisse il suo cuore al Mistero. Ma l’uomo di oggi ha dimenticato ciò che Dostoevskij metteva in bocca a uno dei suoi personaggi: «Se Dio non c’è, sono ancora capitano io?».

Foto Ansa

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