Tour-peccator

Indagine su un homo-turisticus al disopra di ogni sospetto, finito su un atollo apparentemente perfetto. Applausi a un cinema (non) paradiso, obviusly, americano

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“The beach” è il mondo perfetto: un mondo così perfetto che non è necessario essere buoni. E’ il sogno di tutti i viaggiatori – di quei sempre più numerosi viaggiatori giovani, benestanti e un po’ annoiati alla ricerca di posti nuovi, solitari, incontaminati, del posto “giusto”.

Un’isola sconosciuta ai più, lontana dalle rotte battute dai turisti, a cui si può accedere solamente a nuoto, con una spiaggia dall’acqua limpida e dai colori mozzafiato, circondata e protetta da una corona di rocce, dove la cannabis cresce spontaneamente, e dove un’allegra brigata di surfisti, pescatori e nullafacenti ha costituito una comunità hippy sui generis, fondata sulla spensieratezza e il divertimento (assolutamente senza nessuna ideologia, terrà a specificare nel film il fondatore).

Ma il protagonista – un Leonardo di Caprio capitato sull’isola-paradiso convinto sulle prime di andar dietro a una leggenda metropolitana – scoprirà a sue spese che non basta l’apparente perfezione di un posto o di una situazione a cancellare imperfezione che hai dentro.

La comunità infatti non tollera l’imprevisto – che si tratti di persone o di situazioni – e quando il dolore e la morte arrivano in visita, sotto forma di uno squalo che attacca tre dei suoi componenti, l’unico sopravvissuto – gravemente ferito – viene allontanato dal gruppo e mandato a morire nella foresta perché non turbi con i suoi lamenti la quiete e la spensieratezza del gruppo.

Peggior sorte tocca a quattro incauti messisi sulle tracce del protagonista e falciati – complice l’inedia dello stesso Di Caprio – dai custodi delle piantagioni di marijuana, che sono in realtà i veri padroni dell’isola, e che fino ad allora avevano tollerato gli intrusi sballoni solo perché non davano fastidio ed erano dei buoni clienti.

Il sogno – che è il sogno di molti, quello del paradiso in terra dove non è necessario affannarsi, lavorare, pensare – si infrange contro la cattiveria, l’egoismo, l’interesse, la follia, la morte (che in fondo sono la sgradevole carne della realtà vera).

Al protagonista, tornato nella società civile da cui era fuggito, non resterà – come dichiara in una delle scene finale – che caricarsi in spalla i propri peccati e ricominciare.

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