Tottenham-Inter, non puntate il dito solo contro Stramaccioni

Sul flop londinese dell’Inter pesa di certo l’inesperienza del tecnico romano. Ma anche le scelte affrettate di una dirigenza mai capace di re-inventare la squadra dopo il Triplete.

La sirena è suonata a White Hart Lane: il 3-0 degli uomini di Villas Boas è il segno definitivo della fine dell’Inter 2012-13, effettivamente fallimentare in ogni campo si trovasse a correre. Praticamente fuori in Europa League, ancora in corsa per il terzo posto (seppur il Milan sembri messo meglio), con mezzo piede fuori dalla Coppa Italia da gennaio: la stagione in corso del club meneghino s’avvia verso la conclusione più amara ci potesse essere, dopo un mese di sofferenze che ha acuito tutti i limiti di un gruppo dai progetti sempre più sbiaditi.

GLI ERRORI DI STRAMA. I tre gol di ieri sera zavorrano ulteriormente il conto già pesante che, da febbraio in avanti, è l’emblema della crisi nerazzurra: 15 reti subite in 8 gare, una media di quasi 2 gol a partita che parla di una difesa totalmente da riformare, e che ha vanificato quel tanto di lavoro buono fatto nei mesi precedenti, quando per intenderci l’Inter andava a Torino ed espugnava lo Juventus Stadium. Quanto è lontana ora quella squadra? Immediato è puntare il dito contro il tecnico Stramaccioni, che paga forse troppo la sua inesperienza e continua lo swing dei risultati, alternando sconfitte clamorose a recuperi di carattere: anche ieri non si è capito perché ha deciso di lasciare in panchina Palacio, eroe di Catania, così come l’atteggiamento dei suoi in campo è parso fin dall’inizio troppo rinunciatario e attendista, pronto a cedere da un istante all’altro. Di un’identità di squadra poi, un carattere, uno stile di gioco cui rifarsi, nemmeno l’ombra, e siamo a marzo inoltrato.

LE PARTENZE PESANTI. Ma su alcune ragioni del flop nerazzurro Stramaccioni ha responsabilità ben ridotte, e i colpevoli vanno cercati in dirigenza. Sono gli errori di chi, per esempio, ha lasciato partire un certo Sneijder, unico che potesse dare un’impronta di gioco alla squadra, e di chi ha preferito dare un’altra occasione a Ricky Alvarez piuttosto che a Philippe Coutinho, mandato a Liverpool dove ora ringraziano per l’affare. Sono gli errori poi di chi continua ad appellarsi ad un progetto basato sui giovani e, in tempi di fair play finanziario e di buchi milionari anche in via Durini, fa arrivare Kovacic per 15 milioni ma cede Livaja all’Atalanta e lascia Longo all’Espanyol, per affidare il ruolo di vice-Milito al solo Tommaso Rocchi, 36 anni a settembre. La sfortuna poi, con l’infortunio del Principe, ha giocato la sua carta più maligna.

È LA FINE DELL’INTER POST-TRIPLETE? Ma gli errori dell’Inter sono più profondi e lontani nel tempo, e affondano le radici nel 2010, anno del Triplete. Da lì in avanti è venuta a galla tutta l’incapacità dei nerazzurri di rinnovarsi e darsi una nuova veste, far fronte all’incedere degli anni e alla crescita delle avversarie (la Juve su tutti), trovare nuovi tecnici che si liberassero dello spettro di Mourinho e sostituire adeguatamente lo scheletro vigoroso del vecchio gruppo, di anno in anno sempre più fiacco. Alle eliminazioni in Europa si rispondeva appellandosi a partite maledette (Schalke) o a clamorosi colpi di sfortuna (Marsiglia, vittorioso lo scorso anno solo all’ultimo minuto). E in campionato si nascondevano i problemi sotto la continua alternanza di tecnici (5 in 20 mesi). I grandi colpi di mercato piazzati dopo la vittoria in Champions si contano sulle dita di una mano: Handanovic, Guarin – che ancora deve dimostrare tanto -, Cassano – che però da solo non basta, come si è visto ieri -, Palacio – ma ha già 31 anni -. Il nuovo progetto giovane non è sbagliato, ma va portato avanti con pazienza e scrupolo, affiancando con calma la grande ricchezza che sono i senatori nerazzurri al brio e alla voglia di tanti giovani. Non bisogna aver paura di rinnovare, anche se tanti nomi nuovi ormai hanno fatto capire quanto valgono: Gargano, Alvarez, Jonathan, Pereira. Da qui a giugno il tempo per non perdere il treno europeo e capire davvero chi sarà valido per la squadra del prossimo anno. E se Stramaccioni sarà davvero il tecnico giusto per l’Inter 2013-14.

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