Torna la FA Cup e le sue storie di provincia. Come quella di Matt Smith

Dopo quanto accaduto tre settimane fa è inutile ricordare quanto alta sia l’attesa per il quinto turno di FA Cup. Oggi ne avremo un primo assaggio: 4 partite, solo due colossi di Premier in campo. Domani si replica col replay di Chelsea-Brentford e con gli impegni di Manchester City e Wigan. Due pomeriggi ricchi di match significativi, a partire da Luton-Millwall: a prima vista sembra una partita anonima, ma chi conosce bene il calcio d’Oltremanica sa che quella sfida significa 1985, «la notte in cui il calcio morì di una lenta morte», come alcuni giornali apostrofarono gli incidenti violentissimi che videro protagoniste le due tifoserie, in uno degli eventi più brutali della storia degli hooligans inglesi. Spostandosi di qualche chilometro, il Blackburn invece farà visita all’Arsenal, Mk Dons e Barnsley cercheranno di stupire ancora mentre il stupefacente Oldham, che ha fatto lo scalpo niente meno che al Liverpool, aprirà le porte del suo stadio all’Everton.

DUE GOL AI REDS. E in casa Latics stringe i denti per esserci Matt Smith, mattatore della sfida contro i Reds. La spalla gli fa male, ma dovrebbe farcela a recuperare: farebbe di tutto pur di essere in campo ancora una volta contro una grande di Premier, dopo che la sua storia, gustoso distillato dell’essenza FA Cup, ha impressionato tutto il Regno Unito, e continua a trovare spazio sui giornali: le due incornate di testa con cui ha infilato la difesa di Brendan Rodgers sono diventate ancora più pesanti alla luce del recente passato del ragazzo, che solo due anni fa giocava nei campionati universitari ed era in dubbio se continuare la sua carriera da calciatore.

DUE ANNI FA ERA ISCRITTO ALL’UNIVERSITÀ. Ma lo ha aiutato molto il padre, Ian, ex-attaccante di QPR, Birmingham e Hearts, figlio a sua volta James Smith, anche lui cresciuto a pane e pallone. Attraverso i cromosomi Matt ha ereditato la passione per il calcio, così come la dedizione e la buona lena con cui accettare le fatiche che la vita ti mette davanti. Non che si sia trattato di superare grandi patemi, ma il ragazzo cinque anni fa veniva lasciato a piedi dal Cheltenham, dove era cresciuto a livello calcistico. Giovane di 18 anni, decise di intraprendere la vita che tutti potrebbero fare, e così si iscrisse all’università: economia, business e mercati divennero la pasta delle sue giornate all’ateneo di Manchester. Nel frattempo continuava a giocare a calcio, sebbene in squadre di categorie dilettantistiche se non addirittura universitarie: ogni mattina si alzava alle 5 e usciva a correre insieme al padre, per poi ripetere un po’ di jogging anche alla sera. Era una vita ricca di sacrifici, con lavoretti rosicati qua e là per tirar su qualche pound e vivere con un po’ di agio, qualche volta servendo in un pub o lavorando in un ristorante, o facendo il guardiano in albergo. Le sue non erano certo le abitudini di una promessa del calcio: spesso in giro fino a tardi, qualche allenamento saltato per stare con gli amici, birre e alcool a vivacizzare i sabati sera.

LA LAUREA, POI L’ARRIVO ALL’OLDHAM. Ma il sogno che quella passione, il calcio, potesse poi diventare anche il suo lavoro non intendeva proprio deporlo: era il 2010 quando partì per un anno negli Stati Uniti, l’ultimo di studio in una Business School. All’epoca era tesserato per una squadra di Conference North, secondo gradino del calcio dilettantistico inglese: il tempo per giocare e allenarsi non era mai molto, così la sua carriera non aveva mai ricevuto un’accelerata. Ma al ritorno dagli States, ecco finalmente la laurea e, subito dopo, la chiamata di un grande club: l’Oldham, in League One, aveva messo gli occhi su di lui e lo invitò a fare qualche allenamento insieme. Segnò qualche gol nelle prime apparizioni, poi a gennaio andò in prestito al Macclesfield Town, sotto di una categoria. Insomma, non è proprio un giocatore eccelso. Ma lo scorso 27 gennaio la dea bendata della FA Cup ha scelto lui per condannare il Liverpool: il primo gol dopo neanche due minuti, il secondo è un tap-in facile facile a porta vuota appena prima dell’intervallo. E ora stringe i denti per incantare anche contro l’Everton.

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