Toccafondi: «Pdl e Udc dovrebbero stare insieme, ma il problema non è Berlusconi»

Il deputato toscano sull’idea di Berlusconi di ritirarsi per consentire l’unità dei moderati. «Uno schieramento che nasce da un azzeramento resta zoppo. Udc e Pdl in un paese normale sarebbero già uniti»

«Io voglio l’unità dei moderati. E se serve sono pronto anche a non presentarmi»: così Silvio Berlusconi confessa a Libero, di ritorno da Mosca. Proprio nelle stesse ore, il segretario del Pdl Angelino Alfano ribadisce il concetto e tende la mano a Pierferdinando Casini e all’Udc: «Se Berlusconi non candiderà se stesso, allora caro Pier, tu hai il diritto e dovere di impegnarti. Questa è la sfida». E per tutto il resto della giornata di ieri Casini ha aperto all’ipotesi. Pur sempre come democristianamente si può aprire alle ipotesi, con le mani ben avanti: «Se non c’è solo il ritiro di Berlusconi, ma un’autocritica del Pdl se ne può parlare. Ma siamo abituati agli stop and go del Pdl». La scelta di Berlusconi era attesa e auspicata da molti nel Pdl: anche se non tutti nel partito la vedono bene. «Io ho alcuni dubbi», confessa a tempi.it il deputato toscano Gabriele Toccafondi.

Dunque Berlusconi si dimette. Che ne pensa?
Se è vero che è lui il freno all’unità dei moderati e alla vittoria sulla sinistra massimalista, è un’ipotesi da valutare. Io ho alcuni dubbi, perché se i moderati che si battono contro lo statalismo alla Vendola o Di Pietro non riescono ad unirsi solo perché hanno d’ostacolo una persona ci sono dei problemi. Vuol dire che non si ha un’identità. Io spererei in un paese normale, dove i moderati naturalmente si trovano su programmi e idee. Chi crede nella persona, nella famiglia e nella sussidiarietà, in Italia stenta invece ad unirsi.

Però ci sono tanti politici cattolici del Pdl, come lei, che la pensano diversamente. Hanno chiesto l’azzeramento, per ripartire con un nuovo partito più forte.
La speranza di dire “azzeriamo e ripartiamo” mi lascia senza fiato perché, come dicevo, non penso che l’ostacolo sia una persona.

Forse più che la persona, quello che vorrebbero rimuovere è quel sistema che ha portato a non selezionare con più rigore i candidati.
Mi lascia senza fiato pure l’azzeramento di un sistema. Perché penso che gli schieramenti si formino rispetto ad idee e programmi e, solo dopo, si possa riflettere sui meccanismi delle candidature. Una coalizione che nasce su un’epurazione, nasce zoppa.

Che aria tira tra i cattolici dell’Udc dopo quest’annuncio?
In un paese normale Udc e Pdl starebbero insieme contro Bersani, Vendola, Di Pietro e compagnia bella, visto che i due partiti si richiamano agli stessi ideali, alla stessa storia e allo stesso partito popolare europeo. È successo, al contrario, che si sono trovati contrapposti, e un po’ per colpa di tutti e due i partiti. Ma più che i personalismi oggi bisognerebbe far pesare i programmi. Se fossimo in un paese normale.

Invece siamo in Italia. Lei sembra auspicare che Berlusconi cambi idea: non ha paura di quei sondaggi che segnalano il danno per il centrodestra se Berlusconi si ricandidasse?
No, perché un conto sono le elezioni, un altro le previsioni. Io non auspico che Berlusconi cambi idea, ma dico che, a parte capire con chi andremo alleati – e giustamente l’idea è unire i moderati –, bisogna lavorare sui valori che ci uniscono.