Timbuktu nelle mani dei tuareg. Il governo maliano rischia una “guerra tra poveri”

Il fragile governo del Mali fa i conti con l’avanzata tuareg, l’etnia nomade musulmana che sta rivendicano il dominio della regione sahariana. In passato alcuni di loro hanno aiutato Gheddafi nel disperato tentativo di restaurare il controllo in Libia. Dopo la sconfitta, sono tornati a casa con un arsenale ultramoderno, grazie al quale hanno raggiunto e occupato Timbuktu.

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I tuareg conquistano Timbuktu. Dopo il colpo di stato dello scorso 21 marzo, dove un gruppo di giovani ufficiali ha spodestato il maliano Amadou Touré, accusandolo di temporeggiare con i ribelli nomadi del deserto, l’etnia musulmana si sta rinforzando. I tuareg sono arrivati a controllare, in circa tre mesi, l’intera regione sahariana del Mali, una zona vasta quanto l’intera Francia. Ieri è caduta anche Timbuktu, la “Regina del deserto”, città che vive di turismo straniero.

I tuareg sono una popolazione nomade musulmana , da sempre in contrasto con i poteri centrali e dedita al mercenariato, che si sposta nei territori maliani del Niger e del Ciad. Alcuni tuareg (circa duemila) hanno sposato la propaganda libica di Gheddafi, che li ha armati per contrastare la crescita dei ribelli. Tuttavia, al crollo del regime, il piccolo esercito ha fatto ritorno dai suoi con un arsenale rinnovato e moderno. Ora il nuovo (e debole) regime golpista dovrà recuperare le zone desertiche, lontanissime dalla capitale Bamako ove risiede il già azzoppato governo. Quella che si prospetta è una guerra tra poveri.

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