Un capolavoro il film di Pawlikowski sul viaggio dello scrittore tra le due Germanie. Bello anche quello di Piras sul caso di malagiustizia di Beniamino Zuncheddu. Male “Se ami qualcuno dillo”, peggio ancora “Alarum”. Le recensioni della settimana
Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.
Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante
Fatherland ★★★★
Di Paweł PawlikowskiDove vederlo: al cinema
Uno dei capolavori degli ultimi anni. Girato in un rigorosissimo bianco e nero, in appena 82 minuti, racconta attraverso la storia vera di un viaggio dello scrittore Thomas Mann tra la Germania dell’Ovest e quella dell’Est l’impossibilità di ritrovare le proprie radici nell’Europa di allora (siamo nel 1949), ma anche in quella di oggi. Il perché è ben evocato dalla regia di grande respiro del regista polacco. Mann, fuggito dal nazismo e per questo guardato con sospetto nella Germania che cercava di rinascere dalle proprie macerie, vive una condizione strana. Osteggiato dagli americani che non vedono di buon occhio il suo viaggio...
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