The Danish Girl. Film banale e fatto con i piedi

Nel film di Tom Hooper un giovane pittore, da poco sposato, comincia ad avere dei dubbi sul proprio orientamento sessuale

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Melodramma accademico e lezioso. E non c’entra il tema, transgender e quant’altro. Ché qui, a scanso di equivoci, vale il principio del bello e del ben fatto più che del tragico tema da sviluppare. E qui le cose sono fatte coi piedi e Tom Hooper, che aveva fatto un film ben scritto come Il discorso del re, precipita nel luogo comune e nell’ovvietà.

C’è Redmayne, alle prese con un altro ruolo da trasformista (ma esagera in tic e mossette) che fa il pittore efebico. Ha una moglie supertopolona sempre nuda ma la cosa non sembra destare grande interesse. Più frizzante camminare sui tacchi, vestirsi da donna, farsi sedurre da uomini, un gioco di dubbio gusto fatto con la complicità della moglie che accompagnerà il marito nel suo viaggio alla riscoperta di se stessa.

Ecco: The Danish Girl non brilla per svolte, manca di pathos e sacrifica il dramma del personaggio per far leva sulla pietà del pubblico.

Foto Ansa

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