Terrorismo e capricci politici

Cosa resta del caso Abu Omar dopo dodici anni di titoli di giornale e udienze di tribunale?

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Cosa resta del caso Abu Omar dopo dodici anni di titoli di giornale e udienze di tribunale?

Il primo punto fermo è che il segreto di Stato apposto sull’operazione è stato confermato da tutti i governi (sinistri, destri e tecnici) che si sono succeduti da quando la vicenda è approdata in procura. Un motivo ci sarà.

Il secondo è che in tutti questi anni il processo è andato avanti, della maggior parte degli agenti Cia imputati si sono perse le tracce, ma è noto che i capi dei servizi italiani e americani se la sono cavata egregiamente tra assoluzioni e grazie del Quirinale.

Terzo punto fermo, notizia di questi giorni, è il fatto che una ormai ex spia americana, Sabrina De Sousa, l’unica degli agenti Cia coinvolti nel caso a tornare in Europa dagli Stati Uniti, è stata estradata dal Portogallo, dove si era trasferita per stare vicina all’anziana madre, e rischia di essere l’unica a pagare per il rapimento “extraordinary” dell’imam egiziano, visto che la giustizia italiana l’ha condannata a 4 anni di carcere per quei fatti.

Inutile ripetere che non sembra un buon affare, per un paese che dice di credere che la guerra al terrorismo si possa combattere senza armi ma con “più intelligence”. E non è un bel segnale per le forze impegnate in questa guerra nemmeno il fatto che, come ricorda il Wall Street Journal, l’amministrazione Obama abbia deciso di non coprire con l’immunità solo la De Sousa, «abbandonandola ai capricci politici di magistrati stranieri».

Abbiamo inseguito «capricci» per dodici anni. Intanto Abu Omar è stato riconosciuto colpevole di terrorismo internazionale anche dalla Cassazione.

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