Tea Party e patriot. Bastavano queste due parole per essere “attenzionati” dall’agenzia di riscossione Usa

L’Irs, omologo statunitense di Equitalia, ha ammesso di aver concentrato le verifiche sulle associazioni della destra americana. Obama: «Un oltraggio»

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L’agenzia di riscossione tributi americana aveva sempre negato: non c’è alcun accanimento contro il partito Repubblicano, nessuna discriminazione nei confronti della destra statunitense. Dal 2010, però, le denunce da parte dei gruppi di cittadini conservatori presi di mira dai controlli fiscali dell’Irs, omologo statunitense di Equitalia, si sono accumulate, e ora l’agenzia ha ammesso di aver praticato metodi discriminatori contro i gruppi di militanti dei Tea Party e di area repubblicana, che fruivano dello status di associazioni esentasse. Sul caso è intervenuto ieri anche il presidente Barack Obama, che ha parlato di un «oltraggio» ai cittadini americani.

LE SCUSE. A dare il via all’inchiesta è stata la House Ways and Means Committee, la più importante e la più antica commissione del Congresso americano, presieduta da un senatore repubblicano, a seguito di una serie di denunce da parte di associazioni conservatrici in tutti gli Stati Uniti. Dopo aver negato tutto, lo scorso venerdì, è stata Lois G. Lerner, iscritta al Partito democratico e direttore della sezione dell’Irs incaricata dei controlli, ad ammettere il comportamento inappropriato dell’agenzia.
Per due anni, i membri del Congresso americano le avevano domandato se i controlli fossero determinati dall’orientamento politico delle associazioni, e la responsabile dell’agenzia aveva sempre risposto negando tutto. Poi ha ceduto, sotto la pressione dei media e delle richieste dei parlamentari. Ha ammesso che alcuni dipendenti dell’agenzia hanno attuato controlli mirati nei confronti dei gruppi repubblicani avversi all’amministrazione di Barack Obama. L’Irs ha fatto, per sua ammissione, controlli fiscali supplementari sulla base dell’orientamento politico delle associazioni e dei loro donatori.

L’ACCANIMENTO FISCALE. Secondo il Washington Post, gli alti dirigenti dell’Irs non potevano non sapere cosa stesse accadendo, come invece ha sostenuto Lerner, dando la colpa ai dipendenti locali. Rivela oggi il quotidiano che i casi di discriminazione sarebbero stati attuati da numerosi funzionari in tutti gli Stati Uniti, persino nella capitale americana, Washington D.C, dove ha sede l’agenzia.
L’accanimento del fisco sui gruppi politici conservatori ha raggiunto il culmine nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali del 2012 e all’epoca della battaglia politica sull’Obamacare, la riforma sanitaria portata avanti dall’amministrazione democratica. Fra le parole chiave che l’Irs ha utilizzato per decidere quali fondazioni e associazioni controllare sono state inserite “Tea Party” e “patriot”. Chiunque usasse queste parole nello statuto della sua associazione sarebbe stato preso di mira dal fisco.

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