Te Deum laudamus perché hai posto sulla terra una nazione come quella armena

Canto il meraviglioso popolo che il sangue versato ha generato nel cuore del nostro tempo, amici cristiani sterminati un secolo fa in Turchia e anche oggi in Siria

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

yerevan-memoriale-genocidio-armeno-shutterstock_272679371

Questo articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola a partire dal 31 dicembre (vai alla pagina degli abbonamenti), che è l’ultimo numero del 2015 e secondo tradizione è dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso. Nel “Te Deum” 2015 Tempi ospita, tra gli altri, i contributi di Antonia Arslan, Sinisa Mihajlovic, Luigi Brugnaro, Marina Terragni, Totò Cuffaro, Gilberto Cavallini, Luigi Negri, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Marina Corradi, Roberto Perrone, Renato Farina.

Quest’anno è stato il centenario del genocidio armeno. Io ringrazio il Cielo che ha posto in terra una nazione così, un popolo di questa fatta. Nel 1915 circa un milione e mezzo di cristiani armeni furono oggetto di una eliminazione sistematica, totale, pianificata alla perfezione da parte degli ottomani.

C’erano ragioni di tipo nazionalistico: nel momento in cui prendevano il potere i giovani turchi, si volle espiantare qualsiasi radice dal suolo del sultano che non fosse puramente, razzialmente, linguisticamente turca. Era in corso la guerra e la Sublime Soglia era alleata della Germania contro la Russia ortodossa. Dunque una necessità bellica, quella di trasferire nel deserto i riottosi armeni, poi sfuggita di mano. È la tesi ufficiale di Ankara.

Di recente però, studiando le vicende di una città di confine, Mardin, dove convivevano pacificamente insieme ai musulmani diverse confessioni cristiane, non solo armeni dunque, Andrea Riccardi ha potuto dimostrare che si trattò di un martirio di cristiani. Li uccisero tutti. Non c’entrava la nazionalità, il fatto che gli armeni erano sospetti di intelligenza con il nemico russo: li ammazzarono in odio a Cristo.

Eppure questo genocidio è sconosciuto. Se fino allo scorso anno aveste chiesto a uno studente delle superiori se sapesse di questo immenso eccidio, avrebbe sbarrato gli occhi confondendo armeni con armenti. Il centenario celebrato dal Papa in San Pietro, con la forza di comunicazione e la sincerità che ha Francesco, ha spezzato l’isolamento acustico intorno al grido di moltitudini torturate e assassinate, coi loro vescovi scorticati e crocifissi.

La grave omissione del governo italiano
Il popolo armeno è stato perfino più sventurato di quello ebreo, se mai queste graduatorie abbiano un senso, perché mentre la Shoah è riconosciuta (quasi) da tutti, pur esistendo i negazionisti, e la Germania si è cosparsa il capo di cenere come popolo e come Stato, l’Olocausto armeno è negato dalla Turchia e da molti paesi islamici, ma in quanto genocidio non è riconosciuto neppure da Stati Uniti e Israele. E la Turchia, appartenente alla Nato, è riuscita a condizionare con il ricatto della sua potenza la diffusione di questa notizia.

Ho una testimonianza grave da produrre. È stato impossibile approvare in parlamento una risoluzione preparata da vari gruppi politici in cui si impegnava il ministero dell’Istruzione a inserire il genocidio armeno nei programmi scolastici. È stato vietato votare questa risoluzione, è stata insabbiata. E il sottosegretario del governo, plenipotenziario per i rapporti con l’Europa, Sandro Gozi, è giunto a sostenere che «è inopportuno che il governo prenda posizione ufficiale: è compito degli storici». Si chiama relativismo opportunistico. È persino peggio del negazionismo turco.

Per fortuna il Papa in aprile ha usato parole formidabili sul tema, riconoscendo che questo genocidio va condannato con il nome che gli spetta, per fermarne un altro oggi in corso contro i cristiani in Siria e in Iraq, e contro gli yazidi.

Non canto il Te Deum contro qualcuno, non canto la morte di un milione e mezzo di nostri fratelli, ma il loro canto che viene giù dal Cielo. Canto il meraviglioso popolo che il sangue versato ha generato nel cuore del nostro tempo, amici anche oggi perseguitati in Siria, di nuovo messi in fuga, ma sempre testimoni di una croce fiorita, che è resurrezione e musica. Grazie a Dio ci sono gli Armeni, c’è questo popolo bisognoso di giustizia e capace di misericordia.

Foto Memoriale genocidio armeno da Shutterstock


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •