Taranto per il Gip il “Salva Ilva” è incostituzionale. Talò (Uilm): «Ora a rischio i posti di lavoro»

Stamattina a Taranto nuovo capitolo della vicenda dell’acciaieria. Il gip ha confermato il sequestro delle merci. Talò (Uilm): «Ora si pone davvero il problema della chiusura»

Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, e figlio del patron dell’Ilva Emilio Riva, è stato arrestato a Londra. Era ricercato dal 26 novembre. La notizia è riportata dal Quotidiano di Puglia.
Intanto, ieri, si è svolto ieri un incontro tra il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante e i sindacati dell’acciaieria, per capire come affrontare il problema degli stipendi da febbraio in avanti e dei 4 mila cassaintegrati annunciati dall’azienda. Si è chiuso con un nulla di fatto: i problemi sono rimasti aperti, mentre l’ipotesi, ventilata, di una cordata di imprenditori interessata ad acquistare almeno parte dell’acciaieria più grande d’Europa è rimasta senza contorni reali. «Di fatto, però, tutto ciò che ci siamo detti all’incontro di ieri è già passato» spiega a tempi.it Franco Talò, della Uilm Taranto: «La gip Patrizia Todisco, mezz’ora fa, ha disposto di non dissequestrare le merci al porto. Perciò siamo punto e a capo, alle 14 abbiamo un incontro con l’azienda per decidere il nostro futuro». Il gip, inoltre, ha dichiarato incostituzionale la legge “Salva Ilva”, che avrebbe consentito all’azienda di mettersi in regola nel corso di questo anno, ma di continuare a produtte: Todisco ha dunque inviato gli atti del processo alla Consulta.

Cosa accadrà agli stipendi dei lavoratori, dato che già nei giorni passati l’Ilva aveva comunicato che, col sequestro delle merci, dal mese prossimo non avrebbe potuto pagare gli stipendi? E con i cassaintegrati annunciati sempre dallo stabilimento?
Dopo la decisione del gip di oggi dobbiamo parlare di qualcosa di più grave: ieri l’Ilva, all’incontro con noi sindacati, sosteneva che se ci fosse stato il dissequestro, si sarebbe andati avanti con l’applicazione dell’Aia. «In caso contrario», ha detto Ferrante, «siamo pronti a fermare tutto, perché un miliardo di euro è inutilizzabile». Il riferimento è al valore delle merci sequestrate al porto. Poi c’è lo status di un’azienda non in regola, con le banche che non danno più crediti; di un’acciaieria che perde i pezzi di un mercato. Tutte condizioni che spingerebbero l’Ilva a chiudere.

E l’ipotesi di una cordata di imprenditori? Cosa c’è di vero?
Tra le tante supposizioni sul tavolo in queste ore, si parla di un contatto con una cordata di imprenditori, ma non c’è nulla di concreto e qui servono risposte reali. In queste condizioni dubito che ci siano imprenditori che mettano i soldi in un’azienda considerata fuori legge.

Gli stipendi agli operai?
Gli operai sono stati finora pagati regolarmente, ad oggi non c’è nessun credito. Chi purtroppo non ha invece ricevuto i pagamenti sono le aziende dell’indotto, centinaia di persone senza tredicesima e parte dello stipendio, perché evidentemente per l’azienda valgono poco. Centinaia, migliaia di persone si sono dovuti accontentare di qualche acconto.

Verranno pagati, o davvero secondo lei da febbraio si pone il problema degli stipendi?
Ripeto: il problema è più grave. Da oggi sono in gioco i posti di lavoro. Ma di questo noi sindacati capiremo meglio qualcosa nel pomeriggio.