Tania Cagnotto, la tuffatrice sospesa tra aria, terra e acqua

Da sola e in coppia con Francesca Dallapè, la figlia d’arte del tuffo italiano tenta l’impresa ai Giochi Olimpici di Londra.

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Chissà come dev’essere strano crescere tra le montagne del Südtirol e avere in testa solo l’acqua. Non quella che viene dalle cime rocciose e sgorga freddissima e pura, non quella della neve candida, ma l’acqua artificiale della piscina, che sa di cloro e umidità. Certo con un padre e una madre come quelli di Tania Cagnotto era difficile credere che sarebbe accaduto il contrario.

E pensare che i suoi genitori avrebbero preferito gli sci e le racchette da tennis per quella bambina nata dopo i gloriosi successi degli anni 70. Ma Tania vuole giocare, volteggiare nell’aria come un uccello elegante, stringere a se il proprio corpo e vincere il più possibile la gravità prima di atterrare dolcemente in acqua, quasi senza schizzi, come se tornasse tra le braccia di una madre premurosa che l’ha aspettata a lungo.

Sospesa tra l’aria, l’acqua e la terra, in bilico tra i tre elementi che la rendono tra le migliori tuffatrici al mondo, Tania arriva alle Olimpiadi di Londra per giocarsi una chance, per provare ad addentare una medaglia nell’esatto momento in cui il suo corpo si stacca dal trampolino leggero per lasciarsi andare nel vento freddo dell’estate londinese. Se la giocherà da sola e assieme alla sua compagna Francesca Dallapè: insieme le due hanno dimostrato che anche gli umani, come tutte le altre specie al mondo, possono muoversi perfettamente all’unisono, danzare senza tenere i piedi sul terreno e conquistare vittorie a tre metri d’altezza fino ad arrivare in acqua nello stesso, splendido istante.

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