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Chi tesse rapporti coi talebani

Di Rodolfo Casadei
19 Luglio 2025
Non c'è solo la Russia che ha riconosciuto il governo che si è insediato a Kabul nel 2021, già una mezza dozzina di paesi hanno instaurato rapporti coi fondamentalisti islamici
Soldato talebano a Kabul, Afghanistan, 14 marzo 2025 (Foto Ansa)
Soldato talebano a Kabul, Afghanistan, 14 marzo 2025 (Foto Ansa)

Ha destato un certo clamore la notizia del riconoscimento ufficiale del governo talebano dell’Afghanistan da parte della Russia il 3 luglio scorso. Mosca è la prima capitale al mondo ad ufficializzare i rapporti col potere di fatto che si è insediato a Kabul nell’agosto 2021, dopo il ritiro delle truppe americane e dei paesi alleati.

Colpisce il duplice paradosso per cui i successori di chi mandò l’Armata rossa a occupare l’Afghanistan nel 1980-89 e i discendenti dei mujaheddin che strenuamente la combatterono oggi si diano la mano con reciproca soddisfazione, mentre il Putin che permise alle forze della Nato di sorvolare lo spazio aereo e insediare basi logistiche in territorio russo al tempo dell’intervento del novembre 2001 contro colpevoli alqaedisti e complici afghani degli attentati dell’11 settembre è diventato un quarto di secolo dopo il primo governante mondiale che premia politicamente i talebani, senza chiedere contropartite, per avere sconfitto la Nato.

L’accordo tra Afghanistan, Pakistan e Uzbekistan

Si tratta però, in fondo, del classico albero in primo piano che nasconde la vista della foresta. La Russia è il primo paese che riconosce ufficialmente il governo talebano, ma sono già una mezza dozzina i paesi che hanno accettato che a occupare le ambasciate dell’Afghanistan fossero incaricati di affari o plenipotenziari talebani (il primo è stato la Cina nel dicembre 2023), mentre tutti i paesi della regione fanno a gara a sviluppare rapporti economici e in particolare progetti per la costruzione di infrastrutture ferroviarie e per il trasporto dell’energia in territorio afghano.

È del 17 luglio la notizia che Afghanistan, Pakistan e Uzbekistan hanno firmato l’accordo per avviare lo studio di fattibilità del Trans-Afghan Railway project, la linea ferroviaria che dovrebbe collegare Termez in Uzbekistan a Mazar-e-Sharif e a Kabul in Afghanistan per proiettarsi fino a Peshawar in Pakistan e da lì attraverso il territorio pakistano fino ai porti sull’Oceano Indiano di Karachi e Gwadar.

Il progetto era stato presentato per la prima volta nel 2018, quando a Kabul comandava ancora un governo filo-occidentale, ma non è stato abbandonato dopo la caduta dello stesso. Nella primavera del 2024, durante un incontro dei partecipanti al progetto di corridoio di trasporto multimodale che collegherebbe Bielorussia, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Afghanistan e Pakistan, la Russia aveva espresso il suo sostegno alla costruzione del corridoio trans-afghano. Mosca e Tashkent avevano annunciato l’intenzione di sviluppare congiuntamente uno studio di fattibilità per il progetto, con l’obiettivo di integrare la tratta Uzbekistan-Afghanistan-Pakistan nel corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud.

Il ministro delle Finanze dei talebani,  Kabul, Afghanistan, 19 marzo 2025 (Foto Ansa)
Il ministro delle Finanze dei talebani, Kabul, Afghanistan, 19 marzo 2025 (Foto Ansa)

Posto per gli ambasciatori

Pochi giorni prima della firma dell’accordo afghano-pakistano-uzbeko, per la precisione l’11 luglio, c’è stata la visita del ministro degli Esteri del Kazakistan Murat Nurtleu a Kabul per la firma del memorandum per la realizzazione del collegamento ferroviario fra le città afghane di Torgundi (al confine con il Turkmenistan) ed Herat e per confermare l’investimento di 500 milioni di dollari da parte kazaka per la costruzione dell’infrastruttura, componente cruciale del cosiddetto corridoio occidentale del Trans-Afghan Railway project, quello che dovrebbe portare al porto pakistano di Gwadar passando per Herat e per Kandahar: è il progetto spinto da Turkmenistan e Kazakistan.

Tanto attivismo è il frutto di contatti in corso da tempo, che hanno fatto sì che già prima del riconoscimento del governo talebano da parte russa esistessero sei paesi – Cina, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Russia, Turchia e Uzbekistan – che avevano permesso agli ambasciatori dell’Emirato islamico dell’Afghanistan di prendere il posto dei rappresentanti del vecchio governo nelle ambasciate afghane presenti nei loro territori.

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Tensione e distensione

Questo non implicava che i paesi riconoscessero il nuovo governo di Kabul, ma evidenziava bene la volontà di collaborare con le nuove autorità di fatto. Inizialmente la giustificazione è stata quella legata alle esigenze di sicurezza – la lotta contro i terroristi dell’Isis Khorasan, presenti in forze in Afghanistan, e altre formazioni islamiste – ma molto presto le opportunità di sviluppo economico sono venute in primo piano. Fra l’altro a Kabul sono tuttora aperte e funzionanti 17 ambasciate, una soltanto delle quali appartenente al mondo occidentale (la rappresentanza dell’Unione Europea, tutte le altre sono di paesi asiatici o euro-asiatici), che inizialmente si occupavano solo di questioni umanitarie come i visti per chi voleva emigrare e gli aiuti umanitari. Sono guidate da incaricati di affari senza le credenziali di veri e propri ambasciatori. Ci sono pure consolati regionali: ne contano due a testa Iran, Pakistan e Turkmenistan.

A classificare i talebani e le loro organizzazioni (la Rete Haqqani) come entità terroriste sono rimasti solo Australia, Canada e Stati Uniti. La Russia li ha rimossi dalla propria lista nel dicembre 2024, il Kazakistan aveva fatto la stessa cosa nel giugno 2024. Pakistan e Iran hanno relazioni complicate col governo talebano, accusato dal primo di ospitare sul proprio territorio gruppi armati pakistani, di non riprendersi milioni di profughi insediati in Iran dal secondo. Ma nessuno dei due paesi rinuncia agli scambi economici e ai tentativi di distensione col vicino. Dei progetti infrastrutturali in territorio afghano in cui è coinvolto il Pakistan si è detto all’inizio; nel gennaio di quest’anno per la prima volta dal 2017 un ministro degli Esteri iraniano ha visitato la sua controparte a Kabul.

Kandahar, Afghanistan, 4 luglio 2025 (Foto Ansa)
Kandahar, Afghanistan, 4 luglio 2025 (Foto Ansa)

«Promettenti scambi economici»

In buona sostanza, mentre si mantengono ufficialmente coerenti con la politica decisa in sede Onu di non riconoscere il governo del nuovo emirato afghano fino a quando questo non ammorbidirà le sue leggi che in particolare discriminano le donne (tutti e cinque i paesi dell’Asia centrale hanno votato a favore della risoluzione dell’Assemblea dell’Onu del 7 luglio scorso che condiziona il riconoscimento del governo talebano alla rettifica delle sue politiche), in sede di cooperazione economica e infrastrutturale i vicini dell’Afghanistan appaiono sempre più attivi. Fra il 2023 e il 2024 gli scambi commerciali afghano-uzbeki sono aumentati di sei volte, toccando i 266 milioni di dollari; nel giugno scorso il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev ha nominato come rappresentante speciale per l’Afghanistan un veterano della diplomazia e ha descritto l’integrazione dell’Afghanistan nei trasporti e nel commercio regionali come una “priorità strategica”; si lavora agli accordi per stabilire voli diretti fra Kabul e Astana.

La Russia non è estranea a tutti questi movimenti. Fin dal 2017 ha creato il “Moscow Format of Consultations on Afghanistan” al quale partecipano rappresentanti di Russia, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Pakistan, Tagikistan e Uzbekistan, più osservatori afghani, che dopo il 2021 sono stati costituiti da esponenti talebani. Il prossimo appuntamento si terrà nell’autunno di quest’anno, e il ministero degli Esteri russo ha già annunciato che la delegazione afghana talebana parteciperà in forma ufficiale e non più nel ruolo di osservatori. Nel comunicato stampa finale dell’edizione del 2024 si poteva leggere: «Durante l’incontro, le parti hanno ribadito all’unanimità il loro sostegno allo sviluppo dell’Afghanistan come Stato indipendente, unito e pacifico. Hanno espresso la loro disponibilità a supportare Kabul nelle attività antiterrorismo e antidroga. I partecipanti all’incontro hanno espresso il loro interesse per lo sviluppo di progetti infrastrutturali regionali che coinvolgano l’Afghanistan e hanno sottolineato la promettente natura degli scambi economici, commerciali e della cooperazione in materia di investimenti con Kabul».

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