Tajani: «L’Italia saldi i propri debiti con le imprese. Tutti e in tempi brevi»

Intervista a Antonio Tajani, vicecommissario europeo, che chiede di pagare subito i 90 miliardi di debito e di fare le riforme di cui il paese ha bisogno

Il governo ha sbloccato il pagamento della prima tranche dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. Si tratta di 10 miliardi di euro dagli enti locali nel 2013, cui si sommano 5 miliardi per l’allentamento dei cordoni del Patto di stabilità e 500 milioni dalle amministrazioni pubbliche, come i ministeri. La seconda tranche dovrebbe arrivare nel 2014, ma siamo ancora lontani dall’ammontare totale dello stock di debito verso le imprese, pari a circa 90 miliardi di euro. Sempre che non siano di più. Una situazione che «preoccupa» l’Europa, anche se non in maniera «allarmistica», come spiega a tempi.it il vicecommissario della Commissione europea Antonio Tajani.

Vicepresidente Tajani, il ministero dell’Economia ha sbloccato il pagamento dei primi 10 miliardi di euro di debiti della pubblica amministrazione. Soddisfatto?
Indubbiamente è bene che lo Stato inizi a saldare i propri debiti con le imprese, ma è pur vero che bisogna pagarli tutti. E in tempi brevi. Questo chiede all’Italia il documento a firma mia e del vicepresidente Olli Rehn.

Crede che l’Italia non ce la farà?
Il tempo non manca. Ci sono ancora 24 mesi perché lo Stato possa pagare i suoi 90 miliardi di debiti alle imprese. Il decreto parla di 40 miliardi di euro da restituire entro la fine del 2014, ma non basta e bisogna fare in fretta. Anche perché i criteri stabiliti dal Fiscal Compact impongono che, a partire dal 2015, il debito pubblico inizi a calare e, allora, potrebbe diventare assai difficile pagare il pregresso.

Con che faccia lo Stato riscuote le tasse puntualmente, ma ritarda di due anni a saldare i propri debiti?
L’amministrazione pubblica non può chiedere ai cittadini di pagare le tasse, quando è lei stessa a non pagare i suoi debiti. Oltretutto, restituire i soldi sarebbe una boccata d’ossigeno, non soltanto per le imprese, ma anche per le casse dello Stato. Restituire tutti i 90 miliardi, infatti, sarebbe un’iniezione di liquidità incredibile per la nostra economia, che potrebbe far rientrare miliardi e miliardi in tasse e consumi.

I debiti della pubblica amministrazione (p.a.) ammontano a 90 miliardi o sono di più?
Questo è lo Stato italiano che deve dirlo, che è l’unico soggetto in grado di dire a quanto ammontano i debiti delle amministrazioni pubbliche, enti locali, regioni, province, aziende pubbliche e quant’altro.

L’Europa è preoccupata per la situazione dei conti pubblici italiani?
Bisognerebbe leggere il testo scritto dalla Commissione europea con attenzione, ma, ad ogni modo, preoccupazione ce n’è, anche se i toni non sono allarmistici.

Cosa resta da fare perché non lo diventino?
Riforme subito. Come la riforma del fisco, della burocrazia e della giustizia civile. Bisogna cambiare il volto di un’amministrazione pubblica che oggi è paralizzante. Per questo c’è bisogno di un governo stabile, capace di affrontare le emergenze.

L’Europa vigilerà su di noi?
La Commissione europea controllerà che venga applicata la prima direttiva pagamenti in vigore da gennaio. Controllerà che siano pagati tutti i debiti pregressi, che è l’inizio della soluzione. Ben venga il decreto, ma adesso bisogna evitare che intralci burocratici impediscano all’amministrazione pubblica di pagare.