I presunti miliziani islamici di Boko Haram sono passati da casa a casa ieri sera, nel quartiere cristiano della cittadina di Chibok, in una zona remota dello stato di Borno nel nord del Paese. Tre chiese bruciate nella mattinata, invece, a Gamboru Ngala.
«Nessun luogo è più sicuro» dice il cardinale di Abuja. Gli attentati si fanno sempre più frequenti, eppure non mancano i giovani che celgono la via del sacerdozio per testimoniare la propria fede
Il sociologo Massimo Introvigne denuncia le leggi di alcuni Paesi di Africa e Medio Oriente dove la conversione dall'islam viene punita anche con la pena di morte
Almeno 11 persone sono morte ieri in Nigeria e 30 sono rimaste ferite in un attacco terroristico che ha colpito una chiesa protestante nella più grande caserma militare del nord della Nigeria a Jaji, nello stato di Kaduna.
A pronunciare la frase incriminata sarebbe stato un sarto, che avrebbe usato la parola "Chibuike" (abito), ma sbagliando la pronuncia avrebbe detto "il Profeta è venuto al mercato"
È la prima volta che una chiesa del Sud del paese viene attaccata. La fede e il lavoro per il dialogo interreligioso di monsignor Ike possono aver infastidito i terroristi.
Il Premio Pax Christi International a monsignor John Onaiyekan. L'arcivescovo di Abuja è stato premiato per il suo impegno a favore del dialogo interreligioso
Abdulaziz, numero due di Boko Haram, ha chiesto al governo nigeriano di trattare la pace ponendo le sue condizioni: «Non siamo contro lo Stato ma contro le forze di sicurezza, che ci uccidono».
Parla mons. Matthew Man-oso Ndagoso, arcivescovo di Kaduna: «Un atto vile, barbaro e orribile, che ogni persona comune non può che condannare. Non è pensabile che qualcuno possa commettere azioni simili».