Tabacco & Venere

Ufficio Reclame

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In Italia non si può fare pubblicità diretta per le marche di tabacco, a differenza di molti altri paesi europei. Ma non si fanno nemmeno campagne (a differenza di molti altri paesi europei) sui danni che provoca il fumo; unica eccezione quelle piccole scritte che compaiono sui pacchetti di sigarette, che timidamente informano sugli effetti collaterali del fumo: cancro, infarto e altre indisposizioni del genere. Negli Stati Uniti, che, come si sa, quando decidono di fare una guerra non scherzano, fumare è proibito quasi ovunque. Merito anche delle campagne pubblicitarie martellanti dei vari dipartimenti per la salute pubblica. Ma anziché usare un tono terroristico, comune nelle campagne sociali di questo tipo, prevale l’uso dell’ironia e dell’umorismo: registri prediletti dalla pubblicità per creare consenso intorno a un prodotto, a un problema. È il caso della campagna del California Department of Health Services, che prende in giro il protagonista della Marlboro: il cow-boy nel tipico paesaggio country del famoso marchio non corre più accompagnato dalla musica de “I magnifici sette”, ma è fermo con l’aria un po’ stanca accanto a un collega: “Bob, mi è venuto l’enfisema”, è il titolo che accompagna l’immagine, scritto con lo stesso carattere della campagna a cui fa il verso. Ecco un bell’esempio di pubblicità che riesce a svolgere un servizio sociale senza diventare arrogante e punitiva. (La denigrazione del marchio Marlboro – unico neo di questa campagna – fa parte della cultura “comparativa” americana). Ma forse ci faranno vedere nei prossimi soggetti quale sorte è toccata anche ai fumatori di Camel, che intanto per festeggiare i suoi ottant’anni e passa se la ride fra le pagine di Playboy con un divertente annuncio cartotecnico: un cammello con una sigaretta in bocca viene su come si apre la pagina. Il titolo è tutto un programma: “Ottant’anni e si alza ancora”.

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