Sweet Defeat, il secondo, prezioso cd di Jon Allen

Può un misconosciuto e giovane songwriter essere paragonato ai giganti della musica pop-rock anni 70? Si, se il suo nome è Jon Allen e il suo secondo album si intitola Sweet Defeat, gioiello prezioso da ascoltare tutto d’un fiato

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Se fosse un normale songwriter, il misconosciuto Jon Allen, qui al suo secondo lavoro, Sweet Defeat, potrebbe benissimo essere catalogato, dopo un primo e distratto ascolto come un clone, o, perlomeno un bigino vivente di una lunga lista di protagonisti del pop-rock-soul targati ’70: da Paul Mc Cartney a Van Morrison, da James Taylor agli Eagles, da Cat Stevens a Rod Stewart, da Elton John a Randy Newman. Ma dopo un attento ascolto, dalla naturalezza della composizione, dalla semplicità dell’interpretazione, dalla leggerezza della sua voce di carta vetrata, dall’umiltà con cui cerca l’attenzione dell’ascoltatore, dall’immediatezza cantabile delle canzoni e dalla commozione che lascia come scia di una cometa che appare una volta dopo duemila anni, siamo portati a credere che Jon Allen sia un extraterrestre.

Un alieno venuto da lontano, che dopo aver tenuto sotto osservazione la musica terrestre dalla notte del tempo, ha deciso, all’inizio della settima decade del secolo scorso, di ispirare con la sua creatività superiore quello che poi sarebbe diventato il gotha del rock mondiale. Solo così si spiega la sensazione che lascia l’ascolto del nuovo cd di Jon Allen, confermando la positiva sorpresa del suo primo lavoro del 2009 (Dead Man Suite). Attenzione: essendo Allen un marziano, non si affida a una distribuzione capillare dei suoi dischi, ma se vi piace (quasi impossibile il contrario!) dovrete prenotare il suo cd in un negozio (virtuale o in carne ed ossa) ben rifornito. Della Terra, naturalmente.

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