Su Cl tenetevi pure i vostri pregiudizi, noi ci teniamo Karol il grande

A proposito di un articolo del Fatto quotidiano che ripete pregiudizi scontati su Comunione e liberazione

Giovanni Paolo II

Ettore Boffano, giornalista del Fatto Quotidiano, ha sferrato un attacco pesante a Comunione e liberazione accusata di essere l’esempio del peggior cattolicesimo italiano, riportando quanto, secondo lo stesso Boffano, disse privatamente il cardinale Anastasio Alberto Ballestrero a Giovanni Paolo II. Fausto Bertinotti, già leader di Rifondazione comunista, è intervenuto in difesa di Cl rilasciando un’intervista al sito Il sussidiario.

Dunque, il Fatto attacca, Bertinotti difende con passione ciò che oggi Cl rappresenta grazie alla guida di Julian Carron il cui ultimo libro, Il brillio negli occhi, è un suggestivo spaccato del vissuto drammatico della condizione giovanile e non solo. Le accuse a Cl di cui il Fatto si fa portavoce pescano nella discarica di vecchi armamentari e luoghi comuni che da quasi 50 anni sono piovuti sulla realtà di un Movimento, fin dall’inizio, guardato con sospetto e forte antipatia dalla sinistra radical socialista. Quella stessa sinistra stigmatizzata da Pier Paolo Pasolini ne Le ceneri di Gramsci e che Augusto Del Noce identificava con un partito radicale di massa. I pulcini di allora, covati da una Unione sovietica che nel 1956 de-stalinizzava il Partito comunista e invadeva l’Ungheria con i carri armati, sono poi diventati galline scoccodando con infallibile altruismo sui finanziamenti della Cia a Cl, inneggiando alle spranghe dei katanga e alle botte del Movimento studentesco in università e di Potere operaio a quelli di Cl, guadagnando in tal modo nei salotti buoni della sinistra in ascesa titoli di merito per un giornalismo cresciuto con l’ossessione fobica del nemico cattolico, anzi ciellino.

Ettore Boffano frigge in padella con una sola frase l’era formigoniana, il ventennio berlusconiano, il presidente della Cei dal 1991 al 2007 Camillo Ruini. Il linguaggio e gli argomenti sono poveri di senso e di verità. Più interessante è la cosiddetta difesa di Bertinotti. L’uomo è sincero e gli va dato atto di una grande stima verso Cl. Dal punto di vista della sua filosofia della storia, parlando di Cl, Bertinotti prende un abbaglio ed incorre in un errore di metodo. L’abbaglio consiste nel pretendere di giudicare Cl partendo dal presente, cosa legittima, obliterando il passato. Il bel libro di Alberto Savorana, accurato e ricco di riferimenti, Vita di don Giussani, non è soltanto una biografia del fondatore del Movimento [il peggio del cattolicesimo italiano!], ma l’offerta di una lettura storica che ha solide radici in un passato, vissuto e condiviso da migliaia di persone.

Julian Carron, in molte occasioni, ricorda agli aderenti di Cl fatti e parole che costituiscono il tessuto vivo di una memoria. Questo consente di non censurare un “avvenimento” (parola decisiva nel linguaggio di don Giussani) che nel tempo e nello spazio è un continuum, una storia ininterrotta. Non si può separare la storia dalle circostanze e dalla fattualità generata dalle radici e che la Chiesa riconosce come “carisma”.

Louis Althusser, che del neo marxismo è stato una guida, chiamerebbe quella di Bertinotti una “svista” che sempre produce un errore di prospettiva. Tale errore, sicuramente in buona fede, costringe ad eliminare, leggendo le cose storicamente, ciò che si ritiene spurio, improprio, addirittura peccaminoso all’interno di una visione, diciamo così, emendata, purificata dal tarlo della politica che, secondo Bertinotti che politico lo è stato, è considerata una specie di male assoluto o almeno un virus mortale che ammorba l’umano agire.

L’ex leader di Rifondazione comunista, uomo di intelligenza politica straordinaria, pone comunque una questione drammatica nella sua intervista al Sussidiario. Egli osserva che il modo di guardare Cl è cambiato (non per il Fatto Quotidiano) e non si chiede più a Cl “con chi stai?”, ma “chi sei?”. La risposta è quella di sempre: un germe di vita nuova, rigenerata nonostante gli umani limiti, dentro la totalità degli affetti e delle relazioni umane (vita, azione, cultura, progetti, costruttività, carità…). Ha a che fare con tutta la fatica umana ed è reale motivo di speranza.

Egisto Mercati

Caro Egisto, come giustamente scrivi, quelle di Boffano sono accuse trite e ritrite, da sbadiglio. L’unica notizia del suo articolo è la perentoria affermazione del cardinale Ballestrero («Cl è la parte peggiore del cattolicesimo italiano») che rispose in quel modo alla richiesta di spiegazioni da parte di papa Giovanni Paolo II. Non sappiamo se Ballestrero disse davvero quelle parole, ma sappiamo per certo un’altra cosa. E cioè che Karol Wojtyla, l’uomo venuto dall’Est, il papa poeta, il papa che fece cadere il comunismo, che rimase sul soglio pontificio per un quarto di secolo, che girò il mondo senza requie, che radunò nelle piazze migliaia di giovani, il papa esorcista, il papa che morì portando la croce, il papa che divenne beato e poi santo in un battibaleno, ecco, dicevano, questo pontefice del consiglio di Ballestrero se ne fece – papalmente – un baffo. Non solo: ma come scrisse una volta a don Giussani, per lui il movimento di Cl non indicava “una” strada, ma “la” strada. Di tutto l’articolo di Boffano, questa è l’unica notizia. Dunque a quelli del Fatto basterebbe replicare una sola cosa: tenetevi pure i vostri pregiudizi, noi ci teniamo il Karol il grande, papa magno.

Foto Ansa