Strategia pro choice per abbattere coi tribunali le leggi restrittive sull’aborto. Ultimo caso: Arizona

Planned Parenthood ha annunciato mercoledì di aver intrapreso una causa contro lo Stato dell’Arizona, la cui maggioranza parlamentare ha votato una norma restrittiva in materia di aborto

Il colosso pro choice americano Planned Parenthood ha annunciato mercoledì di aver intrapreso una causa contro lo Stato dell’Arizona, la cui maggioranza parlamentare ha votato una norma restrittiva in materia di aborto. Rappresentata dal Centro dei diritti produttivi, Planned Parenthood ha denunciato a una corte federale il nuovo regolamento del ministero della Salute che dovrebbe essere adottato dal primo di aprile.
Fra le prerogative delle nuove direttive, una riguarda l’aborto chimico effettuato con la cosiddetta “kill pill”, la Ru486. Il nuovo regolamento prevede che le donne non possano abortire da sole a casa, che le cliniche siano obbligate a somministrano il farmaco secondo le regole previste dalla Fda (l’agenzia americana per il farmaco), che la pillola non possa essere prescritta oltre le sette settimane di gravidanza.

LA VIA IN TRIBUNALE. «È una vergogna. Quando la Planned Parenthood non riesce a far breccia nell’opinione pubblica, cerca di usare i tribunali per imporre la propria volontà e salvare il proprio business», ha dichiarato l’organizzazione pro life, Center for Arizona Policy.
Lo scorso ottobre, in Texas un giudice ha invalidato una legislazione simile a quella dell’Arizona. La stessa strada è stata percorsa anche in Ohio, Oklahoma e North Dakota, dove i giudici hanno già abolito i limiti fissati dalla legge.