Steven Spielberg re delle meraviglie con Tintin

Steven Spielberg torna dietro la macchina da presa e da vita a tre albi del fumettista belga Hergé. Tintin diventa così il protagonista di un’affascinante avventura in Motion Capture, che fa emozionare gli spettatori di tutte le età

Avventura vecchio stampo, ritmo vorticoso, ironia e un livello tecnico ineguagliabile. Steven Spielberg si conferma un regista solidissimo e imprevedibile, capace, in un filmografia ricchissima di capolavori o buoni film, di passare da titoli impegnati come Schindler’s List all’intrattenimento puro dei vari Indiana Jones o Jurassic Park senza lasciare per strada nemmeno un briciolo di quel perfezionismo, quella cura dei dettagli che l’ha reso grande. Così Tintin è un’operazione affascinante, che coniuga passato e presente: Spielberg, portando sul grande schermo tre albi del fumettista belga Hergé, prende di peso i modelli che avevano ispirato già I predatori dell’arca perduta, i vecchi film cappa e spada con Errol Flynn e non solo. Ecco allora un eroe impavido, giovanissimo e coraggioso, scenari esotici, continui cambi di scena, ritmo frenetico, uno stuolo notevole di caratteristi a stemperare l’azione (i due keatoniani agenti Dupond e Dupont, quell’incredibile figura del capitano Haddock beone e simpaticissimo).

 

Da una parte quindi un repertorio del cinema classico d’azione e di avventura, dall’altra una meravigliosa tecnica a supporto del film. Il mirabile risultato tecnico deriva da tre livelli di lavorazione: il girato in Motion Capture, la traduzione in disegno attraverso il computer e la conversione in un 3D che è per una volta tanto reale valore aggiunto, specie nelle splendide scene di raccordo, e non puro orpello decorativo. Un livello tecnico eccezionale, paragonabile solo ad Avatar, anche se nel film di Cameron la tecnica era differente, e un abisso rispetto a produzioni del genere. Dal precursore della tecnica in Motion Capture, Robert Zemeckis e i suoi Polar Express, Beowulf, A Christmas Carol che avevano mostrato al grande pubblico le potenzialità di una tecnica che combina interpretazione umana e animazione digitale ne è passata di acqua sotto i ponti: il movimento è ora fluido e naturale, gli scenari sembrano dipinti e la gamma dei colori pare infinita. L’unica pecca che probabilmente verrà sistemata in futuro (se il film avrà successo sono previsti due sequel, uno firmato da Peter Jackson, qui solo nelle vesti di produttore), una persistente fissità innaturale dei volti migliorati ma ancora lontani dalla fattezza del viso umano. Un piccolo anche se evidente difetto per un film che fa respirare le atmosfere delle letteratura classica d’avventura per ragazzi.